Ripercorriamo la storia di Franco Melidoni, il piccolo Peppeniello visto in Miserie e Nobiltà con il grande Totò.
Il mondo del Cinema, si sa, è pieno di casi di “attori bambini“. Ossia, storie di bambini dal grande talento, diventati famosi in tenera età. Ma che poi, una volta raggiunta la maggiore età, non hanno mantenuto la promessa del proprio talento. Ma c’è anche chi ha preferito intraprendere altre strade, abbandonando dunque spontaneamente, o quasi, presto ogni velleità artistica. Si pensi a Gino Leurini, la cui storia troverete alla fine di questo video.
E’ il caso di Franco Melidoni, diventato famoso a soli 8 anni per aver interpretato il ruolo del bambino Peppeniello in “Miserie e nobiltà“, al fianco del grande Totò. Ma che poi, dopo un’altra comparsa in un Musicarello con Rita Pavone a fine anni 60, ha scelto di laurearsi in ingegneria lavorando in Alitalia. Pur non abbandonando del tutto la scena teatrale, lavorando in varie scuole di recitazione, soprattutto ai bambini.
Ripercorriamo la sua storia.
La storia di Franco Melidoni
Franco Melidoni nasce a Napoli il 4 marzo 1946 da una storica famiglia di attori.
Il nonno Alfredo Melidoni era amico di Scarpetta e da lui fu autorizzato a mettere in scena tutte le sue commedie in molti teatri d’Italia. La zia Giulia Melidoni era l’attrice che interpreta Bettina in «Miseria e nobiltà» ma aveva lavorato anche con Viviani. Suo marito era Gilberto Carbone, altro attore.
Il padre di Franco Melidoni era invece direttore di scena della compagnia teatrale «Funiculì Funiculà» di Remigio Paone, impresario di tutte le più celebri riviste dell’epoca, come quelle di Macario e tante altre. Proseguendo poi nel cinema fino alla fine degli anni 60.
Il ruolo di Peppeniello in Miseria e Nobiltà
Venne scelto a soli 7 anni e mezzo per interpretare il ruolo di Peppeniello nella trasposizione cinematografica dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta “Miseria e nobiltà“. Diretto da Mario Mattoli. Fu selezionato in un provino che si tenne a Milano, dove erano presenti gli stessi Totò e Mattoli e tra i bambini c’erano anche Edo dei Fatebenefratelli e il figlio di Leo Brandi, che nel film interpreta il cafone che detta la lettera. Come raccontò lui stesso in una intervista a Il Corriere del Mezzogiorno, fu scelto probabilmente per il suo fisico emaciato e per il suo atteggiamento spaesato, essendo provato dopo un estenuante viaggio in treno per raggiungere il luogo del provino.
Peppeniello è il figlio di Felice Sciosciammocca, interpretato dal grande Totò, e di Bettina, a sua volta interpretata proprio da sua zia, Giulia Melidoni. Il bambino è fisicamente gracilino, caratterialmente vivace ma anche molto sveglio.
Nel cast troviamo tra gli altri:
- Sophia Loren nel ruolo di Gemma.
- Enzo Turco nel ruolo di Pasquale.
- Dolores Palumbo nel ruolo di Luisella.
- Franca Faldini nel ruolo della modista piemontese.
- Carlo Croccolo nel ruolo di Luigino.
- Valeria Moriconi nei panni di Pupella.
- Franco Pastorino nel ruolo di Eugenio Favetti, attore morto molto giovane in piena ascesa di carriera.
In breve, la trama vede lo scrivano Felice Sciosciammocca vivere in condizioni di povertà separato dalla moglie Bettina. Condividendo l’abitazione con il figlio Peppeniello, la compagna Luisella, l’amico Pasquale, di professione fotografo ambulante, la moglie di quest’ultimo Concetta e la loro figlia Pupella.
La vita grama delle due famiglie subisce una svolta quando alla loro porta bussa il marchesino Eugenio Favetti, amico di vecchia data di Pasquale. Il giovane è fidanzato con la bella ballerina Gemma, ma la sua famiglia si oppone all’unione, poiché la ragazza non è una nobile. Al contrario, il padre della ragazza, Gaetano Semmolone, un ex cuoco divenuto molto ricco avendo ereditato i beni del suo padrone, è felice di consentire al fidanzamento poiché imparentarsi con dei nobili sarebbe il suo sogno, ma pretende di conoscere i parenti del giovane.
Tuttavia, vuole conoscere i genitori di Eugenio per un fidanzamento con tutti i crismi. E così Eugenio propone a Felice e agli altri di fingere di essere la sua famiglia. Di qui una serie di esilaranti gag.
