Crea sito

Vip morti nel 2021, elenco completo: ultimo Fausto Gresini

Quali sono i Vip morti nel 2021? Chi sono i cantanti morti nel 2021? Chi sono i registi morti nel 2021? Chi sono gli attori morti nel 2021?

Come ormai da tradizione da qualche anno a questa parte, anche per l’anno in corso stilerò un elenco continuamente aggiornato di tutti i personaggi famosi morti nel 2021. Divisi per categorie professionali, come quelle succitate, dedicando poi un paragrafo a quelli di tutte le altre categorie.

Il funesto 2020, pesantemente influenzato dal Covid-19, è stato caratterizzato anche da una lunga scia di morti “famose“. Che ho riportato in questo articolo.

Il primo dei Vip morti nel 2021 è stato Fausto Gresini.

Ecco dunque l’elenco completo dei vip morti nel 2021. L’ultimo Mauro Bellugi.

Attrici morte nel 2021

tanya roberts

Il 3 gennaio è morta l’attrice Tanya Roberts all’età di 65 anni per un malore improvviso: la donna – secondo quanto riferisce la stampa americana e britannica – “è svenuta dopo aver portato a spasso i suoi cani la vigilia di Natale”. Era nota soprattutto per aver interpretato il ruolo di Julie Rogers nella serie televisiva ‘Charlie’s Angels’ e la Bond girl Stacey Sutton in ‘007 – Bersaglio mobile’ nel 1985 accanto a Roger Moore. Ma anche il personaggio di Sheena nel film ‘Sheena, regina della giungla’. Dopo aver partecipato ad alcuni film di genere thriller erotico (Occhi nella notte, Patto a tre, Torbido desiderio) e a commedie erotiche come Quasi incinta, alla fine degli anni ’90 è tornata alla notorietà per aver preso parte per diversi anni alla sitcom That ’70s Show nel ruolo di Midge Pinciotti. Nata come Victoria Leigh Blum, Tanya ha avuto una carriera come modella, sia in passerella che nelle pubblicità televisive, prima di dedicarsi alla recitazione cinematografica, dove esordì nel 1975 con il film horror ‘Forced Entry’.

Marion Ramsey vip morti nel 2021

Il 9 gennaio Marion Ramsey è morta a 73 anni, era un’attrice di lungo corso che aveva iniziato con il musical a Broadway e lavorato, nella sua lunga carriera, anche al fianco di Bette Davis. Era conosciuta per il ruolo di Laverne Hooks nel film Scuola di polizia. L’attrice si era ammalata ma non si conoscono ancora nel dettaglio le cause della morte. Il ruolo che la rese celebre era arrivato nel 1984 con il film diretto da Hugh Wilson, prima di una saga di sei. In Scuola di polizia era l’agente Hooks, voce stridula, aria mite e svagata ma carattere variabile dalle esplosioni imprevedibili. Un personaggio che aveva interpretato con grande ironia e che aveva poi riportato in tutti i sequel fino al film del 1989 Scuola di polizia 6 – La città è assediata. Marion Ramsey era nata a Philadelphia nel 1947, aveva debuttato in alcune produzioni a Broadway, nel 1964 aveva preso parte al musical di successo Hello, Dolly! e a metà degli anni Settanta aveva recitato nel musical Miss Moffat, protagonista Bette Davis. Sempre agli anni Settanta risale il debutto in tv, nello show Keep On Truckin, ma in tv era stata anche parte dei cast di alcune celebri serie e sitcom, da I Jeffersons a Cos di Bill Cosby, da Beverly Hills 90210 a MacGyver. Alla fine dei Settanta era tornata a Broadway nel biopico musicale Eubie!, dedicato alla vita della pianista jazz Eubie Blake. Negli anni recenti era tornata a lavorare con due colleghi “storici” di Scuola di polizia, Steve Guttenberg e Michael Winslow, nel film Lavalantula (2015) e nel sequel 2 Lava 2 Lantula! (2016).

Il 22 gennaio è morta a soli 65 anni l’attrice croata Mira Furlan, famosa per aver interpretato il ruolo di Danielle Rousseau in “Lost” e quello di Delenn in “Babylon 5”. La notizia della scomparsa, avvenuta mercoledì scorso dopo una lunga malattia, è stata pubblicata sul suo profilo Twitter. Era nata il 7 settembre 1955 a Zagabria, allora in Jugoslavia. Laureata all’Accademia di arti drammatiche della città natale, e nel 1978 entrò nella compagnia del Teatro Nazionale di Zagabria dove interpretò numerosi ruoli ottenendo premi e riconoscimenti. Dal 1982 si dedicò al cinema e alla tv. Tra i suoi film di maggior successo «Papà è in viaggio d’affari» di Emir Kusturica che vinse la Palma d’oro nell’edizione del 1985 del Festival di Cannes. Nel 1991, in seguito allo scoppio della guerra in Jugoslavia emigrò negli Stati Uniti con il marito, il regista serbo Goran Gajic. Il marito l’ha diretta in alcuni episodi della serie tv «Babylon 5» (1994-98) e in altri ruoli. Il suo ruolo più noto fu però quello della scienziata Danielle Rousseau in Lost – il cui nome era ispirato a quello del filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau – in cui recitò nelle prime quattro stagioni. Danielle Rousseau è la scienziata che naufraga sull’isola sedici anni prima dello schianto del volo Oceanic 815 che morirà nella quinta stagione della serie televisiva, restando quindi sul set dal 2004 al 2010. Fu poi lei a chiedere di uscire dalla serie perché stanca di vivere nelle Hawaii. Nel 2012, in una delle sue ultime apparizioni televisive recitò anche in “Venuto al mondo”, del regista italiano Sergio Castellitto, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini.

cloris leachman

Il 27 gennaio è morta a 94 anni l’attrice premio Oscar Cloris Leachman, indimenticabile Frau Blücher in Frankenstein Junior di Mel Brooks con Gene Wilder. Nella sua lunga carriera ha vinto numerosi premi, tra cui l’Oscar come miglior attrice non protagonista nel 1971 per la sua interpretazione di Ruth Popper nel film ‘L’ultimo spettacolo’ di Peter Bogdanovich. E’ stata inserita nella Television Academy Hall of Fame nel 2011, ha ottenuto 22 nomination agli Emmy e ne ha vinti 8 di cui sei per la serie tv Mary Tyler Moore.
Nata nel 1926 a Des Moine, nello Iowa, ha esordito sul grande schermo nel 1955 con ‘Un bacio e una pistola’ di Robert Aldrich nel ruolo di una femme fatale.

