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Il Bar è obbligato a dare un bicchiere di acqua gratis? Cosa dice la legge

Con l’arrivo dell’estate e dunque di temperature sempre più roventi, in molti si rifugiano nei bar chiedendo la gentilezza di un bicchiere di acqua gratis. Con la convinzione che il bar sia obbligato a fornirla. Ma è davvero così? Cosa dice la Legge?

Acqua di rubinetto gratis al bar: cosa dice la legge

Purtroppo, si tratta di un semplice mito: non esiste alcuna legge italiana che obbliga i bar (così come qualsivoglia esercizio commerciale) a fornire gratuitamente acqua ai clienti. Principio che viene perfino ribadito dalla Corte di Cassazione.

Il massimo organismo della giurisprudenza italiana si è infatti espresso su una causa intentata da una cliente di un hotel di lusso in Alto Adige.

A fine 2020 la donna aveva trascorso una settimana con un pacchetto in mezza pensione con bevande escluse al costo di 5700 euro. Oltre a questa cifra, si è vista addebitare 7 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata durante il soggiorno. La struttura non forniva infatti acqua di rubinetto gratuita. Dunque, la cliente si vide costretta ad acquistarne diverse per dissetarsi.

E così, ha deciso di ricorrere al tribunale, chiedendo un risarcimento economico e per danni morali di 2.763 euro. Nella causa, tra le motivazioni sono stati anche riportati alcuni passaggi della Costituzione italiana. La quale, sancisce dei principi meravigliosi, che però nella vita pratica troppo spesso non trovano poi applicazione.

L’acqua è «un bene naturale e un diritto umano universale di ciascun individuo». «Pertanto» «va garantita l’erogazione gratuita di un quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali».

Ci si appella poi al fatto che la mancata somministrazione di acqua potabile rappresenti, comunque, un disservizio, poiché dovrebbe essere scontata proprio come le lenzuola in un letto, avere il riscaldamento in camera, il sapone in bagno, ecc.

La sentenza della Corte di Cassazione ha dato però torto alla cliente, che vi aveva fatto ricorso dopo la sconfitta sia in Primo grado che in Appello. Ritenendo che i giudici precedenti abbiano applicato la legge vigente in modo corretto.

Il bar è obbligato a dare acqua di rubinetto gratis a donne incinte, a disabili o ad anziani?

Il caso di “soggetti fragili e a rischio” è un altro tema spinoso. Anche per loro, purtroppo, non esiste alcuna obbligatorietà. Il bar non è tenuto a fornire acqua di rubinetto gratis neppure se in presenza di una donna incinta, una persona diversamente abile o una persona anziana.

Sarà eventualmente il titolare a decidere in merito. Lo stesso discorso vale per i servizi igienici. Se è vero che essi sono un obbligo di legge per l’attività, sono strettamente riservati a chi effettua una consumazione.

Perché il bar non è obbligato a dare gratuitamente acqua di rubinetto?

Se è vero che l’acqua sia un bene pubblico, è altrettanto vero che nei pubblici esercizi (ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie, ecc.) devono rispettare le regole igieniche. Le quali hanno un costo. Devono dunque mantenere la pulizia e il controllo dell’impianto idrico, con la frequenza indicata nel manuale Haccp del bar.

Ciò significa che per loro l’acqua di rubinetto rappresenti un costo, che “li scagiona” dall’obbligo di fornirla gratuitamente.

Il bar è obbligato a dare un bicchiere d’acqua gratuito insieme al caffè?

Qui si tocca un altro tema “spinoso“. In tanti credono che, almeno in presenza di un servizio pagato, si abbia diritto ad avere acqua di rubinetto gratuita.

Purtroppo però non è così, e anche in questo caso, il barista ha tutto il diritto di chiedere un supplemento. Non esiste una legge che vieti di chiedere un corrispettivo sull’acqua servita. Certo, tutto andrebbe messo “nero su bianco“, dunque in un apposito Menu, con un avviso nei pressi del bancone ed elencato sullo scontrino.

A Napoli i bar generalmente affiancano alla tazzina di caffè un bicchiere di acqua liscia come rito acquisito e automatico. Ma in molte zone d’Italia, non solo occorre richiederlo, ma spesso occorre pure pagarlo (in genere 10 o 20 centesimi).

Fonti

La cucina italiana, Cookist

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Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale. Per contatti e collaborazioni: luca.scialo81@gmail.com

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