Ripercorriamo la vera storia mai raccontata dei Beatles, potente strumento di diffusione di valori nichilisti e anti-tradizionali.
La storia dei Beatles è stata raccontata in tutte le salse nel corso del decenni. E non staremo qui a ricordarla. Piuttosto, in questa sede vogliamo proporre quella che forse è la vera storia dei “ragazzi di Liverpool” o dei “Fab Four” come pure sono stati soprannominati.
Parleremo di come è nato il gruppo, per quale scopo e come la sua storia si è intrecciata con sionismo, massoneria, esoterismo e satanismo. Occorre però fare prima un passo indietro, ricordando cosa sia la Scuola di Francoforte.
Cos’è la Scuola di Francoforte
Per la scuola di Francoforte si intende un gruppo di intellettuali tedeschi di origine ebraica, definiti anche filosofi, già attivi durante la Repubblica di Weimar, conseguente alla nefasta, per i teutonici, Prima guerra mondiale.
E’ in questa fase che si insidiano in Germania elementi distorti come la pedofilia, il traffico di esseri umani, la teoria gender. La fame e la miseria avevano spinto molti tedeschi alle opzioni più estreme e brutali per sopravvivere.
La Scuola di Francoforte viene considerata una sorta di sintesi tra il marxismo e la psicanalisi di Sigmund Freud. Tra gli intenti principali quelli di
- scristianizzare l’Europa intera;
- diffondere sentimenti anti-nazionalistici e contro la famiglia tradizionale;
- sdoganare la necrofilia. Vale a dire i rapporti sessuali con i morti.
I dettami distorti della Scuola di Francoforte furono anche alla base del movimento contro-culturale del Sessantotto, il quale provò a smantellare i valori tradizionali della società, fino a riuscirci. Basta vedere oggi in quale stato versa la famiglia, la scuola e altre sfere sociali che rappresentavano l’avamposto morale e culturale di ogni essere umano. Forgiandolo al meglio per poter affrontare da adulto la vita.
Fu inventata la categoria dei giovani non per dare loro diritti e ruoli all’interno della società, ma per utilizzarli a fini consumistici: dal semplice abbigliamento all’alimentazione passando per le droghe leggere o pesanti.
La storia dei Beatles
Fino alla loro affermazione, “i quattro ragazzi di Liverpool” erano soltanto degli sconosciuti che fino al 1962 suonavano le loro canzonette in un bordello di Amburgo. Il loro manager era Brian Epstein, britannico di origini askenazite, il quale si prodigava per loro ma senza particolare successo (qui abbiamo raccontato la sua storia). Erano stati di fatto già bocciati e respinti da major come Columbia, Philips e Oriole.
Epstein riesce a fargli avere un’audizione per la Parlophone Records, di proprietà della EMI, il 6 giugno del 1962. I Beatles giungono in tutta fretta da Amburgo, arrivano nella famigerata Abbey Road presso la sala di registrazione della Parlophone, e iniziano a suonare alcuni pezzi come “Love me, do“ ma il risultato è lontano dall’essere soddisfacente.
Norman Smith, ingegnere del suono presente in studio, definì la prova dei quattro come “molto rumorosa”. Mentre George Martin, dirigente della EMI, fu ancora più esplicito bollando come “spazzatura” la musica espressa dai Beatles. I quattro, come immaginabile, furono ancora una volta bocciati.
Qualcosa però cambia dal 1965. Dopo l’album Rubber Soul, che contiene pezzi come la celebre “In My Life”, le canzoni iniziano a farsi più raffinate, complesse e sofisticate.
Secondo alcuni, tra i quali l’ex membro dei servizi britannici del MI6, John Coleman, a scrivere le canzoni del gruppo sarebbe stata la mano di Theodor Adorno, capostipite della succitata scuola di Francoforte. Il quale aveva pianificato la rivoluzione del’68, sotto l’attenta regia dell’istituto Tavistock, finanziato dalla famiglia Rockefeller e fondato nel 1947. Istituto che ha lavorato come mente e volano di vari processi di ingegneria sociale per concepire il tipo di società laica e materialista nella quale viviamo oggi.
E’ dello stesso parere anche l’autore e poeta, Thomas E. Uharriet, che ha scritto un romanzo dal titolo “Le memorie di Billy Shears” dove a raccontare il retroscena sarebbe l’uomo che avrebbe preso il posto di Paul McCartney, morto in realtà in un incidente stradale nel 1966. Le loro canzoni dovevano servire come potente mezzo di diffusione tra i giovani di valori nichilisti e anti-tradizionali.
Le canzoni dei Beatles conquistano proprio tutti, perfino l’austera e mite regina Elisabetta II. E forse non a caso: parliamo infatti di uno dei personaggi più influenti tra le gerarchie mondialiste e membro del potentissimo ed esclusivo comitato dei 300. Che vanta tra i suoi adepti anche personalità come David Rockefeller, Lord Rothschild e Gianni Agnelli.
Nel 1966 si fa molto evidente la distanza tra i Beatles modesti delle origini con quelli attuali. Fotografia plastica di ciò è l’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, nella cui copertina si vedono personaggi quali Karl Marx, uno dei principali riferimenti filosofici di Adorno, e Alesteir Crowley, uno degli occultisti e satanisti più importanti e potenti di tutto il secolo scorso.

