Vip morti nel 2022, elenco completo: ultimo Rachel Nagy

Quali sono i Vip morti nel 2022? Chi sono i cantanti morti nel 2022? Chi sono i registi morti nel 2022? Chi sono gli attori morti nel 2022?

Anche per il 2022 aggiornerà la lista su quali sono le persone famose morte nel corrente anno. Per quelle decedute nel 2021, che non ha risparmiato, tra le altre, personalità come Lina Wertmuller, Milva o Franco Battiato rimando all’apposito articolo.

Il primo Vip morto nel 2022 è l’imprenditore Calisto Tanzi, noto per il crac Parmalat ma anche per i successi sportivi col Parma.

Vediamo quali sono i Vip morti nel 2022. Ultimo Rachel Nagy.

Cantanti morti nel 2022

Il primo gennaio il rapper americano dal nome d’arte J $tash, ha ucciso la sua ragazza nella casa in California. Poi ha puntato la pistola contro se stesso mentre i tre figli piccoli erano vicini, nella stanza accanto. La polizia è arrivata immediatamente nella casa di Tample City, un sobborgo di Los Angeles, dopo aver risposto a una chiamata per violenza domestica intorno alle 19 nel giorno di Capodanno. Hanno trovato i corpi di Jeanette Gallegos, 28 anni, e J Stash, il cui nome legale è Justin Joseph. Gli inquirenti hanno spiegato che la coppia stava litigando prima che il rapper originario della Florida portasse la sua ragazza in camera da letto e chiudesse la porta alle loro spalle. A dare l’allarme sono stati proprio i tre figli di Jeanette, di 7, 9 e 11 anni. Erano davanti alla porta della stanza e continuavano a bussare, preoccupati dalle condizioni della loro mamma. Così hanno chiamato la nonna, poi è partita la telefonata al 911.

Il 16 gennaio è morta la pianista e vocalist della rock band “The Detroit Cobras” Rachel Nagy. Si è spenta all’età di 37 anni. Il debutto dei Detroit Cobras è avvenuto a metà anni ’90 e precisamente nel 1994. Nel 1998 è stato pubblicato il loro primo album dal titolo “Mink, Rat or Rapid”. Nel 2001 è uscito il loro secondo album “Life, Love and Living”. L’etichetta Third Man Records ha ristampato i primi due album nel 2016.

Attori morti nel 2022

sidney poitier

Il 7 gennaio è morto a 94 anni Sidney Poitier, leggenda di Hollywood che ha spianato la strada a tantissimi attori afroamericani. E’ stato il primo afroamericano a vincere l’Oscar come migliore attore protagonista. Tra i suoi film più celebri “I gigli del campo”, “Indovina chi viene a cena” e “La calda notte dell’ispettore Tibbs”. Figlio di contadini di un’isoletta delle Bahamas, a 16 anni era stato spedito dai genitori a Miami e poi a New York. Era nato nato su una barca in mezzo al mare mentre i suoi genitori portavano i pomodori a vendere al mercato. Dopo la solita trafila di umili lavori, piccola delinquenza ed un breve arruolamento nell’esercito americano, tenta la strada del teatro e va in scena a Broadway con una Lisistrata realizzata da una compagnia di soli neri. Nel suo film d’esordio, ‘Uomo bianco tu vivrai’ di Mankiewicz (’49), ha la parte di un medico ingiustamente accusato dai razzisti di aver lasciato morire un suo amico. Longilineo, elegante, dai lineamenti sottili, Poitier e’ il classico nero che piace ai bianchi benpensanti, in qualche modo simile a loro, integrato, acculturato e addomesticato, anche se fieramente determinato a far valer i suoi diritti su un piano di completa uguaglianza. E’ forse anche per questa sua caratteristica che diventa l’emblema di una causa antirazzista combattuta da non violento con le armi del dialogo e della civilta’ (tra i suoi punti di riferimento ci sono Gandhi e Nelson Mandela). In ‘Indovina chi viene a cena?’ (’67) e ‘La calda notte dell’ ispettore Tibbs’, i suoi maggiori successi, si trova di fronte a due diverse forme di razzismo: la prima, molto educatamente controllata, e’ rappresentata dalla coppia Spencer Tracy-Katharine Hepburn, genitori progressisti che si vedono arrivare a cena, con grande sorpresa, il fidanzato di colore della figlia; la seconda e’ invece incarnata dal truce sceriffo Rod Steiger con cui Poitier, ispettore di polizia, dovrebbe collaborare su un caso di omicidio. Dopo il successo planetario di quest’ultimo film, Poitier sarà chiamato a interpretare lo stesso personaggio in due sequel. Anche se la sua notorieta’ è principalmente legata ai tantissimi ruoli di attore, Poitier e’ stato anche regista di una decina di film tra cui ‘Hanky Panky – Fuga per due’, una commedia mascherata da thriller con Gene Wilder. Credente, progressista ma mai rivoluzionario, il nero di Hollywood estremamente determinato nonostante le sue buone maniere ha spianato la strada del cinema americano a tutti gli attori di colore che si sono affermati dopo di lui.

