Ripercorriamo la storia di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord che fece parte di 3 governi guidati da Silvio Berlusconi.
Umberto Bossi è morto ieri, 19 marzo, all’età di 84 anni. Negli anni 80 fondò la Lega lombarda, movimento che sognava la secessione della Lombardia dal resto d’Italia, riuscendo ad entrare in Senato nel 1987, guadagnandosi l’appellativo de “Il Senatùr”, che lo accompagnerà per tutta la vita. Suo mentore è il Professor Miglio, il quale teorizzò una Italia divisa in 3 macroaree: Nord, Centro e Sud.
Gli anni di lotta e di governo
Negli anni ’90 arriverà poi la Lega Nord, che raccoglieva tutti i movimenti separatisti concentrati soprattutto tra Lombardia e Veneto, entrando anche nel Governo nel 1994, spinto dal vento di protesta e indignazione successivo all’inchiesta Mani pulite che travolse Dc e Psi (i leghisti nel 1992 sventolarono il cappio in Parlamento).
Tuttavia, sarà proprio il suo partito a provocare la crisi del Governo Berlusconi I, che durerà così solo 9 mesi. Bossi romperà momentaneamente con gli alleati di centro-destra, con il Cavaliere e Gianfranco Fini che avranno parole dure nei suoi confronti. Ma verso la fine degli anni ’90, anche grazie alle grandi doti di mediatore di Silvio Berlusconi, la coalizione si ricompatterà, tornando così al governo ben 2 volte negli anni 2000, interrotta solo da una breve parentesi di centro-sinistra tra il 2006 e il 2008.
L’eclissi
La stella politica di Bossi comincia a spegnersi per tre motivi: di salute, giudiziari e politici. Infatti, il Senatur sarà colto da un ictus che ridurrà drasticamente la sua proverbiale veemenza fisica e intellettiva. Ma anche giudiziari, per alcuni scandali che colpiranno i vigli e la Lega Nord stessa.
Infine, politici, perché proprio il drastico calo dei consensi del partito porteranno nel 2014 alla guida Matteo Salvini, che porterà la Lega fuori dai confini settentrionali, per un partito nazionale che otterrà anche ottimi risultati elettorali nelle cosiddette regioni rosse “Emilia-Romagna e Toscana) e al Sud. Con punte anche oltre il 30%, con un ottimo periodo soprattutto tra il 2018 e il 2019.
Di Bossi resteranno le sue arringhe ai raduni di Pontida, i suoi gesti veementi, il suo sogno secessionista. Alla fine, dovrà accontentarsi di un Federalismo raffazzonato.