Il 28 gennaio l’attrice Cicely Tyson, icona per due generazioni di attrici afroamericane, è morta a 96 anni; a darne notizia il suo manager. Cicely Tyson, la cui carriera è durata più di 70 anni, è nota al grande pubblico per la sua nomination all’Oscar per “Sounder” nel 1973. Era anche apparsa nei film “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” e “The Color of Feelings”, e più recentemente nella serie televisiva “Murder”, dove interpretava la madre dell’eroina principale. Molto impegnata nella lotta al razzismo e per la giustizia sociale, l’attrice ha spesso rifiutato ruoli che secondo lei perpetuano clichè razziali, come servi o prostitute. L’attrice ha vinto diversi Emmy Awards, equivalenti agli Oscar per la televisione americana, oltre a un Tony Award per le rappresentazioni teatrali. Nel 2018, la star ha ricevuto un Oscar onorario per tutta la sua carriera e il simbolo che rappresenta per gli artisti neri. Per il compositore Quincy Jones, Cicely Tyson ha semplicemente “aperto la strada” a diverse generazioni di attrici come Angela Bassett, Whoopi Goldberg, Halle Berry, Viola Davis o Lupita Nyong’o. Cicely Tyson era nata a New York, nel quartiere di Harlem, da genitori immigrati dai Caraibi. Aveva iniziato la sua carriera come modella prima di passare alla recitazione. L’attrice, che ha festeggiato il suo 96esimo compleanno il mese scorso, aveva appena pubblicato il suo libro di memorie questa settimana.

velia magno

Il 29 gennaio è morta Velia Magno, all’età di 90 anni. Napoletana doc, regista teatrale e televisiva, autrice di programmi tv e di canzoni, Velia Magno era figlia d’arte: sua madre, Lea Mangiulli Bartorelli, negli anni ’30 aveva dato vita al noto personaggio di Zietta Liù.

Attori morti nel 2021

Il 9 gennaio è morto a Bologna a 83 anni Mario Santonastaso, attore e musicista che con il fratello Pippo ha dato vita a una coppia di comici e cabarettisti molto noti in tv soprattutto negli anni ’70 e ’80. Mario era chitarrista e ‘spalla’ negli sketch che sfruttavano la comicità fisica e mimica di Pippo. L’esordio televisivo ed il successo arrivarono nel 1970 nel programma televisivo di Marcello Marchesi ‘Ti piace la mia faccia?’, cui seguirono ‘Per un gradino in più e ‘Chi è di scena?’, sino a giungere ad una trasmissione tutta loro ‘(Uno + Uno = Duo)’. Nella seconda metà degli anni ’70 e nel decennio successivo apparvero in vari spettacoli tv, tra cui l’edizione 1977-1978 di ‘Domenica in’ e il programma ‘Gran Canal’ di Corrado. Mario Santonastaso iniziò la carriera negli anni ’60 come chitarrista del gruppo beat ‘I Ricercati’. Insieme ai Gufi, Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Felice Andreasi, i Santonastaso sono stati tra i precursori del cabaret, muovendo i primi passi al Derby Club di Milano. A differenza di Pippo, Mario non ha avuto una carriera cinematografica, concentrandosi quasi unicamente sul teatro.

John Reilly

L’11 gennaio è morto John Reilly, famoso in Italia per il ruolo del padre della bella e ricca Kelly (Jennie Garth) in “Beverly Hills 90210”. Aveva 84 anni. Dopo aver partecipato negli Anni Ottanta ad alcuni episodi di “Dallas”, nel ruolo di Roy Ralston, Reilly negli Stati Uniti era diventato famosissimo grazie al personaggio dell’agente Sean Donely nella soap opera General Hospital. Lo interpretò per ben 11 anni, fino a quando l’attore decise di lasciare la serie nel 1994. Negli Anni Novanta si fece conoscere a un nuovo tipo di pubblico grazie a “Beverly Hills 90210” in cui vestiva i panni di Bill Taylor, il padre assente della giovane Kelly. Nel 2008 Reilly era tornato a recitare nel finale della seconda stagione dello spin off “General Hospital: Night Shift e qualche anno più tardi, nel 2013, aveva riportato sul set il personaggio in occasione del 50esimo anniversario della soap opera.

Il 23 gennaio l’attore Hal Holbrook, vincitore di Tony e Emmy, è morto all’età di 95 anni. Holbrook è molto noto negli Stati Uniti per il suo lungo lavoro su Mark Twain, che ha portato sia a Broadway che in televisione. Nel 1966 ha vinto un Tony Award per il suo show Mark Twain Tonight! Holbrook però è anche un volto cinematografico importante, è stato nel film di Steven Spielberg Lincoln con Daniel Day-Lewis nel ruolo del Presidente e in Tutti gli uomini del Presidente. All’età di 82 anni ha ricevuto la prima nomination all’Oscar per Into the wild di Sean Penn, candidato come non protagonista all’epoca era stato l’attore più anziano ad ottenere la nomination. Se nel film di Spielberg era l’influente repubblicano Preston Blair in tv aveva interpretato il sedicesimo presidente in Lincoln di Carl Sandburg, una miniserie del 1974. La performance gli è valsa un Emmy Award, uno dei cinque che ha vinto per la sua recitazione in film per la televisione e miniserie.

Il primo febbraio è morto Dustin Diamond, lo Screech di Bayside School, a 44 anni. Ad ucciderlo un cancro ai polmoni diagnosticatogli 3 settimane prima. Diamond, che gli ultimi giorni della propria vita ha passato in un ospedale della Florida, ha poi trovato fortuna in altre serie televisive. Prima, Years. Poi, Saved by the bell: The new class. Nel 2009, però, quando I produttori di Bayside School hanno deciso di farne un revival, Samuel Powers non è stato convocato. La sua carriera di attore non è di fatto mai decollata.

Il 5 febbraio è morto a 91 anni l’attore canadese Christopher Plummer, noto tra le altre cose per il ruolo del capitano Von Trapp nel musical Tutti insieme appassionatamente (1965), insieme a Julie Andrews. Nel 2012 aveva vinto l’Oscar come miglior attore non protagonista per Beginners, mentre due anni prima era stato candidato sempre all’Oscar per The Last Station. Tra i suoi ultimi ruoli c’è quello del miliardario Getty in Tutti i soldi del mondo (2017), diretto dal regista Ridley Scott, dove aveva preso il posto dell’attore Kevin Spacey che era stato accusato da diversi uomini di molestie sessuali. Sua moglie, Elaine Taylor, ha detto che è morto per aver battuto la testa in seguito a una caduta. Nella sua lunga carriera, iniziata come attore shakespeariano di teatro passato al cinema negli anni Cinquanta, vinse tre Emmy Award (i premi statunitensi per la tv), due Tony Award (i premi statunitensi per il teatro), un Golden Globe (i premi televisivi e cinematografici che vengono assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association) e un BAFTA (i premi britannici per il cinema), oltre al già citato Oscar. Plummer era nato in Canada il 13 dicembre del 1929 in una famiglia agiata: era il nipote del primo ministro canadese John Abbott. Studiò per diventare pianista, poi iniziò a recitare a teatro e si trasferì a Broadway, dove interpretò soprattutto ruoli shakespeariani: fu Amleto, Macbeth, Riccardo III e Marco Antonio, tra gli altri. Il suo primo musical fu Cyrano di Elia Kazan, per cui vinse il primo Tony Award, poi arrivò l’enorme successo con Tutti insieme appassionatamente, probabilmente il musical cinematografico più amato di sempre, simbolo del trionfo della vita familiare e dei buoni sentimenti, premiato con 5 Oscar. Ambientato nell’Austria de 1938, racconta l’arrivo della giovane istitutrice Maria nella famiglia Von Trapp, composta dal burbero capitano vedovo Georg e dai suoi sette figli, che si concluderà con il matrimonio. Plummer ha recitato in più di 200 film: colossal, grandi trasposizioni letterarie e prodotti commerciali, interpretando di volta in volta il cattivo, l’eroe, il detective e l’uomo dai buoni sentimenti. Oltre al suo debutto cinematografico – Fascino del palcoscenico, diretto nel 1958 da Sidney Lumet e con Henry Fonda – si ricordano L’uomo che volle farsi re (1975) di John Huston, L’ultima eclissi (1995) tratto dal romanzo di Stephen King Dolores Claiborne, Insider – Dietro la verità (1999) con Al Pacino e Russell Crowe e Dracula’s Legacy – Il fascino del male (2000).