Il 10 gennaio è morto a 65 anni l’attore, comico e conduttore televisivo Bob Saget, molto noto negli Stati Uniti – e meno conosciuto in Italia – principalmente per la serie televisiva Full House, andata in onda tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta anche su Rai Uno e Italia Uno con il titolo di Padri in prestito e Gli amici di papà. Nella serie, Saget interpretava uno dei protagonisti, il papà single Danny Tanner. Saget è stato trovato morto in una camera dell’hotel Ritz-Carlton di Orlando, in Florida, dalla polizia locale, intervenuta su segnalazione del personale dell’albergo che non riceveva risposte alle chiamate in camera. Sul corpo di Saget non sono stati trovati segni di violenza e la polizia ha escluso l’abuso di droghe. Oltre a Full House, Saget era stato anche la voce narrante della serie televisiva How I Met Your Mother e il conduttore del programma America’s Funniest Home Videos. Solo ieri Saget si era esibito in uno show di stand up comedy a Jacksonville.Conosciuto per il suo umorismo sarcastico, ha ottenuto una nomination ai Grammy con That’s What I’m Talkin’ About del 2014 come miglior album comico. Ha dedicato la sua commedia speciale della HBO del 2007, That Ain’t Right, a suo padre, Ben Saget, morto mesi prima per un problema cardiaco.

Mark Forest, diventato famoso negli anni ’60 per aver interpretato i ruoli di Maciste ed Ercole in film di genere ‘peplum’. Aveva 89 anni.

IL 10 gennaio è morto Mark Forest, fu Ercole e Maciste in film genere peplum©. Aveva 89 anni. Nato a Brooklyn nel 1933 ma di origini italiane, Forest, il cui vero nome era Lou Degni, iniziò a praticare bodybuilding a 13 anni. Fu un talent scout di Hollywood a notare il suo fisico dopo aver visto una foto e lo invitò ad un provino a Hollywood per il ruolo di Tarzan. Non ottenne la parte, ma divenne parte del team di Mae West, attrice e sex symbol americana, per il suo show di Las Vegas. In quegli anni partecipò a diverse gare di sollevamento pesi vincendo anche il titolo di “Mr. Muscle Beach” in California. Dopo il successo mondiale de Le fatiche di Ercole (1958), divenne il secondo attore americano ad essere ingaggiato da produttori italiani. Fu scritturato per tre pellicole, mentre ‘La vendetta di Ercole’ (1960), diventato ‘Goliath and the Dragon’ negli Stati Uniti, fu il suo primo film per il mercato americano. Negli anni successivi Forest continuò con il genere peplum, interpretando diversi ruoli di Maciste. Alla fine lasciò il cinema per diventare cantante d’opera. Tra le sue ultime attività, anche quella di voice coach.