La pellicola rientra nell’ambito di una trilogia che Totò e Mattioli vollero dedicare al grande Eduardo Scarpetta, nella quale rientrano anche “Un turco napoletano” del 1953 e “Il medico dei pazzi” del 1954. Tutte riadattate poi con il colore.
Mattatore del lungometraggio, manco a dirlo, il Principe della risata Antonio de Curtis. Tra le scene memorabili ricordiamo quando Totò scrive una lettera per un analfabeta senza soldi. Quando i protagonisti mangiano gli spaghetti con le mani e Totò balla sul tavolo. E quando i finti nobili sono ospiti da Semmolone e si sforzano di ben figurare.
Celebre la frase che ripete spesso:
Vicienz me pat a me!
La scelta di abbandonare il set
Dopo l’ottimo esordio, nel quale il piccolo Franco mette in luce le proprie doti attoriali (su tutte la scena del pianto) si apre per lui una promettente carriera. Riceve infatti dai grandi Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo da ben due proposte, visto che i due registi preferivano attori spontanei e comparse prese dalla strada. Al fine di rendere le proprie pellicole ancora più realistiche.
Eduardo De Filippo vorrebbe scritturarlo per “Napoli milionaria“, adattamento omonimo di una sua opera teatrale sulla Napoli del dopoguerra. Mentre il regista di Sora lo vorrebbe in “L’oro di Napoli“, in particolare, per la scena della partita a carte con lo stesso De Sica.
Tuttavia, i suoi genitori rifiutarono, preferendo che continuasse gli studi. Per inciso, la scena della partita a carte sarà interpretata dal piccolo Pierino Bilancione, il quale pure abbandonò subito il set per lavorare e aiutare la famiglia. Aprendo una gelateria a Posillipo insieme al fratello Vincenzo nel 1977, la quale qualche anno dopo vinse un riconoscimento internazionale come miglior gusto Nocciola. Pierino Bilancione morirà a Napoli nel 2000 all’ età di 57 anni.
La seconda apparizione molti anni dopo
Tornando a Franco Melidoni, resterà ancora nel mondo del Cinema, ma come segretario di produzione di alcuni musicarelli, genere molto in voga tra gli anni 60 e i primi 70. Apparendo nuovamente sullo schermo ormai ventunenne in uno di essi, “Non stuzzicate la zanzara“, film del 1967 diretto da Lina Wertmüller con Rita Pavone e Giancarlo Giannini, sequel di Rita la zanzara del 1966. Film ricordato soprattutto per essere stato l’ultimo con Enrico Viarisio, apprezzato attore di rivista, che morì poco dopo le riprese.
Franco Melidoni oggi
Dopo la laurea in ingegneria e abbandonato del tutto il mondo del Cinema, ha lavorato in Alitalia, presso l’Aeroporto di Napoli e in Angòla.
È rimasto però attivo nel teatro dialettale napoletano insegnando in varie scuole di recitazione, soprattutto ai bambini.
Così ricorda la sua esperienza in Miseria e nobiltà in una intervista del 2002 riportata dal sito Totò truffa 2002:
Sono stato il “Peppiniello” della versione di “MISERIA E NOBILTA’ ” con Totò e Sophia Loren. Ora lavoro all’aeroporto di Napoli. Giulia Melidoni era mia zia. Il contratto per il film lo firmò mia madre, e chissà dove è finito. Comunque lo girammo tutto in interni alla Ponti De Laurentiis alla Farnesina, in 4 settimane, nel febbraio 1954, tutto in presa diretta: non ci doppiammo e si sente. Io saltai la scuola: infatti, mi mandavano i compiti a casa. Subito dopo questo film avrei dovuto fare l’episodio de L’ORO DI NAPOLI del bambino giocatore, accanto a Vittorio De Sica, ma mia madre non volle che perdessi troppe lezioni di scuola. Tutta la mia famiglia era di attori.
Si iniziava al mattino in sala trucco. Totò giungeva tardi, attorno a mezzogiorno, perché andava a letto tardi. Perlomeno qui, non aveva una controfigura fissa; la prova per le luci, una volta gliela faceva un generico, un’altra un elettricista, una un macchinista. Totò ci metteva sempre qualche cosa di suo.
Occorsero quattro settimane per girare una commedia che in teatro si recita in sole due ore consecutive, perché, sul set non si recitava in due atti, come a teatro, ma si girava una scena al giorno. Per la sequenza della lettera, “il burino” era il grande caratterista napoletano “Leo Brandy”, il quale, assieme a Beniamino Maggio avevano lanciato la canzone “La pansè”
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Fonte:
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Melidoni
https://tototruffa2002.it/melidoni-franco.html