Registi morti nel 2021

Il 21 gennaio è morta Cecilia Mangini a Roma giovedì all’età di 93 anni. Era nata a Mola di Bari il 31 luglio 1927. I suoi primi importanti lavori sono stati presentati, discussi e premiati a Venezia. Documentò la storia del Paese a partire dal secondo dopoguerra, dedicandosi in primo luogo a raccontare i problemi del Mezzogiorno. Ha collaborato agli inizi della carriera con Pier Paolo Pasolini e poi a lungo con il marito Lino Del Fra, tra le voci più autorevoli del documentario italiano. Mangini ha dedicato la sua vita al ‘cinema militante‘, un aggettivo che “oggi sembra quasi una parolaccia“, ha dichiarato lei stessa. Per renderle omaggio, Rai Storia propone la sua intervista a ”Cortoreale” che sarà in onda questa sera, venerdì 22 gennaio alle 23.10, domenica 24 gennaio alle 19.00 e lunedì 25 alle 12.00. Alla fine degli anni Cinquanta Cecilia Mangini scelse di raccontare la realtà contadina insieme a Pier Paolo Pasolini. Nacquero così “Ignoti alla città” (1958), ispirato al romanzo dello scrittore “Ragazzi di vita”, “Stendalì” (1960), “La canta delle marane” (1962). Questi documentari condensavano la poetica che orienterà la sua produzione: dare voce a coloro che vivono ai margini, mostrare la desolazione della campagna devastata dal cemento delle periferie, registrare gli ultimi istanti di vita dei rituali della cultura contadina spazzata via dalla civiltà industriale e dei consumi. Durante gli anni Sessanta ha indagato l’umanità delle fabbriche. Fu proprio la Rai che le commissionò un’inchiesta, “Essere donne” (1965), che disattese le aspettative delle aziende che le avevano permesso di intervistare le operaie, tanto che il cortometraggio venne escluso dalla programmazione in sala dalla Commissione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Il suo cinema affrontò consapevolmente le trasformazioni politiche e socio-culturali del Dopoguerra. Con “All’armi siam fascisti!” (1962), Mangini e Del Fra furono i primi, insieme a Lino Micciché, a realizzare una riflessione sul regime di Mussolini, insieme al commento dello scrittore Franco Fortini. Apertamente comunista, la sua fede politica non le impedì di realizzare nel 1963 un documentario su “Stalin”, seguendo lo stesso principio di storicizzazione e critica che aveva tenuto sul fascismo. Con il documentario “Fata Morgana” (1961) la coppia Del Fra-Mangini vinse il Leone d’Oro a Venezia. Hanno poi conquistato il Pardo d’Oro al Festival del cinema di Locarno con “Antonio Gramsci – I giorni del carcere” (1977), del quale Mangini firmò soggetto e sceneggiatura. Il suo lungo silenzio cinematografico è stato interrotto solo nel 2012 quando insieme alla sua allieva Mariangela Barbanente è tornata alla regia con il documentario “In viaggio con Cecilia”.

Cantanti morti nel 2021

Il 9 febbraio è morta Mary Wilson, co-fondatrice delle Supremes, è morta all’età di 76 anni nella sua casa di Henderson, in Nevada. Ad annunciarlo è il suo ufficio stampa Jay Schwartz, senza fornire alcun dettaglio sulla causa del decesso. Le Supremes erano note per successi come “Baby Love” e “You Can’t Hurry Love”. La Wilson era un membro originale del gruppo insieme a Diana Ross, Florence Ballard e Barbara Martin. In seguito Martin lasciò il gruppo prima che avesse successo e Le Supremes continuò come trio. Mary Wilson vi rimase per tutti i sedici anni in cui le Supremes si esibirono. Successivamente, in seguito allo scioglimento del gruppo, intraprese la carriera da solista. Infine pubblicò la sua autobiografia “Dreamgril: My Life As a Supreme”, riscuotendo un notevole successo commerciale ed ispirando il film del 2007 “Dreamgirls”. Dal matrimonio, poi finito, con Pedro Ferrer, nacquero tre figli, uno dei quali, Rafael, purtroppo morì a 14 anni in un incidente stradale nel quale anche lei rimase coinvolta.

Enrico Greppi

Il 14 febbraio è morto morto questa mattina nella sua abitazione di Fiesole, Enrico Greppi, in arte Erriquez, volto e anima della Bandabardò. Aveva 60 anni. L’artista combatteva con un brutto male da tempo, ma la sua riservatezza e la sua energia non avevano mai permesso di far trasparire nulla all’esterno. Con la Bandabardò aveva da poco festeggiato i 25 anni di carriera con un grande evento al Mandela Forum di Firenze, insieme a tanti artisti amici, e sin dalla sua nascita, nel 1993, il gruppo era sempre rimasto fedele a se stesso e ai suoi ideali, diventando un punto di riferimento della scena musicale degli anni ’90 e non solo, tanto che ancora oggi il coro “Se mi rilasso collasso“, continua ad essere cantato da ogni generazione. Molto riservato ma solare, Erriquez si è anche battuto da sempre nel sociale sposando le cause dei più deboli.

Musicisti morti nel 2021

adriano urso


Il 10 gennaio è morto Adriano Urso, a 40 anni, pianista fra i maggiori esponenti della scena musicale retrò. Nato e cresciuto nella Capitale l’artista è deceduto a Roma in seguito ad un infarto. Pare, dopo lo sforzo di aver spinto la macchina in avaria con l’aiuto di un passante. Icona della musica jazz non solo in città ma anche in Italia ed in Europa, Adriano Urso era fratello di Emanuele Urso, “The King of Swing”, con il quale aveva condiviso la scena jazz nel corso dei decenni. Sgomento alla notizia della perdita dell’artista è stata espressa da decine di persone, fra le quali appunto il fratello che su facebook lo ricorda: “Hai lasciato un vuoto incredibile ed incolmabile nella mia vita, ancora non posso credere che il mondo sia così ingiusto, addio fratello mio”.