Attrici morte nel 2022

Il 13 gennaio è morta Ronnie Spector, aveva 78 anni, icona pop degli anni Sessanta. È stata la guida delle Ronettes nonché la prima emanazione del cosiddetto Wall of Sound di Phil Spector degli anni Sessanta. La voce di Veronica Bennett, poi diventata Ronnie Spector, fu il vero tratto distintivo del primo gruppo tutto al femminile. La popolare cantante americana è dopo un tremenda malattia, ma la sua influenza su intere generazioni del pop-rock rimarrà immortale. Con la sorella Estelle e la cugina Nedra formò nel 1957 il trio delle Ronettes, che presto diventarono un successo internazionale. A loro si “opponevano” le Supremes di Diana Ross, ma entrambe le formazioni fecero da esempio per la musica dell’avvenire. Con una voce potente e un look sensuale, arroventarono le platee con successi planetari come Walking in the Rain, Be My Baby, Do I Love You e I Can Hear Music. Le Ronettes andarono anche in tour con i Beatles nel 1966, per poi molti anni dopo, nel 2007, entrare di diritto nella Rock and Roll Hall of Fame.

Registi morti nel 2022

Peter Bogdanovich

Il 6 gennaio il regista e sceneggiatore statunitense Peter Bogdanovich, nominato all’Oscar per “L’ultimo spettacolo”, la cui carriera comprende successi come “Ma papà ti manda sola?” e “Paper Moon – Luna di carta”, è morto oggi all’età di 82 anni per cause naturali nella sua casa di Los Angeles. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla figlia Antonia Bogdanovich a “The Hollywood Reporter”. Arrivato alla regia dopo un’intensa attività di critico, già nel film che lo rese noto, “The last picture show” (L’ultimo spettacolo, 1971), Bogdanovich riproponeva moduli di un cinema d’epoca, in cui la nostalgia del passato (e quindi del perduto) veniva filtrata attraverso la sua conoscenza della storia di Hollywood. Il dramma in bianco e nero ambientato in una cittadina del Texas ottenne otto nomination agli Oscar – tra cui quelle per la regia e la sceneggiatura (condivisa con Larry McMurtry) per lui – e le statuette per i migliori attori non protagonisti per Cloris Leachman e Ben Johnson. Questo amore un po’ nostalgico lo ha spinto in seguito a rifare generi classici del cinema americano: la commedia “Ma papà ti manda sola?” (1972) con Ryan O’Neal e Barbra Streisand; il cinema muto hollywoodiano di “Vecchia America” (1976) con O’Neal, Burt Reynolds e Tatum O’Neal. Il regista ha poi cercato di dare al ritratto di due personaggi un’allusività sociale come in “Paper moon – La luna di carta” (1973), con la fotografia in bianco e nero di László Kovács e come protagonisti Ryan e Tatum O’Neal, padre e figlia nella vita. La giovanissima attrice vinse l’Oscar alla migliore attrice non protagonista. Dopo aver ripreso un celebre romanzo di Henry James con “Daisy Miller” (1974), mantenendosi in un difficile equilibrio tra colta originalità e cinema di consumo, Peter Bogdanovich ha poi diretto “Finalmente arrivò l’amore” (1975), “Saint Jack” (1979), “…e tutti risero” (1981), “Dietro la maschera” (1985), “Illegalmente tuo” (1988), “Texasville” (1990), “Rumori fuori scena” (1992), “Quella cosa chiamata amore” (1993) “Hollywood Confidential” (2001) e “Tutto può accadere a Broadway” (2014). Nato a Kingston (New York) il 30 luglio 1939, da padre serbo e da madre austriaca di famiglia ebrea, Bogdanovich ha cominciato a studiare recitazione sotto la guida di Stella Adler dell’Actor Studio, per ottenere di lì a poco un incarico come programmatore dei film in proiezione al MoMa di New York. Successivamente è diventato regista, facendo fatto parte di quella scuola definita “New Hollywood” insieme a William Friedkin, Brian De Palma, George Lucas, Martin Scorsese, Michael Cimino e Francis Ford Coppola. Grande estimatore della tradizione hollywoodiana degli anni Trenta e Quaranta, con la quale ha stabilito un vero e proprio dialogo in qualità di critico, i film di Bogdanovich sono caratterizzati da uno stile sobrio e il ricorso alla citazione si rivela originale mezzo espressivo per una riflessione sul recente passato degli Stati Uniti che privilegia la dimensione dell’immaginario cinematografico. Nel 1979 ha ricevuto il premio Pasinetti alla Mostra del cinema di Venezia con “Saint Jack”. Ha scritto diversi libri sul cinema, spesso tratti da interviste con registi. Celebre è il suo “Il cinema di Orson Welles”, torrenziale conversazione con il regista di “Quarto potere”, ma importanti studi sono anche stati dedicati da Bogdanovich a Hitchcock, Howard Hawks, Fritz Lang, Allan Dwan e John Ford.

