Perché referendum nel Donbass può portare a Terza guerra mondiale

Perché referendum nel Donbass può portare a Terza guerra mondiale

Ieri, mercoledì 19 settembre, come riferisce Swiss Info, le autorità delle autoproclamate repubbliche separatiste del Lugansk e del Donetsk in Ucraina, facenti parte della cosiddetta regione del Donbass, hanno lanciato un appello ai rispettivi leader – Leonid Pasechnik e Denis Pushilin – affinché indicano un referendum per l’annessione alla Russia.

Oltre a loro, anche il vice capo dell’amministrazione della regione di Kherson, Kirill Stremousov, pure facente parte del Donbass, ha riferito di richieste simili da parte dei residenti locali.

Le due repubbliche hanno indetto il referendum proprio in queste ore tra il 23 e il 27 settembre. Quindi anche immediati.

L’Ucraina però non ci sta e tramite il consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak ha reclamato il consenso globale e il diritto internazionale. Parlando anche del fatto che, in modo inequivocabile, Donetsk, Lugansk e la Crimea siano Ucraina.

Qui abbiamo già detto perché il Donbass fa così gola ai due paesi, e aggiungiamo che già in passato (1991 e 2014) sono stati ivi indetti dei referendum per il passaggio delle repubbliche dall’Ucraina alla Russia.

Parliamo infatti di territori russofoni, con una netta maggioranza della popolazione russa che non si sente ucraina. E peraltro pesantemente bombardata nel 2014, con continue vessazioni da parte degli ucraini. Referendum che però non hanno avuto il riconoscimento internazionale.

Ma a parte ciò, vediamo perché se il Donbass dovesse finire sotto l’amministrazione russa, potrebbe scatenarsi la Terza guerra mondiale.

Referendum in Donetsk e Lugansk quando si terranno?

Inizialmente si pensava che la data del referendum poteva essere il prossimo 4 novembre. Come riporta Open, Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin, ha proposto questa data non casuale, dato che si celebra la Giornata dell’unità nazionale.

Secondo quanto riporta Tass, agenzia di stampa vicina al Cremlino, Russia Unita avrebbe condotto anche un‘indagine sociologica sulla disponibilità dei residenti delle zone coinvolte, parlando di un il 74% degli intervistati che intende partecipare alla votazione sull’adesione alla Russia nelle regioni di Zaporozhye e Cherson. Quindi non solo le più note regioni russofone di Donetsk e Lugansk sarebbero pronte a passare con la Russia.

Tuttavia, come riporta Il Corriere della sera, il referendum di annessione di Donetsk e Lugansk alla Russia dovrebbe tenersi molto prima. Come detto, tra il 23 e il 27 settembre prossimi.

Perché Referendum nel Donbass porterà a Terza guerra mondiale?

A spiegarlo con i consueti toni minacciosi e decisi è Dmitrij Medvedev, numero due della Russia. Già primo ministro dal 2012 al 2020, alternandosi con Putin. E a farlo è sempre con lo strumento che gli è più congeniale: Telegram.

Qui di seguito riporto il post originale in russo:

Questa invece la traduzione:

I referendum nel Donbass sono di grande importanza non solo per la protezione sistemica degli abitanti di LNR, DNR e altri territori liberati, ma anche per il ripristino della giustizia storica. Cambiano completamente il vettore dello sviluppo della Russia per decenni. E non solo il nostro Paese. Perché dopo la loro implementazione e l’accettazione di nuovi territori in Russia, la trasformazione geopolitica nel mondo diventerà irreversibile. L’invasione del territorio della Russia è un crimine, la cui commissione consente di utilizzare tutte le forze di autodifesa. Ma non è meno importante che dopo gli emendamenti alla Costituzione del nostro stato, nessun futuro leader della Russia, nessun singolo funzionario sarà in grado di annullare queste decisioni. Ecco perché questi referendum sono così temuti a Kiev e in Occidente. Ecco perché devono essere eseguiti.

Come si legge chiaramente, si parla del fatto che, una volta che il Donbass diventi russo, la presenza ucraina sarà considerata una invasione dei suoi territori. Dunque, la Russia si sentirà legittimata, di attaccare ancora più severamente l’Ucraina e i suoi eventuali sostenitori occidentali. Siamo tutti avvisati.

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