Il 15 gennaio è morto a 69 anni a causa di un tumore Sylvain Sylvain, chitarrista dei New York Dolls. Per finanziare le ingenti spese mediche legate alle cure nel 2019 era stata lanciata una campagna di crowdfunding in suo favore che aveva fatto il giro del mondo. «Mi mancherai, vecchio amico, manterrò il focolare di casa acceso» ha scritto su Instagram David Johansen, l’unico componente della band ancora in vita. Nato al Cairo nel 1951 Sylvain Mizrahi (questo il suo nome all’anagrafe) si trasferì prima con la sua famiglia in Francia e poi a New York. Nel 1971 entrò a far parte, in sostituzione del vecchio chitarrista Rick Rivets, nel gruppo fondato da Johansen, Johnny Thunders, Arthur “Killer” Kane e Billy Murcia (poi morto di overdose nel 1972 e sostituito da Jerry Nolan). Attivi negli anni Settanta, e tornati sulle scene con una reunion nel 2004, i New York Dolls hanno avuto una grandissima influenza sul punk rock (Malcom McLaren, che poi sarebbe diventato il manager dei Sex Pistols, si occupò di loro nei primi anni del decennio) e il glam metal/sleaze metal anni ottanta (come Mötley Crüe e Twisted Sister). Lo storico album d’esordio «New York Dolls», pubblicato nel 1973, contiene brani aggressivi e provocatori come «Frankenstein» e la celebre «Personality Crisis». Prima dello scioglimento, nel 1977, sono riusciti a pubblicare un altro disco: «Too Much Too Soon» (1974). Negli anni successivi gli eccessi e l’abuso di eroina si sarebbero portati via nel 1991 e nel 1992 Thunders e Nolan mentre Kane morì di leucemia nel 2004. In quell’anno Johansen e Sylvain hanno deciso di ridare vita ai Dolls: da allora hanno pubblicato tre lavori («One Day It Will Please Us to Remember Even This» nel 2006, «Cause I Sez So» nel 2009 e «Dancing Backward in High Heels» nel 2011).

Sophie Xeon

Il 30 gennaio Sophie Xeon, una delle più note e apprezzate dj e produttrici della musica elettronica contemporanea, è morta ad Atene all’età di 34 anni. A confermare il decesso dell’artista, dopo che le prime voci avevano iniziato a diffondersi sui social, è stata l’agenzia di management, Modern Matters, parlando al Guardian. La morte — si legge nel comunicato, che definisce Sophie «una pioniera nella ricerca musicale, e una delle più rilevanti artiste nell’ultimo decennio: un’icona di liberazione» — è dovuta «a un incidente». La casa discografica Transgressive, in un tweet, ha fornito qualche dettaglio in più sulle circostanze dell’incidente, spiegando che si è trattato di una caduta durante un tentativo di raggiungere un luogo da cui «osservare la luna piena». Sophie era nata a Glasgow nel 1986. Durante la sua carriera aveva ricevuto una nomination ai Grammy, e aveva lavorato, tra gli altri, con Madonna, Charli XCX, Kim Petras. Il pubblico l’aveva scoperta grazie al singolo Bipp, nel 2013. Il suo album d’esordio, Oil of every pearl’s un-insides, fu pubblicato 5 anni dopo, nel 2018, e venne nominato per i Grammy nella categoria di miglior disco nella categoria dance/elettronica. Sophie, che era transgender, aveva discusso della sua identità sessuale con il magazine Paper: «Essere trans significa prendere il controllo e riallineare il tuo corpo con la tua anima, il tuo spirito, e fare in modo che queste due componenti non siano in lotta. Significa non essere una madre, o un padre, ma un individuo che osserva il mondo, e lo percepisce». Dopo aver parlato della sua identità sessuale, nel 2018, Sophie aveva abbandonato la semioscurità nella quale si esibiva sul palco durante le prime esibizioni per guadagnare il centro della scena, dove utilizzava costumi e parrucche che — scrive il New York Times — «fondevano il futurismo e il fascino vintage».

chick corea

Il 9 febbraio Chick Corea è morto, portato via da una rara forma di cancro a 79 anni. Il musicista, che nel corso di una lunga carriera durata oltre cinque decenni, aveva vinto 23 Grammy Awards, il massimo premio musicale al quale era stato candidato per ben 60 volte, si era affermato come brillante pianista all’inizio degli anni Sessanta, lavorando con Stan Getz, Herbie Mann e molte altre stelle del jazz. Nel 1968, aveva sostituito Herbie Hancock nel gruppo di Miles Davis, suonando in album storici come «In a Silent Way» e «Bitches Brew». Dopo aver dato vita al suo primo gruppo, i Circle, fondò i Return to Forever, lavorando poi a molti altri progetti, inclusi i duetti con Hancock e il vibrafonista Gary Burton. Nei decenni successivi, Corea si era lanciato in innumerevoli progetti, mostrando la versatilità illimitata del suo talento — da un duo con il vibrafonista Gary Burton alla Elektric Band. Ha registrato ed eseguito con la stessa classe musica classica, standard, originali solisti, latin jazz fusion e tributi a grandi pianisti jazz. Nel 1968, aveva sostituito Herbie Hancock nel gruppo di Miles Davis, suonando in album storici come «In a Silent Way» e «Bitches Brew». Dopo aver dato vita al suo primo gruppo, i Circle, fondò i Return to Forever, lavorando poi a molti altri progetti, inclusi i duetti con Hancock e il vibrafonista Gary Burton. Nei decenni successivi, Corea si era lanciato in innumerevoli progetti, mostrando la versatilità illimitata del suo talento — da un duo con il vibrafonista Gary Burton alla Elektric Band. Ha registrato ed eseguito con la stessa classe musica classica, standard, originali solisti, latin jazz fusion e tributi a grandi pianisti jazz. L’anno scorso Corea ha pubblicato il doppio album «Plays», le cui tracce ha eseguito in vari concerti armato semplicemente del suo pianoforte. Corea è l’artista con il maggior numero di Grammy jazz nei 63 anni di storia dello spettacolo e c’è la possibilità che possa vincerne uno postumo durante la cerimonia del prossimo 14 marzo, dove è nominato come miglior assolo jazz improvvisato per «All Blues» e miglior strumentale jazz album per «Trilogy 2». «Spero che chi sente il bisogno di suonare, scrivere, esibirsi in uno spettacolo possa farlo. Se non per se stessi, allora per noi. Non solo perché il mondo ha bisogno di più artisti, ma perché è più divertente», ha aggiunto in fondo al suo post. L’ultimo di un musicista insostituibile.