Il 6 gennaio morto a Gubbio, a 93 anni, Mariano Laurenti. Grande artigiano della commedia italiana, diresse tra il 1966 e il 1999 oltre 50 film. Il suo nome rimarrà per sempre legato al filone della commedia sexy con titoli come “Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda”, “La liceale nella classe dei ripetenti” e “L’onorevole con l’amante sotto il letto”. Negli anni 80 diresse anche Nino D’Angelo nei suoi primi film, tra cui “Un Jeans e una maglietta”. Le stelle della commedia sexy: Gloria Guida, la liceale più sensuale del cinema Nato a Roma il 15 aprile del 1929, Laurenti aveva esordito come aiuto regista negli anni 50, affiancando professionisti come Mauro Bolognini, Mario Mattoli, Camillo Mastrocinque, Dino Risi e Steno. In particolare quest’ultimo aveva influito sulla sua formazione artistica. Il debutto come regista era arrivato nel 1966 con una commedia con Raimondo Vianello, “Il vostro superagente Flint”, parodia del genere spionistico. Dopo qualche musicarello e “I due maghi del pallone ” con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, nel 1972 era arrivato “Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda”. Film simbolo del fortunatissimo filone della commedia sexy, con una Edwige Fenech al massimo del suo splendore, il film aveva aperto a Laurenti una strada che avrebbe percorso per oltre un decennio. Dopo un altro film del filone boccaccesco-medievale, “La bella Antonia, prima monica e poi dimonia”, erano arrivati titoli di culto come “Il vizio di famiglia”, “La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono”, “La compagna di banco”, “La liceale nella classe dei ripetenti”, “L’infermiera di notte”, “L’onorevole con l’amante sotto il letto”, solo citarne alcuni. Con comici come Lino Banfi, Pippo Franco, Mario Carotenuto, Gianfranco D’Angelo, Bombolo e Cannavale e Alvaro Vitali, e bellezze generosamente spogliate come la stessa Fenech, Gloria Guida, Lilli Carati, Nadia Cassini e Anna Maria Rizzoli, Laurenti ha firmato una lunga serie di pellicole all’epoca disprezzate e poi rivalutare con il tempo, e che comunque hanno creato vere e proprie icone del nostro cinema.

Il 7 gennaio è morto lo scrittore, attore, regista e sceneggiatore vicentino Vitaliano Trevisan. Aveva 61 anni. Era nato a Sandrigo il 12 dicembre 1960, negli ultimi anni si è diviso tra la sua Campodalbero di Crespadoro e una nuova vita nelle campagne della provincia di Pisa. Come scrittore aveva raggiunto il successo nazionale e la notorietà con il libro I Quindicimila passi nel 2002. Due mesi fa, a fine ottobre, era stato dimesso dal reparto di Psichiatria dell’ospedale di Montecchio Maggiore dopo un ricovero chiesto dalla sua compagna. Oggi il corpo senza vita di Trevisan è stato trovato nell’abitazione di Crespadoro, e sulle cause della tragedia ci sono alcune ipotesi fra le quali il mix di farmaci o anche il gesto volontario. Il 5 novembre scorso su «La Repubblica» aveva pubblicato la sua testimonianza «Io, un matto trattato senza pietà», scritta a seguito del ricovero coatto, in cui Trevisan denunciava le condizioni in cui stanno i pazienti. Nel 2003 era stato attore protagonista e co-sceneggiatore, del film Primo amore di Matteo Garrone, girato a Vicenza, in concorso al 54º Festival di Berlino. Nel 2016 è co-protagonista del film Senza lasciare traccia diretto da Gianclaudio Cappai. I suoi testi teatrali sono stati messi in scena da Valter Malosti, Renato Chiocca e Toni Servillo; di recente pubblicazione per Einaudi i Due monologhi, ossia Oscillazioni e Solo RH portato in scena nell’edizione del Festival delle Mura 2007 da Roberto Herlitzka. Nel settembre 2017, per la produzione del Teatro di Roma, un suo testo viene inserito nel progetto collettivo Ritratto di una nazione, in cui assieme a Trevisan partecipano altri drammaturghi italiani come Michela Murgia e Marco Martinelli, progetto con la regia di Fabrizio Arcuri.

