Reddito di cittadinanza, che fine farà dopo le elezioni?

Reddito di cittadinanza, che fine farà dopo le elezioni?

Il Reddito di cittadinanza è una misura di contrasto alla povertà istituita con il decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019, dal governo Conte I (formato da Movimento 5 Stelle e dalla Lega). La quale si è rivelata fondamentale in questi due ultimi anni, quando Pandemia prima e guerra in Ucraina poi, hanno colpito il tessuto sociale del nostro Paese.

La critica principale che viene fatta al Reddito di cittadinanza è che si basa sul puro assistenzialismo e disincentiva il lavoro. Visto che viene erogato anche a chi è abile per lavorare e si trova in età lavorativa. Altra critica riguarda pure il fatto che sia dato con troppa nonchalance, quindi anche a molti furbetti che non ne avrebbero diritto.

In realtà, la legge ha previsto anche la nascita di una figura che dovrebbe trovare lavoro ai percettori, i Navigator. Oltre allo stanziamento di fondi per il rafforzamento del personale dei Centri per l’impiego da parte delle Regioni. Sebbene entrambe le misure non abbiano poi realmente trovato applicazione o funzionato.

Inoltre, il Reddito di cittadinanza ha avuto il merito di smascherare lo sfruttamento dei lavoratori, costringendo chi vuole assumere ad elargire compensi adeguati (per dirne una, la ormai puntuale diatriba sui bagnini e camerieri che non si trovano in estate).

Detto questo, vediamo cosa intendono fare i partiti qualora vadano al governo del paese.

Reddito di cittadinanza nei programmi elettorali

Aiutandoci con un articolo de Il Corriere della sera, vediamo cosa intendono fare i vari partiti sul Reddito di cittadinanza qualora andassero al governo dopo le elezioni del 25 settembre.

Cosa vuole fare Letta sul Reddito di cittadinanza

Enrico Letta e il centrosinistra che guida pensano di facilitare l’erogazione del reddito di cittadinanza agli stranieri concedendolo dopo 5 anni di permanenza in Italia anziché 10 come ora. Inoltre, vorrebbero implementare il sistema con un altro meccanismo: l’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori e delle lavoratrici a basso reddito. Infine, la proposta del Pd è di ridurre la soglia di partenza per i nuclei composti da una persona da 6 mila a 5.400 euro e considerare il patrimonio in modo flessibile.

Cosa faranno Salvini e Meloni sul Reddito di cittadinanza

Il Rdc è stato sempre attaccato dal centrodestra, che inizialmente voleva abolirlo (peraltro è stato approvato dalla Lega quando era al governo). Ora ha ammorbidito le sue posizioni, ammettendone probabilmente l’importanza ma anche per non inimicarsi troppo il voto al sud.

La Lega vuole mantenere il sussidio solo per «chi non può lavorare mentre per chi può lavorare se rifiuta anche una sola offerta perde subito il beneficio». Forza Italia invece vuole ridurre la platea dei beneficiari e le risorse risparmiate (calcolate in 4 miliardi di euro) destinarle agli anziani con pensioni più basse e agli invalidi. La Meloni, inizialmente più agguerrita, vuole preservarlo solo a chi non può lavorare, puntando soprattutto sugli incentivi alle imprese.

Cosa intende fare il Movimento cinque stelle

La posizione del M5S è ovviamente quella più benevola rispetto a questa misura, avendone fatta anche una sua bandiera ed essendo una delle poche promesse mantenute (insieme al taglio dei parlamentari).

Conte lo difende a spada tratta, riconoscendo però la necessità di combattere le frodi ma anche di promuovere le politiche attive. Insomma, cercare di perfezionarlo rimuovendo le sue principali pecche.

Cosa intende fare Renzi e Calenda sul Reddito di cittadinanza

Renzi è stato sempre agguerrito contro il Rdc, pensando addirittura di indire un referendum per abolirlo (ne abbiamo parlato qui). Anche Calenda, suo alleato a sorpresa in questa campagna elettorale, lo ha sempre contrastato.

L’idea attuale è che il reddito deve essere destinato a coloro che per varie ragioni non possono lavorare e stop al primo rifiuto di un’offerta congrua. Inoltre, il Terzo Polo propone un limite temporale: dopo due anni senza aver trovato un lavoro, il sussidio si riduce di un terzo.

Unione popolare intende innalzarlo a mille euro

Supera addirittura i Cinquestelle Unione popolare, il neonato partito di de Magistris. Il quale ritiene che il reddito minimo debba salire a mille euro rispetto agli attuali 780.

Cosa vuole fare ItalExit col Reddito di cittadinanza

Chiudiamo questa panoramica con ItalExit, altro partito fondato da Gianluigi Paragone, fuoriuscito dai Cinquestelle. Anche egli non crede troppo a questa misura, ma più puntare sull’occupazione.

Dunque, ritiene di dover tornare a parlare di piena occupazione, di posti di lavoro.

Come cambierà il Reddito di cittadinanza dopo le elezioni?

Insomma, ciascuno la vede in un modo riguardo questa misura, anche all’interno degli stessi schieramenti. La cosa più probabile è che sarà modificato ma non soppresso. In modo più pronunciato e selettivo se dovesse vincere il centrodestra, mentre all’altro estremo troviamo chi vuole aumentarlo come Unione popolare. Nel mezzo di questo continuum proposte diverse soprattutto per migliorarlo. Ma indietro sarà difficile tornare.

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