Il 16 febbraio è morto Johnny Pacheco al secolo Juan Azarias Pacheco, aveva 86 anni. Arrivò a New York con la sua famiglia da bambino, dopo aver studiato musica alla famosa Juilliard School intraprese una carriera strepitosa negli anni Cinquanta con l’orchestra Pacheco y su Charanga. Nel 1964 fondò la Fania Records con l’avvocato Gerald “Jerry” Masucci. Con l’etichetta e la storica band Fania All Stars, di cui hanno fatto parte icone della salsa come Celia Cruz, Hector Lavoe e Willie Colon, ha registrato o composto più di 100 canzoni durante la sua carriera, tra cui “El Faisan” e “Quitate tu”. Pacheco è considerato uno dei padri della salsa.

Personaggi famosi morti nel 2021

Il 2 gennaio 2020 è morto, all’età di 90 anni, Marco Formentini, sindaco di Milano dal 1993 al ’97. Partigiano, cuore socialista, segretario della giunta della regione Lombardia di Piero Bassetti, aderisce alla Lega in un percorso di continua ricerca di nuove soluzioni politiche per il nostro Paese. Nel 1993 diventa il primo sindaco di Milano eletto direttamente dai cittadini milanesi. La sua Giunta sperimentò una scelta di figure per lo più indipendenti dallo schieramento dei partiti. Ebbe una navigazione non semplice, chiese e ottenne l’appoggio della sinistra per concludere il suo mandato. Da parlamentare europeo, aderì alla Margherita (in Europa ‘I Democratici’), portando la sua esperienza e la sua visione anche nell’alveo del centro sinistra. Lasciò in eredità la pedonalizzazione dal Duomo a San Babila, la linea 3 della metropolitana e il primo progetto della linea 4.

aitor gandiaga

Il 3 gennaio è morto a soli 23 anni, Aitor Gandiaga, giovane talento di proprietà dell’Athletic Bilbao. Il ragazzo che il club basco aveva spedito a farsi le ossa al Gernika in Tercera Division, secondo le indiscrezioni riportate dai tabloid spagnoli, è rimasto vittima di un terribile incidente stradale. La tristissima notizia è stata poi ufficializzata proprio dal Bilbao con una nota di cordoglio divulgata anche sui social. Il panorama calcistico basco è sotto shock per la morte di Aitor Gandiaga. Il duttile attaccante, classe 1997 di proprietà dell’Athletic Bilbao è morto in un incidente verificatosi nella zona di Markina-Xemei. Secondo le prime ricostruzioni il ragazzo attualmente in forza alla squadra del Gernika, si sarebbe schiantato con la sua auto contro un autobus, per cause ancora da verificare.

Il 5 gennaio è morto a Milano, a 90 anni, il poeta Franco Loi. Era nato a Genova, nel 1930, ma si era trasferito a Milano da giovanissimo. Oltre che poeta, Loi era un critico letterario. Compositore di poesie in dialetto milanese, era considerato uno dei maggiori poeti italiani del Dopoguerra. Nato a Genova il 21 gennaio 1930, trasferitosi a Milano nel 1937 con la famiglia, dopo aver intrapreso diversi lavori (tra l’altro curò le relazioni pubbliche presso l’ufficio pubblicità della Rinascente e lavorò all’ufficio Stampa della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore), a partire dai primi anni Ottanta ha intensificato la sua attività in campo editoriale, divenendo tra l’altro anche un apprezzato critico letterario e collaboratore di riviste e quotidiani.

solange

Il 7 gennaio Paolo Bucinelli, 69 anni, conosciuto con il nome d’arte Solange, è stato ritrovato morto nella sua abitazione di Collesalvetti (Livorno). A trovare il corpo i vigili del fuoco, avvisati da alcuni amici di Bucinelli che si erano preoccupati perché non rispondeva da giorni al telefono. Nato proprio a Collesalvetti il 25 aprile del 1952, Bucinelli aveva iniziato la sua carriera come sensitivo negli anni 80 per poi trasformarsi nel decennio successivo anche in un personaggio televisivo. Si era rivelato al pubblico tv con una partecipazione al programma di Davide Mengacci “Perdonami”. Da quel momento aveva partecipato a “Buona domenica”, “La sai l’ultima?” e al reality “La fattoria”. Nel 2018 era stato protagonista durante una puntata di Domenica in di una violenta lite con il mago Otelma.

hubert auriol

Il 10 gennaio Hubert Auriol è morto, aveva 68 anni. E’ stato uno dei grandi del raid ai tempi in cui si correva ancora in Africa. Fu il primo a vincerlo sia in moto che in auto, impresa poi eguagliata da Stephane Peterhansel e Nani Roma. Lui aveva cominciato l’impresa sulle due ruote, con due trionfi nel 1981 e 1983 su BMW, con un terzo successo sfiorato nel 1985 su Cagiva. Due anni dopo, sempre sulla moto italiana, fu costretto a ritirarsi all’ultima tappa, mentre era al comando, per fratture ad entrambe le caviglie: uno degli episodi rimasti nella leggenda della competizione. Quindi passò alle auto e nel 1992 riuscì ancora ad arrivare davato a tutti a Dakar su Mitsubishi, un’impresa rimasta nei ricordi di tutti e nel mio. annali.
DIRETTORE DELLA “SUA” DAKAR— Dal 1994 della sua corsa è diventato direttore per conto della Aso, la società organizzatrice della competizione. Ma nel 2006 ci è concesso ancora un’ultima, grande emozione alla Dakar, guidando in gara una Isuzu. A lui si deve anche la creazione della Africa Race.
QUEL PRIMATO TRA I CIELI — Ma durante la pausa, tra auto e moto, mentre era ancora convalescente per la doppia frattura, Auriol è stato protagonista di un altro record. Molto lontano, da quelli fin lì ottenuto sulle moto. Insieme a un altro pilota, mito più della 24 Ore di Le Mans (che vinse, tra le altre volte, anche in coppia con Graham Hill) che della Dakar (mai sul podio): Henri Pescarolo. Con loro anche Patrick Fourticq e Arthur Powell. L’intenzione di Auriol era di battere il primato del giro del mondi su aereo a elica. Decollato dall’aeroporto di Bourget ai comandi di un bimotore Lockheed L-18 Lodestar degli anni 40, ha cercato di cancellare il record che durava dal 1938, detenuto dal miliardario americano Howard Hughes, che sullo stesso tipo di velivolo ci aveva impiegato tre giorni, 19 ore e 14 minuti (dunque 91 h 14). La squadra di Auriol riuscì nell’intento percorrendo 23.852 km in 88 ore e 49 minuti. Primato tuttora imbattuto.