Il 10 gennaio è morto Nicola Garofalo, in arte, Nicola Vox, il profeta della “Sicilia che balla”: il notissimo dj si è spento improvvisamente a 46 anni dopo una vita dedicata alla musica.

Personaggi famosi morti nel 2022

calisto tanzi

Il primo gennaio è morto a 83 anni Calisto Tanzi, imprenditore la cui parabola è iniziata con la crescita della Parmalat ed è terminata con il crac del 2003 e i processi che ne seguirono. Da Collecchio riuscì a creare una multinazionale del latte, ma l’ambizione lo portò poi ad allargarsi dal settore alimentare (non solo latte ma anche conserve, merendine, yogurt) al turismo, alla tv e perfino al calcio. Portò il suo Parma ad alzare trofei sia in Italia che in Europa. Negli anni Novanta la Borsa, poi le acquisizioni, il ricorso al mercato dei titoli e infine il crac. Parmalat, secondo la definizione degli inquirenti, è diventata così “la più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo”. Tanzi è stato condannato complessivamente a più di 20 anni di carcere in tre diversi procedimenti per aggiotaggio, bancarotta fraudolenta e per il crac di un’altra sua società, la Parmatour. Calisto Tanzi è nato a Collecchio, il piccolo paese a due passi da Parma in cui poi ha costruito il suo impero, il 17 novembre 1938. Diplomato in ragioneria, ha interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve. Aveva 22 anni quando fondò nel 1961 la sua impresa del latte prendendo la vecchia azienda del nonno, a conduzione familiare. Tanzi intuì le potenzialità delle confezioni Tetra Pak e del procedimento UHT per il latte a lunga conservazione. Così trasformò la Parmalat in un’azienda leader anche a livello internazionale, con oltre 130 stabilimenti in tutto il mondo e un fatturato che a metà Anni 70 superava i 100 miliardi di lire. Dall’Australia al Sudafrica, dal Portogallo alla Colombia, dal Canada alla Romania, l’impero di Tanzi cresceva vertiginosamente. Legami a doppio filo anche con il mondo della politica e della finanza soprattutto nell’ambiente cattolico. In quel periodo cominceranno anche le grandi sponsorizzazioni nello sport, dallo sci alla Formula 1. Nel 1984 viene anche nominato cavaliere del lavoro, poi fu ‘declassato’ da Giorgio Napolitano.

Il 3 gennaio è morto Igor Bogdanov è morto all’età di 72 anni a pochi giorni di distanza dal fratello gemello Grichka: entrambi avevano contratto il coronavirus ed erano stati ricoverati in terapia intensiva a causa dell’aggravarsi del loro quadro clinico. I fratelli Bogdanov avevano scelto di non vaccinarsi contro il SARS-CoV-2. I fratelli Bogdanov erano ricoverati in terapia intensiva in gravi condizioni, dopo aver scoperto di essere positivi al Covid. Igor Yourievitch Bogdanoff e Grégoire “Grichka” Yourievitch Bogdanoff erano presentatori televisivi gemelli francesi, produttori e saggisti scientifici che, dagli anni ’70 in poi, hanno presentato vari argomenti di fantascienza, divulgazione scientifica e cosmologia.