I messaggi satanisti e massonici dei Beatles
Noti sono i messaggi satanisti e massonici che i Beatles celavano nei loro brani o nelle copertine dei loro dischi. Sebbene i puristi ritengano che si tratti di fantasie e coincidenze. Eppure, il loro addetto stampa, Derek Taylor, li definiva così:
Sono completamente degli Anti-Cristo. Voglio dire, sono anch’io un Anti-Cristo, ma loro sono così degli Anti-Cristo che riescono a scioccarmi, e non è una cosa facile
Del resto, i Fab Four non lesinavano espressioni anti-cristiane in pubblico. Al San Francisco Chronicle, il 13 aprile del 1966, John Lennon disse che
la cristianità andrà via, svanirà e si ridurrà. Non ho bisogno di discutere al riguardo
In un’altra occasione definiva Cristo:
Gesù El Pifico, un piccolo bastardo fascista cattolico spagnolo, giallo, puzzolente e unto, che mangia aglio
Secondo Joseph Niezgoda, autore e primo seguace dei Beatles sin dagli esordi, John Lennon avrebbe stretto un patto con Satana per avere la fama e il successo che desiderava così ardentemente. Una circostanza oltretutto ammessa dallo stesso musicista.
Nella famosa copertina di “Yellow Submarine“, ad esempio, si vedono in primo piano John Lennon, sulla destra, che fa il famigerato segno delle corna, riferimento a Satana, e a sinistra, Paul McCartney invece fa il segno dell’ok, con le tre dita sollevate che rappresentano il numero 666, il famigerato numero della Bestia citato nell’Apocalisse.

Ci sono altre foto dove si vede McCartney portarsi il pollice e il dito medio sull’occhio destro in quello che è uno dei gesti massonici più noti e che è stato fatto da un’infinità quantità di cantanti e attori.
In un altro articolo del Daily Mirror del 22 febbraio del 1965 intitolato “I magnifici 7” dedicato ai quattro artisti e ai loro tre manager, oltre al citato Epstein ci sono anche Dick Lester Liebman, regista americano figlio di una famiglia ebraica originaria di Philadelphia, e Walter Shendon, anch’egli americano di origini ebraiche, ma di San Francisco.
Nella foto vediamo George Harrison, Dick Lester e Walter Shendon mettersi la mano nella giacca in una posa che sembra comune, ma che nel linguaggio massonico vuol dire
mostrare agli altri “fratelli” la propria devozione nel mantenere all’interno delle logge i segreti della libera muratoria e a servirne meglio gli scopi

Un gesto reso noto da Napoleone Bonaparte, non a caso, uno dei più potenti alleati e protettori della massoneria in Francia.

I Beatles e l’Ebraismo
Il legame dei 4 ragazzi di Liverpool si fece ancora più stretto negli anni a venire, arrivando a sposare donne ebree. Paul McCartney, o il suo sosia, secondo diversi esperti forensi, si sposò nel 1969 con Linda Eastman, figlia di un noto avvocato di New York, che aveva cambiato il suo nome da Epstein a Eastman.
Ringo Starr si sposò nel 1981 con una donna a sua volta di origini ebraiche, Barbara Bach, attrice statunitense con esperienze anche in Italia, nota soprattutto per aver interpretato una Bond Girl nel film del 1977 La spia che mi amava, al fianco di Roger Moore.
George Harrison, dopo aver sposato e divorziato da Pattie Boyd convola a nozze con Olivia Arias, una ebrea sudafricana dalla quale ebbe un figlio, a tutti gli effetti ebreo, come i primi tre figli di Paul McCartney. Come impone la tradizione talmudica, poiché il gene dell’ebraismo si trasmette dalla madre e non dal padre.
John Lennon, invece, non sposò una donna ebrea, ma di lui è famigerato il suo disprezzo verso il cristianesimo.
Il mistero sulla morte di Paul McCartney
il 12 settembre 1966 accade qualcosa che può porre fine a quel potete mezzo contro-culturale: la presunta morte di Paul McCartney in un incidente stradale.
A darne per prima la notizia è la NBC, uno dei canali più noti del mainstream americano, nel corso dello show “The Monkees” alle 11 di sera. Poi nulla più.
Sta di fatto che i Beatles dal 1966 in poi iniziano a mettere una infinità di riferimenti nei loro dischi alla morte di McCartney. Possono sentirsi messaggi come “Paul è morto” oppure “Ho seppellito Paul”. Si parla anche di una “trovata pubblicitaria” per vendere più dischi, semmai ne avessero bisogno. Inoltre, tali messaggi si ascoltano inserendo il disco al contrario nel giradischi, il che rischiava seriamente di romperlo.
La storia va avanti fino ai giorni nostri, bollata soprattutto come mito e mistero. Fino a quando nel 2009 due ricercatori, un esperto informatico e un medico, Francesco Gavazzeni e Gabriella Carlesi, ammettono che ci sono delle evidenti differenze nella fisionomia di Paul McCartney prima e dopo il 1966.
Su tutti, il padiglione auricolare, considerabile un tratto distintivo per un essere umano alla stregua di una impronta digitale.
Vivo, morto o X, per dirla alla Luciano Ligabue, lo scioglimento dei Beatles è rimandato solo di qualche anno. E guarda caso, concomitante con la morte di Theodor Adorno, avvenuta nell’agosto 1969. Si chiude così anche il cerchio relativo al loro intreccio con la Scuola di Francoforte.