L’11 gennaio Lara Vinca Masini, nota storica dell’arte, curatrice e scrittrice toscana, è morta domenica a 94 anni: la notizia è stata data dall’assessore alla Cultura di Firenze, Tommaso Sacchi. Attiva nel mondo dell’arte contemporanea a partire dagli anni Sessanta, fu direttrice del Museo Progressivo d’Arte Contemporanea di Livorno, membro della Commissione italiana per le Arti visive e della Sezione architettura della Biennale di Venezia, nonché organizzatrice della manifestazione “Umanesimo Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980” con la quale, secondo il sindaco di Firenze Dario Nardella, «spalancò le porte di Firenze all’arte contemporanea». Da scrittrice fu autrice dei saggi Arte Contemporanea. La linea dell’unicità, Dizionario del fare arte contemporaneo e L’arte del Novecento. Nel 1986 le fu assegnato il Premio dei Lincei per la critica. Nel 2010 donò al Centro Pecci di Prato il suo intero archivio bibliografico, composto da circa 30.000 volumi.

Phil Spector

Il 16 gennaio è morto Phil Spector che negli anni Sessanta, ancora giovanotto, rivoluzionò il modo di concepire l’incisione su supporto a 45 giri inventandosi il cosiddetto «wall of sound». Se ne va per il coronavirus a 81 anni di età in ospedale. Spector iniziò la sua carriera come performer, registrando ancora adolescente con la sua band, i Teddy Bears, To Know Him is to Love Him, primo singolo di successo. Troverà la vera vocazione come produttore dietro girl band degli anni Sessanta come Crystals e Ronettes. Legherà il suo nome a evergeen come Be my baby e Unchained melody, infilando qualcosa come venti hit tra il 1961 e il 1965. Tra i suoi fan più accaniti, un certo John Lennon che litigherà con il socio in affari Paul McCartney per averlo dietro la consolle durante la produzione di Let it Be, ultimo atto dell’avventura dei Beatles, replicando la partnership negli album solisti Plastic Ono Band e Imagine. Newyorchese di origine russa, nella sua lunga carriera Spector ha lavorato con artisti del calibro di Tina Turner, Leonard Cohen e i Ramones. Nel 1989 venne introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame, mentre la rivista Rolling Stone lo inserirà al 64esimo posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti di tutti i tempi. Tutt’altro che tranquilla la parabola umana di questo genio della musica. Suo padre si suicidò, sua sorella entrava e usciva dagli ospedali psichiatrici e Spector stesso soffrì a lungo di depressione. Amava il gioco d’azzardo, l’alcol e le pistole. La leggenda narra che esplose un colpo anche durante una seduta di registrazione con Lennon. Alla fine degli anni Settanta rivelò di avere «i diavoli che combattono dentro». In ospedale era stato trasferito dopo la diagnosi, ormai quattro settimane fa, dal penitenziario di Corcoran, California, in cui dal 2009 scontava la condanna per l’omicidio di Lana Clarkson, attrice e modella trovata morta nel suo castello losangelino, sei anni prima, in circostanze mai chiarite fino in fondo. L’unica cosa certa è che la donna morì per un colpo di pistola in bocca, esploso dall’arma di Spector, dopo che i due si erano conosciuti in un night club di Hollywood. «Suicidio accidentale», disse lui per difendersi. Forse un gioco erotico finito male. Difatti Spector sarà condannato in un secondo processo, dopo che il primo si era arenato nel 2007. L’intera vicenda è oggetto del film Phil Spector di David Mamet (2013), in cui a vestire i panni del produttore è Al Pacino.

Il 23 gennaio è morto Larry King. Il leggendario giornalista e conduttore televisivo americano si è spento all’età di 87 anni. L’annuncio sul suo profilo Twitter. King è morto al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, dove era stato ricoverato alcune settimane fa dopo essere risultato positivo al Covid. King aveva 87 anni ed era stato subito considerato come paziente ad alto rischio, non solo per motivi anagrafici, ma anche per i suoi molti problemi di salute. Lascia tre figli, Larry Jr, Chance e Cannon. Larry King, all’anagrafe Lawrence Harvey Zeiger, era nato a New York il 19 novembre 1933 ed era affetto da diabete di tipo 2 e, nel corso degli anni aveva sofferto di diversi attacchi di cuore che, nel 1987, lo avevano portato a sottoporsi a un intervento chirurgico di bypass quintuplo. Nel 2017, il conduttore aveva rivelato che gli era stato diagnosticato un cancro ai polmoni ed era stato sottoposto con successo a un intervento chirurgico per curarl Il presentatore, famoso per le sue maniche di camicia arrotolate e le onnipresenti bretelle, aveva condotto il “Larry King Live” sulla Cnn dal 1985 al 2010, uno dei più longevi il talk show americani, e negli ultimi tempi conduceva il “Larry King Now” su Hulu e RT America, oltre al domenicale “Politicking with Larry King” sugli stessi due canali online. Nel corso della sua lunga carriera aveva intervistato tutti i presidenti americani a partire dal 1974, oltre a celebrità politiche come Yasser Arafat e e Vladimir Putin e personaggi del mondo dello spettacolo del calibro di Marlon Brando, Liza Minelli, Frank Sinatra e Barbra Streisand. Il suo esordio nel mondo dei mass media risale al 1957 com il disc-jockey presso una stazione radio di Miami Beach, in Florida. Fu in quel periodo che, dietro consiglio del suo manager, cambiò il suo cognome in King. Nel 1978 divenne commentatore di partite di football americano, ma il successo arrivò nel 1985 con la nascita del suo talk show, il “Larry King Live”, in onda sulla CNN per 25 anni. Nel corso della sua carriera, King ha fatto oltre 50mila interviste. Larry King si è sposato otto volte ed è stato anche fidanzato con il ministro Rama Fox dal 1992 al 1995. Ha avuto cinque figli, dei quali Andy e Chaia sono morti nel 2020, rispettivamente a seguito di un attacco cardiaco e per un tumore ai polmoni. Gli altri figli non hanno potuto visitarlo durante il suo ricovero in ospedale, a causa delle rigide misure sanitarie per il Covid del Cedars Sinai Medical Center.

Il 30 gennaio è morto Matteo Troiano, il cantante stonato di Striscia la notizia. Chiamato “Pavarotto“. Aveva 79 anni. E’ nato a Manfredonia nel 1942, aveva iniziato la sua carriera suonando la fisarmonica in un’orchestrina e stonando volontariamente per attirate l’attenzione del pubblico. Poi l’arrivo in tv dove viene notato da Antonio Ricci che lo inserisce nei suoi programmi, da Striscia la notizia, Veline, Paperissima e Scherzi a parte, come personaggio demenziale e cantante stonato.