gloria piedimonte

Il 7 gennaio è morta Gloria Piedimonte, intorno alla mezzanotte tra giovedì 6 e venerdì 7 gennaio all’ospedale di Mantova. Attrice, cantante e showgirl, era nota al grande pubblico per aver interpretato l’indimenticabile ‘Guapa‘ della trasmissione ‘Discoring‘. Era stata ricoverata per complicanze dovute al Covid: aveva appena 66 anni. Gloria Piedimonte era nata a Mantova il 27 maggio del 1955. Aveva lasciato la provincia per trasferirsi, molto giovane, a Roma: il sogno era quello di entrare nel mondo del cinema.
Venne notata da Gianni Boncompagni, che utilizzò la sua immagine nella sigla di Discoring del 1978, in cui si muoveva ai ritmi del pezzo ‘Baila guapa‘ dei Bus Connection, interpretato dallo stesso Boncompagni, che la incitava per tutto il brano. In quel periodo, la Piedimonte recitava anche in teatro accanto a Erminio Macario e Sylva Koscina. Sempre nel 1978 aveva inciso due singoli per la Durium: ‘Ping pong space’, un pezzo disco, e ‘Uno’, scritto da Andrea Lo Vecchio. Entrambe le canzoni ottennero un buon successo anche all’estero. Il 1979 è stato invece l’anno del suo primo film come protagonista, dal titolo ‘Baila guapa‘. Dopo altre comparse in film e fotoromanzi, la Piedimonte aveva poi deciso di pubblicare un altro singolo, nel 1983, dal titolo ‘Ma che bella serata’. Ottenne un grande successo anche in Germania. Tra le apparizioni televisive più recenti si ricordano quella a ‘I migliori anni’ (2009) su Rai 1, condotto da Carlo Conti, e a ‘Una poltrona per due’. Negli ultimi anni l’artista si era data all’arte, realizzando alcune tele che sono state inserite anche in delle mostre.

cristian ghilli

Il 7 gennaio Cristian Ghilli è morto ad appena 19 anni. Cristian, campione mondiale juniores di skeet, era rimasto ferito gravemente a conclusione di una battuta di caccia con gli amici nei boschi di Montecatini Val di Cecina, in provincia di Pisa. Un avvenimento drammatico quanto imprevisto: Ghilli, secondo la ricostruzione riportata da La Nazione, è rimasto ferito da un colpo di fucile all’addome e alla mano partito accidentalmente dal suo fucile, mentre raccoglieva i bossoli della battuta di caccia organizzata con alcuni amici nel giorno dell’Epifania. Le condizioni del ragazzo sono apparse subito molto gravi: trasferito in ospedale in codice rosso dopo l’intervento del 118, i medici hanno tentato un disperato intervento chirurgico all’addome per arrestare la grave emorragia in corso, senza riuscire a salvare la vita a questo giovane campione, che avrebbe dovuto compiere a breve 20 anni. Cristian Ghilli avrebbe compiuto 20 anni a breve, come ricordavamo: era infatti nato nel 2002 a Pontedera e viveva a Ponteginori, con la sua famiglia. Fin da bambino aveva coltivato la passione per il tiro a volo, incasellando un successo dietro l’altro. L’ex campione olimpico Andrea Benelli lo aveva inserito nella squadra italiana che ha partecipato al campionato del mondo jr a Lima, in Perù dove Ghilli si era laureato campione del mondo a squadre, specialità skeet, campione del mondo mix team in coppia con Sara Bongini e medaglia di bronzo individuale.

Il 9 gennaio è morto Michael Lang, l’impresario che nel 1969 con tre amici organizzò il festival di Woodstock, è morto di cancro in un ospedale di New York. Lang, che aveva 77 anni, era apparso in pubblico l’ultima volta per i 50 anni del leggendario raduno a base di pace e musica (condite di sesso, droga e una pioggia torrenziale) che definì una generazione e cambiò per sempre la storia della musica. L’impresario aveva tentato di organizzare un nuovo maxiconcerto nei giorni del 50esimo anniversario, ma l’evento era stato cancellato dopo vari tentativi. Impossibile replicare la magia di quei giorni: dal 16 al 18 agosto del 1969 nel campo di proprietà di Max Yasgur a Bethel, nello stato di New York, un line up che includeva una trentina di band e artisti tra cui i Grateful Dead, i Who, Santana, Janis Joplin, Joan Baez, Jimi Hendrix, Joe Cocker Crosby Still Nash and Young e i Jefferson Airplane divenne il simbolo di un’era di contestazioni e profondi cambiamenti nella società.

