Downstate: la vergognosa opera teatrale che riabilita pedofili

Downstate: la vergognosa opera teatrale che riabilita pedofili

Un’opera da tre soldi, per dirla alla Bertolt Brecht. E non per la interpretazione degli attori, che stando alle recensioni sembra anche essere valida. Quanto per la sceneggiatura e il messaggio che lancia. Parliamo di Downstate, commedia scritta da Bruce Norris in scena al teatro Playwright Horizons di New York fino al 22 dicembre.

Certo, il teatro è la sublime messa in scena della realtà, della fantasia, dell’inverosimile. Sul palco bisogna essere bravi, perché non ci sono ciak a salvarti. Tutto avviene in real time. Ma soprattutto autentici, perché il pubblico è lì davanti, senza alcuno scudo televisivo o cinematografico che protegga.

Tuttavia, quando si tratta di drammi infantili che ti segnano a vita, come la Pedofilia, neanche l’utilizzo della magia del teatro può essere giustificata.

Downstate mette in scena il confronto a distanza di anni tra vittime e carnefici, riavvicinando le parti e facendole fraternizzare. Quasi a volerle riabilitare e giustificare per le proprie malefatte. Come a dire “in fondo, sono esseri umani pure loro“.

Tuttavia, il perdono spetta a chi quelle cose le ha subite, non a registi teatrali alla ricerca ossessiva di scandalizzare e scardinare le convenzioni.

Downstate: trama dell’opera che riabilita pedofili

NewYorkTeather, sito americano che si occupa di recensioni teatrali, spiega che all’inizio di “Downstate”, Andy (Tim Hopper) si confronta con l’uomo che ha abusato sessualmente di lui trent’anni prima, leggendo con il fiato tremante una dichiarazione:

… ho cominciato ad accettare che non possiamo mai sfuggire veramente al passato e che il male esiste nel mondo, e per me, in questo momento, una parte di quell’accettazione è guardarti negli occhi oggi e dirti in faccia che sei una persona fondamentalmente malvagia

Sei sicuro di non volere un caffè?” il suo violentatore di tanto tempo fa, Fred (Francis Guinan) – un uomo anziano su una sedia a rotelle, ormai indifeso ed in fondo apparentemente degno di compassione – chiede gentilmente al suo ospite. Il pubblico ride. Tipico Humor inglese che spiazza e spezza la tensione.

Il drammaturgo Bruce Norris riesce a trovare momenti di comicità in questa commedia su quattro uomini, già incarcerati per reati sessuali contro minori, che vivono in una casa famiglia non lontano da Chicago, nello stato dell’Illinois. Norris si è fatto aiutare in questo tentativo dalla raffinata regia di Pam MacKinnon, nel cambiare la prospettiva del pubblico su persone considerate universalmente ripugnanti.

Non è la prima volta che Norris capovolge il mondo: lo ha fatto in “Clybourne Park“, ribaltando la nostra visione dei personaggi, del quartiere immaginario e delle premesse che Lorraine Hansberry ha creato in “A Raisin in the Sun”. La commedia di Norris ha vinto un Premio Pulitzer per il dramma (un premio che, ironia della sorte, non è stato conferito all’originale di Hansberry). In “Downstate”, nel corso di un solo giorno, veniamo a conoscenza dei quattro personaggi e dei loro crimini. Storie, situazioni e dinamiche diverse:

  1. Fred ha abusato di due dei suoi studenti di pianoforte preadolescenti
  2. Dee ha molestato un ragazzo mentre recitava in una produzione di Peter Pan
  3. Felix ha violentato sua figlia
  4. Gio è stato condannato per stupro

Probabilmente non è una coincidenza che due dei quattro autori di reati sessuali nella commedia abbiano preso di mira le donne e due i maschi, come se Norris stesse cercando di essere imparziale, parte del suo sforzo per mostrare i molestatori di bambini non solo come umani, ma comuni.

In diversi modi, tuttavia, questi quattro personaggi sembrano lontani da qualsiasi tipo di accurato spaccato di questa particolare categoria umana. Mentre difficilmente possiamo aspettarci che un drammaturgo abbia padroneggiato tutti i dati e gli studi psicologici più recenti, sembra sospetto che solo uno dei quattro possa (o meno) essere un delinquente recidivo con più vittime.

Ciò che emerge è che sembrano tutti considerarsi vittime piuttosto che carnefici. O almeno sono accusati di vedersi in quel modo, vivendo nella negazione e nell’illusione. Norris scava a fondo e solleva alcune domande scomode, sia pratiche che morali. Cosa si dovrebbe fare con questi uomini? Cosa viene loro fatto? Poiché sono autori di reati sessuali registrati, non possono accedere a Internet o agli smartphone.

Ma l’ufficiale per la libertà vigilata degli uomini, Ivy (Susanna Guzmán), si presenta durante il giorno per annunciare un nuovo miglioramento di una legge locale, il cui risultato è che non possono più fare acquisti presso il negozio di alimentari locale, anche se non è in alcun modo pratico molto vicino a una scuola.

Gli uomini ricevono regolarmente minacce di morte e sassi lanciati dalla finestra; una volta è stato un colpo di fucile.

In fin dei conti, Norris mostra abilità nel raccogliere un minimo di simpatia per le persone meno comprensive sulla terra. È forse un segno della natura contrarian del drammaturgo il fatto che non sembri estendere molta simpatia all’unica vittima presente.

Andy, infatti, sembra essere trattato in modo satirico, come un aspirante liberale che un momento dice cose sensibili e liberali, ma (sembra mostrare il drammaturgo) ha dato troppo peso a questo singolo incidente quando aveva dodici anni. In realtà non cerca la chiusura (come sembra a prima vista), né giustizia, ma vendetta.

Insomma, la situazione è capovolta. L’opera cerca di far passare come antipatico proprio l’unica vittima presente e di riabilitare i pedofili ormai anziani e puniti per quanto hanno compiuto.

Downstate: gli elogi del Washington Post all’opera che riabilita pedofili

Se il sito succitato ne trae una recensione oggettiva, facendo il suo lavoro, di altro registro è il Washington Post. Infatti, il giornale acquistato dall’ormai onnipresente Jaff Bezos (il patron di Amazon) ha definito, come rileva Il Primato Nazionale, tramite la penna di Mark Peters, la commedia «brillante» e «geniale», giudicando «gli sforzi provocatori» di Norris come «una delle migliori serate teatrali del 2022». Secondo Peters l’opera induce il pubblico a «focalizzare l’attenzione sull’emotività» dei quattro pedofili.

Pur ammettendo l’atrocità dei reati commessi da ciascuno dei protagonisti, Peters loda la questione morale presentata da Norris: le pene a loro inflitte sono forse «troppo dure, troppo disumane»?

Anche i Social si sono indignati, parlando di un palese caso basato sulla “finestra di Overton” (qui abbiamo spiegato cos’è) per sdoganare mediaticamente la pedofilia. Qualcuno ha poi paragonato Downstate al caso della collezione natalizia di Balenciaga (poi ritirata) che proponeva foto di bambini con pelouche in abiti fetish.

Poveri bambini, sempre più vittime del tritacarne di una società vomitevolmente Liberal. Neanche più difesi dai propri genitori, troppo presi a spiattellarli senza ritegno sui Social.

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Pubblicato da Luca Scialò

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