giuseppe rotunno

Il 7 febbraio il maestro di fotografia Peppino Rotunno è morto nella sua casa a Roma all’età di 97 anni. Famoso per la sua raffinata cultura visiva e per la sua abilità di servirsi dei chiaro-scuri e dei negativi a colori, da Cinecittà a Hollywood nel corso della sua lunga carriera ha firmato capolavori come Amarcord, Il Gattopardo, Rocco e i suoi fratelli e La Bibbia, collaborando con grandi registi come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mario Monicelli, Lina Wertmüller, Alan Pakula, Robert Altman e Sydney Pollack. Nato a Roma il 19 marzo 1923, nel 1938 in seguito alla morte del padre, proprietario di una sartoria, Rotunno abbandonò gli studi per aiutare la famiglia. Scelse di lavorare a Cinecittà, dove iniziò come apprendista elettricista per poi diventare addetto alla correzione dei negativi e allo sviluppo, stampa e lucidatura delle fotografie e in seguito fotografo di scena presso lo studio fotografico di Arturo Bragaglia. Passò poi al reparto operatori in qualità di consegnatario-macchina e diventò assistente di Renato Del Frate, ma nel 1941 venne licenziato per un gesto di ribellione contro i simboli del regime fascista. Dopo essere stato operatore alla seconda macchina in L’uomo dalla croce (1943) di Roberto Rossellini, fu arruolato nel reparto cinematografico dello stato maggiore dell’esercito e inviato in Grecia. Catturato dai tedeschi nel settembre 1943, venne deportato in Germania, nei lager di Hattingen e Winten, dove lavorò anche come proiezionista. Ritornato in patria, dal 1946 fu assistente degli operatori Rodolfo Lombardi, Otello Martelli, Carlo Carlini e Gabor Pogany. Ma fu nel 1952 che ebbe la grande occasione della sua carriera, quando sostituì Gianni Di Venanzo al fianco del direttore della fotografia G.R. Aldo per Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica. Operatore nel primo film a colori di Visconti, Senso (1954), quando Robert Krasker abbandonò il set per contrasti con il regista, fu lui a condurre a termine le riprese, pur senza essere accreditato. Questa esperienza gli procurò la fama di abile manipolatore dei negativi a colori, all’epoca dotati di scarsa sensibilità, e gli aprì la strada per la carriera di direttore della fotografia, nella quale esordì con Pane, amore e fantasia (1955) di Dino Risi. Nel corso della sua lunga carriera ha ottenuto otto Nastri d’argento, cinque David di Donatello, di cui uno alla carriera e uno speciale, una nomination all’Oscar e un Bafta Award nel 1980 per All that jazz – Lo spettacolo continua di Bob Fosse, una nomination ai Bafta per Il Casanova di Fellini, un Prix Camérimage e un American Society of Cinematographers International Award alla carriera nel 1999.

Il 9 febbraio è morto Franco Marini, ex presidente del Senato era stato ricoverato per Covid qualche settimana fa, per essere poi dimesso lo scorso 27 gennaio. Aveva 87 anni. Franco Marini è stato una pietra miliare della politica italiana della Repubblica italiana. E’ stato ministro, sindacalista, segretario del Partito Popolare italiano prima di diventare Presidente del Senato. Nel 2013, prima della rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale, era stato il candidato del Pd di Bersani e di Forza Italia alla presidenza della Repubblica, senza riuscire ad essere eletto.

Il 9 febbraio è morto all’età di 89 anni, Jean Claude Carrière, scrittore e sceneggiatore di film realizzati da maestri come Bunuel, Godard, Ferreri, Oshima, Wajda, Forman, Brook. Lo ha annunciato la figlia Kiara Carrière alla Afp. Sceneggiatore cinematografico e televisivo, autore teatrale, romanziere, poeta e saggista, Carrière ha esordito al cinema nel 1963, anno in cui è iniziata la sua collaborazione con Bunuel, scrivendo la sceneggiatura di ‘Il diario di una cameriera’, cui seguiranno ‘Bella di giorno’, ‘La via lattea’, ‘Il fascino discreto della borghesia’, ‘Il fantasma della libertà’ e ‘Quell’oscuro oggetto del desiderio’. Nella sua lunga carriera Carrière ha collaborato anche con i registi italiani Marco Ferreri (‘La cagna’) e Giuseppe Bertolucci (‘L’iniziazione’), francesi Louis Malle e Jean-Luc Godard e con lo spagnolo Jesús Franco. Dal 1970 ha preso parte al C.I.R.T. di Peter Brook, per il quale ha adattato ‘Misura per misura’ da Shakespeare, ‘La Cerisaie’ da Čechov e il ‘Maha-bharata’ dall’antico testo indiano.

L’11 febbraio è morto a 78 anni Larry Flynt, il re delle riviste a luci rosse. Editore di successo, è sua una delle sue riviste più famose: Hustler Magazine. Fatale un arresto cardiaco a Los Angeles. A darne notizia al Washington Post è stato il fratello.

Claudio Sorrentino

Il 16 febbraio è morto Claudio Sorrentino, aveva 75 anni. Giornalista e autore versatile, Sorrentino ha avuto molte vite. I suoi esordi erano stati da enfant prodige, notato a 5 anni mentre intonava una canzone di Roberto Murolo, divenne attore teatrale già a 6, recitando piece di Pirandello ed Eduardo. Per la tv aveva una forte passione iniziata partecipando a sceneggiati, film, miniserie, commedie e trasmissioni di intrattenimento. Lanciato da Corrado in Domenica In, era stato un volto televisivo con Blitz e Tandem. E poi autore di inchieste e programmi, tra i più noti: «Droga che fare?». Divenuto la prima struttura di segretariato sociale con un numero dedicato alle famiglie e ai ragazzi con problemi di droga, gestito da ex tossicodipendenti. Un impegno proseguito con la creazione di Social Point dedicati ai giovani.. Aveva realizzato e condotto programmi radiofonici, aveva firmato sceneggiature importanti, era stato consigliere del ministro per i Beni e le Attività culturali, per il Cinema e lo Spettacolo. Ma a renderlo famoso al grande pubblico era stata la sua attività di doppiatore che lo aveva portato fino alle più alte vette del successo. Fondatore dell’Associazione Attori e Doppiatori Italiani ne era stato presidente dal 1994. Era stato il primo Rusty in Rin Tin Tin, poi Rickie di «Happy Days», la voce ufficiale italiana di Mickey MouseJohn Travolta, da Staying Alive a Pulp Fiction a gran parte dei suoi film, Bruce Willies in Die Hard. Ma aveva prestato la voce anche a Sylvester Stallone in Cop Land, a Willem Dafoe in L’Ultima tentazione di Cristo, e a Ryan O’Neal in Love Story, in una carriera che aveva toccato il culmine con il grido lanciato da Mel Gibson nella scena clou del film sull’eroe scozzese William Wallace«Braveheart» (Cuore impavido). Un lungo, orgoglioso, e commovente grido opposto al torturatore: «Li-be-rtà». Gli amici amano ricordarlo così.