Il 10 gennaio è morta Silvia Tortora, aveva 59 anni. Figlia di Enzo Tortora, era nata a Roma il 14 novembre 1962. E’ deceduta nella notte in una clinica romana. Giornalista televisiva e della carta stampata, aveva lavorato con Giovanni Minoli a ‘Mixer’ e per ‘La storia siamo noi’ e collaborato con il settimanale Epoca. Figlia del giornalista e conduttore televisivo Enzo Tortora e della sua seconda moglie Miranda Fantacci, ha collaborato con Giovanni Minoli a ‘Mixer’ e dal 2004, sempre con Minoli, al programma ‘La storia siamo noi’, realizzando varie puntate riguardanti Mia Martini, Renato Vallanzasca, Il Terremoto a San Giuliano di Puglia, Francesco Totti, Vendute (storia di baby prostitute), C’era una volta Portobello, Corrado (il grande inventore della Corrida), La prima vittima (storia di Luigi Calabresi), e Non ci resta che Benigni (storia del comico toscano). A partire da giugno 2009 ha condotto Big insieme ad Annalisa Bruchi, in onda su Rai. Ha lavorato al settimanale Epoca dal 1988 al 1997. Nel 1999 ha vinto il nastro d’argento al Festival di Taormina come “migliore soggetto cinematografico” con il film di Maurizio Zaccaro, ‘Un uomo perbene’. Nel 2002 ha curato il libro ‘Cara Silvia’, edito da Marsilio e nel 2006, sempre con Marsilio, ha pubblicato ‘Bambini cattivi’. Era sposata dal 1990 con l’attore francese Philippe Leroy, dal quale ha avuto due figli.

L’11 gennaio morto all’età di 65 anni il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Soltanto lunedì era stata diffusa la notizia del suo ricovero in Italia per il sopraggiungere di una grave complicanza dovuta ad una disfunzione del sistema immunitario. Prima volto familiare del Tg1 e poi presidente del Parlamento europeo, quella di David Maria Sassoli è stata una vita divisa fra il giornalismo e la politica, a cavallo fra Firenze, Roma e Bruxelles fino a diventare nel 2019 presidente dell’Europarlamento. Nato nel capoluogo toscano il 30 maggio 1956, ha frequentato da giovane l’Agesci, Associazione guide e scout cattolici italiani. Il padre era un parrocchiano di don Milani e lui ha cominciato fin da giovane a lavorare per piccoli giornali e in agenzie di stampa prima di passare a Il Giorno e poi fare il grande salto in Rai. Fiorentino di nascita ma romano di adozione, era diventato un volto noto alle famiglie italiane soprattutto per la sua conduzione del Tg della rete ammiraglia della Rai, di cui è stato anche vicedirettore durante l’era di Gianni Riotta. Una carriera che si chiuse nel 2009, quando Sassoli decise di dedicarsi alla politica. Candidato come capolista del neonato Partito democratico nella circoscrizione Italia centrale, il presidente del Pe venne eletto la prima volta con oltre 400mila preferenze e, forte di questo successo, diventa subito il capo della delegazione del Pd al Parlamento europeo. Nel 2013 il tentativo di rientrare in Italia come sindaco di Roma si incaglia nelle primarie del Pd. Candidato in quota franceschiniana, Sassoli si piazza secondo, battendo il futuro presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ma ottenendo la metà dei voti di Ignazio Marino. Dopo un decennio passato fra i banchi di Bruxelles e Strasburgo, Sassoli – giunto alla sua terza legislatura – era uno degli eurodeputati più esperti. Nel 2014-2019 ricoprì la carica di vicepresidente per l’intero mandato, occupandosi soprattutto di trasporti (il cosiddetto terzo pacchetto ferroviario), politica euro-mediterranea e bilancio. Il 3 luglio del 2019 David Sassoli, all’inizio del suo terzo mandato, venne eletto Presidente dell’assemblea. Nel suo discorso di apertura iniziale, Sassoli ribadì l’importanza di agire per contrastare il cambiamento climatico, la necessità di una politica più vicina ai cittadini e ai loro bisogni, soprattutto ai giovani, e l’urgenza di rafforzare la democrazia parlamentare e di promuovere i valori europei. Durante la situazione eccezionale e senza precedenti causata dalla pandemia di Covid-19, Sassoli si è impegnato affinché il Parlamento europeo rimanesse aperto e continuasse ad essere operativo, introducendo, già nel marzo 2020, dibattiti e votazioni a distanza, primo Parlamento al mondo a farlo. Sposato e padre di due figli, tifoso della Fiorentina, Sassoli viveva a Roma ma appena possibile si spostava nella casa di Sutri, un delizioso paese medievale della Tuscia lungo la via Cassia, una trentina di chilometri a nord della capitale, per coltivare le sue passioni per il giardinaggio e le buone letture.

