Case green: quali non potranno più essere vendute?

Case green: quali non potranno più essere vendute?

La lotta ai cambiamenti climatici passa anche per le abitazioni. Almeno questo è il mood di questi ultimi anni e dovremo adeguarci. Tanto che sui Social è tam tam riguardo le case che non potranno essere vendute se non realmente green. Ovvero, non adeguate agli standard energetici dettati dall’Unione europea.

In questioni giorni, infatti, è in discussione a livello comunitario la proposta di direttiva sull’efficienza energetica degli immobili. Che poi dovrà essere armonizzata da tutti i paesi membri.

Qualcosa di cui già si parlava qualche anno fa, e che le note vicende accadute dal 2020 in poi a livello mondiale, hanno frenato. Il Superbonus del 110% serviva proprio per rendere il più green possibile le case degli italiani. Il che è riuscito solo in parte per il maldestro modo con il quale è stata impostata la legge.

Non mancano poi le tesi complottiste secondo cui la conversione green delle case sia solo una scusa per dare seguito all’Agenda 2030, chiamata anche Grande reset, che ci vorrebbe tutti senza casa di proprietà.

Ma vediamo cosa indica davvero la direttiva dell’Unione europea sulle case green e quali sono i rischi reali per i proprietari.

Case green: l’Italia sta messa male

Come spiega Today, tutto parte dal presupposto che gli edifici producono oltre il 30% delle emissioni di anidride carbonica dell’Ue e rappresentano il 40 per cento del consumo energetico dei ventisette Paesi membri.

L’Italia è il paese europeo con la più alta percentuale di proprietari immobiliari. Del resto, fin dal dopoguerra abbiamo sempre creduto “nel mattone“, incentivati anche da un abusivismo incontrollato e accarezzato dallo Stato per anni a colpi di condoni.

Pertanto, siamo di fronte all’ennesima direttiva europea che lede i nostri interessi, un po’ come quelle del settore agroalimentare. Tra prodotti forzatamente importati, vini annacquati ed insetti nelle farine.

L’Istat ha certificato che gli edifici residenziali in Italia sono circa 12,5 milioni, di cui oltre la metà (7.160.000) sono precedenti al 1970. Solo dopo la crisi energetica del 1973 si è cominciato nel nostro paese ad avere maggiore attenzione per il risparmio energetico. Poi impostoci dall’Unione europea a partire dagli anni ’90.

Case green: cosa dice direttiva europea

Premesso che è ancora tutto in fase embrionale, ma di fatto, in fase di arrivo, l’Unione europea sta pensando di arrivare al divieto di vendere o affittare casa se non avrà una certa classe energetica. Sono previsti 3 step:

  • Dal 1° gennaio 2030 per gli immobili di classe G
  • Dal 2033 per gli immobili di classe E

Più precisamente, sono state individuate classi energetiche contraddistinte da un ordine alfabetico che va da da A a G, a seconda della loro efficienza energetica in ordine decrescente. Ciascuna lettera ha poi 4 sottoclassi.

La proposta di direttiva presentata dalla Commissione prevede che ciascun paese individui il 15% del parco immobiliare più inquinante (appartenente quindi alla classe G) e che ne migliori l’efficienza energetica.

Al vaglio c’è anche l’ipotesi di imporre una stretta maggiore per l’obbligo di passaggio alla classe F entro il 2027 e alla classe E prima del 2030.

In pratica diventerà obbligatoria l’attestazione energetica per tutti gli edifici e gli immobili costruiti, venduti, ristrutturati o affittati, anche in caso di rinnovo del contratto di locazione (vincolo finora inesistente).

Il testo fa parte del progetto Fit for 55, con cui l’Unione europea vuole ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990.

Lo scopo della direttiva europea però è anche quello di portare benefici all’economia, oltre che all’ambiente. Visto che l’adeguamento degli edifici dovrebbe comportare l’esecuzione di lavori di ristrutturazione e dunque dare lavoro alle imprese del settore.

Case non potranno più essere vendute o affittate se non green: cosa c’è di vero

Riguardo i rischi di non poter più vendere o affittare case non adeguate alla direttiva europea, illuminante è una intervista de Il Sole 24 Ore a Ciarán Cuffe, europarlamentare ecologista irlandese e relatore nel Parlamento europeo. Il quale si sta battendo per una direttiva quanto più armoniosa possibile per i proprietari di immobili.

Cuffe specifica che la direttiva non introduce alcun limite di questo tipo. Per ora, ad aver adottato qualcosa di simile sono state Francia e Olanda, ma la scelta è prettamente nazionale. Del resto, si tratta come detto di una direttiva che introduce dei principi generali base ma dovranno poi essere i vari paesi a legiferare tenendo conto non solo del proprio impianto legislativo, ma anche della situazione edile e sociale del proprio territorio. O, almeno, così dovrebbe essere.

Inoltre, spiega sempre l’eurodeputato irlandese, nell’articolo 3, comma 4 del testo in discussione c’è scritto che

la Commissione sarà chiamata a valutare il livello di ambizione del singolo piano e verificare, tra le altre cose, che ci sia stato una consultazione pubblica (…) Insomma, c’è una attenzione significativa sull’approccio nazionale alla ristrutturazione

Insomma, tutto dipenderà anche dal governo che dovrà decidere sul da farsi. Il governo in carica, almeno in teoria, non dovrebbe creare troppi problemi. Visto che, se non altro ideologicamente, difende la proprietà privata e la sacralità della casa.

Si pensi al totem elettorale di Berlusconi che soppresse l’ICI, mentre Amato la introdusse in una notte di luglio (insieme al prelievo forzato sui conti correnti).

Del resto, gli attori del settore immobiliare sono molto preoccupati, visto che il mercato è già in affanno ormai da anni.

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