Rush Limbaugh

Il 18 febbraio è morto Rush Limbaugh, il conduttore radiofonico più popolare d’America, una delle voci più influenti e pagate ma anche controverse del mondo conservatore americano. Aveva 70 anni per un cancro ai polmoni. Amato da Reagan e Trump. Il conduttore radio per certi versi ha anticipato Trump, senza mai però passare al mondo della politica e preferendo condizionarla dal suo potente pulpito, da cui per oltre 30 anni ha dettato la linea ogni giorno a milioni di ascoltatori. Una carriera fulminante, decollata quando sotto Reagan nel 1987 fu cancellata la Fairness Doctrine, una sorta di par condicio per i media che dovevano dare pari tempo a visioni contrastanti. Una mossa che, grazie anche alle nuove tecnologie satellitari, gli consentì di fare breccia nel mondo radiofonico: nessuno meglio di lui seppe approfittarne, vendendo un punto di vista conservatore con spacconeria e insulti, con tanto di nomi e cognomi dei suoi nemici. Uno stile irruento che gli attirò le critiche della sinistra ma che piacque alla destra. “So che i liberali ti chiamano l’uomo più pericoloso d’America ma non preoccuparti, erano soliti dire le stesse cose anche di me, continua il tuo buon lavoro”, gli disse Reagan nel 1992. L’anno dopo Limbaugh era già nella National Radio Hall of Fame, mentre crescevano i suoi fedelissimi, che si definirono ‘dittoheads’ perché concordavano sempre e comunque con lui. In quegli anni, tra il ’92 e il ’96, tenne anche uno show tv ma senza il successo riscosso alla radio. Nel 1994 contribuì all’ascesa come speaker della Camera del deputato Newt Gingrich, uno che non si faceva scrupoli a mettere da parte il rispetto in nome del successo elettorale, e alla conquista del Congresso da parte dei repubblicani. Tra i suoi nemici, entrambi trattati con aperto disprezzo, prima Bill Clinton e poi Barack Obama, deriso come “Halfrican American”. Ma nel mirino dei suoi attacchi quotidiani c’erano gli attivisti a favore dei neri, dei gay, dell’aborto, degli homeless, dei diritti degli animali, dell’ambiente, le vittime dell’Aids, le femministe, ribattezzate “feminazis”. La sua ostilità per la comunità Lgbt non gli impedì però di ingaggiare Elton John per cantare al suo quarto ed ultimo matrimonio.

mauro bellugi

Il 20 febbraio è morto Mauro Bellugi, l’ex difensore di Inter, Bologna, Napoli e Pistoiese (227 presenze e zero gol), che il 7 febbraio aveva 71 anni. A novembre aveva subito l’amputazione di entrambe le gambe come conseguenza del Covid-19 e la sua storia aveva commosso tutti per la forza d’animo con cui aveva affrontato il dramma dopo i primi momenti di sconforto. Bellugi è cresciuto nelle giovanili nerazzurre, debuttando in prima squadra nel 1969 e vincendo appena 20enne lo scudetto del 1970-71. Il 3 novembre 1971 ha segnato il suo unico gol in carriera, nella Coppa dei Campioni 71-72 contro i tedeschi del Borussia Moenchengladbach (nella partita vinta dall’Inter per 4-2). Nel 1974 il suo trasferimento al Bologna, dove gioca fino al 1979 diventando un punto di riferimento per la difesa degli emiliani, nonostante il grave infortunio rimediato nella stagione 1976-77 (giocò soltanto due gare). Passa al Napoli nel 979-80 e nella Pistoiese nel 1980-81, chiudendo la carriera in Toscana. Il suo ritiro avviene per i dolori alla gambe. Con la maglia della Nazionale tra il 1972 e il 1980 ha collezionato 32 presenze, disputando i Mondiali del 74 in Germania Ovest e quelli del 1978 in Argentina. Se in terra tedesca, l’Italia era stata eliminata al primo turno, in Sudamerica era arrivata quarta. E dopo Bellugi è diventato un apprezzato opinionista televisivo. Nessuno potrà mai dimenticare la sua ironia. Dopo l’amputazione delle gambe aveva ironizzato sulle protesi: «Prenderò quelle di Pistorius», aveva detto.

Il 23 febbraio è morto all’eta’ di 101 anni il poeta statunitense Lawrence Ferlinghetti, vecchio proprietario dell’iconica libreria di San Francisco, tempio della generazione della Beat Generation. Poeta di successo, narratore, ma anche pittore, memoria di quegli anni che hanno segnato la cultura americana del dopoguerra, Ferlinghetti è stato un po’ l’imprenditore di tanti amici, l’editore di un gruppo cui letterariamente in fondo non ha mai appartenuto artisticamente, visto che la sua scrittura ha altre origini e va in altra direzione, partendo da Samuel Beckett e “Jimmy Joyce maestro di risate dietro il farfugliare sublime di Finnegans”. Lo testimoniano ancora le quasi duecento pagine di ‘Little Boy’, in cui si parla anche dell’Italia, dei suoi soggiorni omani, del caffè Greco, paese che ama, l’unico dove abbia dato il permesso di aprire negli anni ’90 una succursale della sua City Lights a Firenze, dove ha esposto i suoi quadri a Roma e, nel 2011, ha partecipato alle celebrazioni del 150 anniversario dell’Unità, durante le quali gli è stata dedicata una grande mostra omaggio a Torino.

fausto gresini

Il 23 febbraio Fausto Gresini, la cui morte era stata annunciata erroneamente ieri sera, aveva 60 anni compiuti il 23 gennaio scorso. Nato a Imola, in carriera aveva vinto il titolo mondiale nella 125 nel 1985 e nel 1987. Il suo esordio nel motomondiale arrivò nel Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Nel 1983 corse l’intero campionato con la Mba nella classe 125, ma a fine stagione la scuderia decise di cederlo alla Garelli, con quale Gresini vinse il suo primo Gran Premio, in Svezia, giungendo terzo nella classifica generale. Nella sua carriera ha sempre corso nella 125 e si è aggiudicato il suo primo titolo mondiale nel 1985: tre vittorie (in Austria, Belgio e San Marino), cinque pole position e 109 punti conquistati. Due anni dopo si ripete, questa volta vincendo 10 delle 11 gare in calendario (tutte tranne quella in Portogallo, in cui ebbe una foratura mentre era largamente in testa). Nel 1988 la separazione con Garelli e nel 1989 sale in sella sulla Aprilia ma non brilla. Quindi il passaggio alla Honda per poi ritirarsi nel 1995. Da li’ l’idea di formare, nel 1997, un proprio team, il Gresini Racing che è tuttora impegnato nel motomondiale e con il quale ha vinto tre titoli iridati nelle categorie minori. Il 27 dicembre 2020 inizia la sua battaglia contro il Covid col ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna. Le sue condizioni hanno viaggiato per diversi giorni tra alti e bassi, con una polmonite interstiziale dovuta all’infezione difficile da curare. Venerdì e sabato scorso, dopo un miglioramento che lasciava sembra poter presagire una sua ripresa, le condizioni sono improvvisamente peggiorate, costringendo i medici a nuova sedazione e terapie per combattere la grave infiammazione polmonare. Ma alla fine Gresini non ce l’ha fatta.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.