Il 15 gennaio è morto Nino Cerruti, aveva 91 anni. Nino Cerruti era un uomo così speciale che prima d’incontrarlo le donne si rimettevano il rossetto e gli uomini controllavano di non avere macchie sulla cravatta. La sua impeccabile eleganza veniva infatti da un giusto mix tra intelligenza, ironia, spirito d’osservazione, culto e cultura del bello. Nato a Biella il 23 settembre 1930, si è spento ieri sera a Vercelli per le complicazioni di un intervento all’anca. Nel corso della sua lunga vita e irripetibile carriera ha ottenuto risultati straordinari come vestire più di 200 film, scoprire e lanciare stilisti di fama mondiale (uno per tutti Giorgio Armani che assunse nel 1965 per disegnare le collezioni del marchio Hitman) oltre a dirigere il celeberrimo lanificio fondato nel 1881 a Biella dai fratelli Stefano, Antonio e Quintino Cerruti.

Il 16 gennaio è morta l’ultima figlia (naturale) di Mussolini. Elena Curti si è spenta a quasi cent’anni nella sua casa di Acquapendente (Viterbo): ha fatto in tempo ad arrivare al 2022, centenario della marcia su Roma, ma non al proprio compleanno del 19 ottobre, nove giorni prima dell’impresa fascista. Era figlia della bellissima Angela Cucciati, una sarta milanese con cui Mussolini ebbe un’avventura alla fine del 1921. Si conobbero perché la donna andò a chiedergli di far uscire di prigione il marito squadrista Bruno Curti. Elena Curti seppe dalla madre di essere una figlia segreta di Benito solo quando compì 18 anni. Mussolini la volle conoscere, e durante la Repubblica Sociale la riceveva ogni giovedì a Salò. Elena lavorava nella segreteria di Pavolini. Claretta Petacci, l’amante del Duce, si insospettì: pensava che quella bella ragazza bionda fosse una sua ennesima avventura, e gli ordinò di allontanarla. Ma il 27 aprile 1945, durante la fuga di Dongo, c’era Elena e non Claretta accanto a Mussolini sulla autoblindo nella prima parte del viaggio. Poi, quando il duce fu invitato dai tedeschi a montare su un loro camion travestito da soldato, sopraggiunse Claretta, che seguiva la colonna dei gerarchi fascisti in auto col fratello Marcello, la cognata e i nipotini. Vide Elena e cominciò a inveire. Si calmò solo quando le spiegarono chi fosse veramente la ragazza. La scena è stata immortalata da Pasquale Squitieri nel suo film ‘Claretta’ (1984).Dopo cinque mesi di carcere Elena Curti fu liberata. Si sposò, emigrò in Spagna ed ebbe fortuna con un’azienda che produceva mobili. Una ventina d’anni fa tornò in Italia e scrisse le sue memorie: ‘Il chiodo a tre punte’ (2003).

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