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Perché Seveso esonda? La storia di un torrente che affoga Milano

Data ultima modifica: 18 Maggio 2020

Lavali col fuoco!” è il coro che i milanesi rivolgono ai napoletani durante le partite di Inter e Milan. Anche quando le due squadre meneghine non incontrano quella partenopea. Nell’attesa, però, loro sono lavati dall’acqua putrida del Seveso. Un torrente, più che un fiume, che esonda spesso.

L’ultima volta è accaduta intorno alle 3 del 15 maggio scorso, complici le abbondanti piogge cadute a Nord di Milano.

Piogge che hanno causato vari danni: interruzione di corrente elettrica, allagamenti di case e cantine. In alcune strade, i tombini sono letteralmente implosi. Ancora, molti sono gli alberi cadut sui fili del tram e sui binari. Roba mai successa, assicurano alcuni abitanti della zona.

Il sindaco Beppe Sala afferma che nella notte la pioggia scesa è un terzo della quantità totale di pioggia su Milano da inizio anno. Ma il problema del Seveso risale al 1800 e negli ultimi anni si è aggravato.

Ripercorriamo la storia di questo torrente e perché le sue esondazioni non vengono [sta_anchor id=”seveso”]risolte[/sta_anchor].

Seveso storia

esondazioni seveso foto

A riassumere la storia del Seveso ci pensa Il Foglio. Si tratta di una delle prime “grandi opere” realizzate in terra lombarda dagli antichi romani. I quali decisero, a più riprese, di deviarne il decorso.

La prima volta per portare a Milano il fiumicello, lungo 52 chilometri, che nasce al confine con la Svizzera, in provincia di Como, e poi attraversa la Brianza. Con lo scopo di alimentare la fossa intorno alle mura della città.

Poi, una seconda volta, lo portarono fino a piazza San Babila.

La svolta poi nell’800, quando chi gestiva la città all’epoca decise che doveva sparire, interrandolo. Ma un corso d’acqua, si riprende sempre il proprio corpo naturale. E le tante esondazioni che affliggono il nostro Paese da Nord a Sud, lo dimostrano.

E quando piove, si ingrossa fino ad esondare. E da fine ‘800 lo fa anche in modo veemente.

La prima esondazione di una certa consistenza riguarda il 3 agosto 1875. Altre arrivarono nel 1917, nel 1934, nel 1944, due volte nel 1951.

Nel dopoguerra, forse anche complice l’urbanizzazione selvaggia che ha travolto tutto il nostro Paese, ancora di più.

Nel 1979, infatti, il Seveso è esondato ben cinque volte. E – secondo il dossier elaborato sotto il governo Renzi – dal 2000 al 2012 almeno una volta l’anno e con i massimi nel 2000 (sei volte) e nel 2010 (addirittura otto volte).

Oggi è ormai arrivato ad una media di 2,5 esondazioni l’anno. E cosa ha fatto la politica in tutti questi anni? Peraltro, ogni volta che il Seveso esonda costa.

Nel 2010, per esempio, ben 70 milioni, in quanto l’acqua entrò nella metropolitana. Ed in Consiglio comunale il Pd di allora manifestò con uno striscione: “La vera calamità di Milano è il sindaco Moratti”.

Ma loro non stanno facendo granché da quando sono al governo della città, ossia dall’anno successivo. Il 2011, quello della Rivoluzione arancione che portò al governo Pisapia a Milano, de Magistris a Napoli e Zedda a Cagliari.

Seveso perché esonda

fiume seveso foto

Come al solito, anche le esondazioni sono frutto della malapolitica.

Si pensava che la svolta sarebbe arrivata con Renzi, che varò nel 2014 “Italiasicura”, coordinata dall’ex direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis, e chiusa dal governo nel luglio di quest’anno perché ritenuta un “ente inutile”.

Nel dossier Seveso apparivano le date di fine lavori, e i soldi già stanziati. Ad esempio: “Area di laminazione di Senago”, trenta milioni. Fine lavori giugno 2016. Vasca Paderno, 16,1 milioni, fine lavori dicembre 2016. Varedo, 23,5 milioni, fine lavori dicembre 2016. Vasca di Bresso, trenta milioni, fine lavori dicembre 2016. Ma di quelle vasche nemmeno l’ombra.

E pensare che Stefano Buffagni, deputato del M5S e sottosegretario sia nel Governo I che II, è proprio di Bresso, ed è assolutamente contrario alla vasca (che ha in vero una superficie enorme).

Sul territorio il suo luogotenente è Massimo De Rosa, ex parlamentare e adesso consigliere regionale. Il quale si è già espresso in merito:

Il problema è che fare la vasca adesso non risolve un problema ma lo crea

Però poi aggiunge:

Per noi si deve fare una grande opera Seveso, iniziando però a parlare di diminuzione dell’urbanizzazione, di opere a lungo termine

Ma un problema di base permane. Perché mai un cittadino di Bresso dovrebbe farsi carico dei problemi di Milano, che sta più a valle? E Milano ha pensato a compensazioni per i cittadini di Bresso? Ma è anche vero che, a sua volta, Bresso inquina perché scarica direttamente nell’acqua del Seveso che poi finisce nelle strade di Niguarda.

La domanda di fondo però è un’altra: esiste la volontà di creare un’unica città metropolitana? E pensare a una “cittadinanza condivisa”, in cui ci si dividono e compensano costi e benefici?

Pisapia era palesemente non interessato. Beppe Sala non si è espresso in questi termini, ma l’operatività di quella che fu l’ex provincia è quanto di più deludente si possa immaginare.

Pochi soldi, pochissime idee, di fatto un’unica rincorsa a chiudere il bilancio senza troppi danni senza uno straccio di progettazione a lungo termine e soprattutto senza uno straccio di discussione pubblica.

Del resto, la Provincia non è più eletta dal popolo, e quindi è assente dalle contese elettorali. Come al solito, abbiamo esultato quando le province sono state soppresse, ma come al solito si è creato solo un vuoto che non è stato colmato.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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