Scuola allo sfascio, genitori e insegnanti vittime e carnefici

Scuola allo sfascio, genitori e insegnanti vittime e carnefici

La scuola italiana dell’era repubblicana ha attraversato varie fasi. Da quella ancora pesantemente gerarchizzata del dopoguerra, che risentiva ancora dell’impianto fascista, a quella ribelle degli anni ’70. Poi è arrivata la scuola dei sognatori e dei disinteressati alla politica e all’attualità degli anni ’80, in risposta alla violenza politica del decennio precedente.

Tra gli anni ’90 e primi 2000, sono arrivate diverse riforme che ne hanno abbassato di molto la qualità, sfornando ragazzi impreparati e disorientati rispetto alle scelte da prendere in futuro.

Infine, arriviamo alla scuola di oggi, quella dell’Era dei Social e ipertecnologica, nella quale appare vetusta e fuori dal tempo. Come se gli alunni utilizzassero una macchina del tempo per ritornare al secolo scorso, tra banchi traballanti, sedie scorticate, lavagna e gessetto. Per non parlare delle aule fatiscenti e dei bagni perennemente sfasciati.

Oggi le cronache ci restituiscono quasi quotidianamente storie di violenze che si consumano all’interno o all’esterno di un edificio scolastico. Ora a danno di un alunno, ora di un membro del personale scolastico. Una violenza che non fa distinzioni di razze, sesso o etnie, disabilità né di ruoli gerarchici. Tutti sono vittime e carnefici, di un sistema allo sfascio.

Difficile additare il colpevole di tutto ciò. Genitori, insegnanti e alunni sono ora vittime, ora colpevoli. E, ovviamente, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Il discorso va inteso come generale, con tanti distinguo positivi.

I problemi della Scuola: genitori che non fanno i genitori

Partendo dai genitori, oggi rispetto ad alcuni anni fa, hanno perso la propria autorità nei confronti dei figli. Vuoi perché i Social hanno appiattito le distanze tra i ruoli, per cui oggi molti genitori finiscono per avere una propria vita attiva sul web e non possono certo dare lezioni ai propri figli. Spesso anche con comportamenti discutibili, non certo in linea con il ruolo sociale che hanno.

Ad aver depotenziato l’autorità dei genitori nei confronti dei figli senza dubbio le separazioni e i divorzi. Per cui ciascuno si fa la propria vita e i figli finiscono in balia di questo distacco, scarsamente controllati e troppo spesso accontentati nel tentativo disperato dei genitori di colmare il vuoto che gli hanno inflitto ponendo fine ad un punto di riferimento solido quale può essere la famiglia.

E ciò ricade anche sul mondo scolastico, giacché non seguendo i propri figli e peggio ancora facendo venire meno il proprio affetto e autoritarismo, i ragazzi a scuola si impegnano poco, magari usano violenza contro i propri pari o perfino gli insegnanti.

Ma non mancano casi di genitori che hanno ripreso un professore, perfino utilizzato la violenza fisica, in caso di voti bassi o note. In un tentativo esasperato di far sentire la propria vicinanza ai figli che non fa altro che peggiorare la situazione, facendogli credere che non esiste punizione e tutto può essergli concesso.

In fondo però, anche i genitori sono vittime dei tempi che viviamo. Frenetici, socialmente disgreganti, basati sull’egoismo e sull’edonismo, economicamente incerti e complicati. Accontentare i propri figli in una società di figli unici e quindi attenzionati oltremodo, è la strada più facile. Ma le conseguenze spesso sono difficili.

Scuola in decadenza: insegnanti disincentivati

Per quanto concerne gli insegnanti, per tanti che fanno questo lavoro con passione e devono scontrarsi con alunni disincentivati da un sistema come detto vetusto, nonché con genitori che trattano, per dirla alla Crepé, i propri figli come “piccoli Buddha da venerare“, ce ne sono tanti che utilizzano la scuola semplicemente come scorciatoia per avere un posto fisso. Perché se è vero che la gavetta è il più delle volte lunga, tutto sommato ci si riesce ad inserire relativamente facilmente rispetto ad un concorso pubblico con pochi posti disponibili ed una marea di candidati.

Inoltre, sono tanti i laureati in materie scientifiche che volevano fare i ricercatori o simil tali, ma si sono accontentati dell’insegnamento perché nel nostro paese i fondi e le occasioni sono sempre pochi. O quanti avrebbero voluto svolgere professioni diverse – avvocati, commercialisti, notai, ecc. – ma date le molteplici difficoltà, hanno preferito sedersi dietro una cattedra.

Per quanto possano essere preparati nelle materie per cui si offrono come insegnanti, spesso non hanno la indole dell’insegnamento, la giusta empatia e capacità di trasmettere nozioni.

Purtroppo molti insegnanti non vanno oltre il compitino, non buttano il cuore oltre l’ostacolo. Vuoi perché il sistema è malato, vuoi, appunto, perché si accontentano dello stipendio fisso.

In mezzo a tutto ciò, le vere vittime sono i ragazzi. Futuro di un paese che non ne ha più.

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Pubblicato da Luca Scialò

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