Nip/Tuck, serie affresco di un Occidente che non c’è più

Nip/Tuck, serie affresco di un Occidente che non c’è più

Nip/Tuck è una serie televisiva statunitense andata in onda tra il 2003 e il 2010, ora disponibile su Prime Video.

Nip/Tuck è una serie televisiva statunitense, ideata da Ryan Murphy (autore di altre serie apprezzate, ultima Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer), andata in onda tra il 2003 e il 2010 su FX. In Italia le prime quattro stagioni sono state trasmesse dalle reti Mediaset, su Italia uno in chiaro prima e sul canale a pagamento Mya poi. Di recente è approdata su Amazon Prime Video.

Protagonisti sono due chirurghi plastici di Miami, Sean McNamara (interpretato da Dylan Walsh) e Christian Troy (interpretato da Julian McMahon). Intorno a loro ruotano una serie di personaggi, alcuni per tutte le sei stagioni, altri in modo alterno, altri ancora in modo fugace.

Nel 2005, Nip/Tuck ha anche vinto il Golden Globe come “miglior serie drammatica“. Nel corso di tutta la serie, ma anche all’interno dei singoli episodi, tocca tanti generi disparati: drammatici, thriller, grotteschi, satirici, splatter e onirici.

Vista vent’anni dopo, Nip/Tuck sembra l’affresco di un occidente che non c’è più.

Nip/Tuck, c’era una volta l’Occidente sicuro di sé

La serie è stata prodotta in una fase molto delicata per gli Stati Uniti. Praticamente tra l’11 settembre e la recessione del 2008. Due eventi che, per motivi diversi, hanno scosso le fondamenta dell’American dream, che negli anni ’90 era uscito vincitore nella sfida al primato come modello vincente di società con l’Unione sovietica.

Gli anni zero divennero un appendice degli anni ’90, continuazione di valori che in quel decennio erano stati portati all’estremo. A loro volta ereditati dagli anni ’80, come edonismo, egoismo, individualismo. Giunti con prepotenza anche in Europa e da noi, e che ritenevano, con sprezzante relativismo, tutti gli altri contesti sociali sparsi per il mondo inferiori, denigrabili.

E così quella serie mette in scena l’elogio alla chirurgia estetica, alla bellezza che salverà il mondo, all’arrivismo, al successo a ogni costo. Non mancano misoginia e maschilismo, con i due chirurghi protagonisti che passano da una donna all’altra, soprattutto il bel dottor Troy. Mentre Sean si sforza di fare il tranquillo padre di famiglia, ma anche egli passa da un disastro all’altro.

Non a caso, i due finiranno anche per aprire uno studio dove quei concetti si respirano nell’aria: a Los Angeles, vicino a quella Hollywood che dell’ossessione per l’estetica ne ha fatto una ragione di vita.

Le loro scelte si ripercuotono negativamente sui propri figli, che crescono passando da un problema all’altro. Figli di una società allo sbando.

Gli Anni zero hanno smantellato quanto vediamo in quella serie

Tuttavia, l’America uscirà malconcia da quel decennio e capirà di non essere quella leader indiscussa che credeva di essere. Se la Russia cerca di mantenere a fatica il passo, dall’Asia arrivano altre realtà preoccupanti, come Cina e India.

Peggio sta l’Europa, che dopo aver sacrificato le sue tradizioni per inseguire il sogno americano, si è ritrovata pure tradita da esso. Impaurita, destabilizzata, incerta.

Insomma, l’Occidente sicuro di sé che vediamo in Nip/Tuck è invecchiato male. Ha subito un drastico crollo delle proprie certezze. Oggi, con il dominio del politically correct e della Woke, certi temi non sarebbero neanche più trattabili.

E allora, guardiamo questa serie come si guarda una vecchia foto in bianco e nero o a colori sbiaditi di quando eravamo giovani. Se con nostalgia o fierezza di non essere più così, sta a ciascuno di noi deciderlo.

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