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Masters of the Universe, altra operazione nostalgia fallita

Ecco trama e recensione di Masters of the Universe, film che rilancia il franchise di He-Man personaggio anni ’80.

Il revival di vecchi franchise al Cinema – un po’ per la crisi di idee un po’ perché ormai l’interesse filmico è cannibalizzato dalle serie tv su piattaforme streaming – ha coinvolto anche He-Man. Personaggio lanciato, contrariamente a quanto accade di solito, dapprima in forma di giocattoli e poi come anime. Fino a diventare anche una pellicola nel 1987: I dominatori dell’Universo, con Dolph Lundgren (il mitico Ivan Drago di Ricky IV). Autentico cult.

Diretto da Travis Andrew Knight – che 8 anni fa aveva già curato la regia di Bumblebee, a sua volta ispirato a un altro franchise cult anni ’80: i Transformers – la pellicola si attiene tutto sommato fedelmente ai personaggi e alla trama.

Masters of the Universe: trama e recensione

Masters of the Universe, immancabilmente, deve fare i conti con i tempi moderni. Proponendo un linguaggio fresco e ironico (a volte anche troppo, scadendo immancabilmente nella demenzialità) per coinvolgere le nuove generazioni. Oltre a demachizzare la figura del principe Adam, per venire incontro al politically correct e alle nuove esigenze culturali rispetto ai più edonistici anni ’80, quando il personaggio fu concepito. Dominati come erano da attori muscolosi e che non dovevano chiedere mai, alla Schwarzenegger o alla Stallone.

Il lungometraggio parte bene, a mo’ di Superman, con Eternos, capitale di Eternia, che cade sotto i colpi del tiranno Skeletor e i genitori di Adam che lo spediscono sulla Terra per salvarlo. Giungiamo dunque ai giorni nostri, dove Adam, un muscoloso ma imbranato e improduttivo ventenne impiegato nelle Risorse umane, pensa e ripensa alle sue origini. Seppur più come un lontano sogno a cui nessuno crede.

Ritrovata la spada in un negozio di fumetti e action figure, però, viene trovato da uno dei feroci servi di Skeletor. Venendo poi salvato da Teela, sua amica di infanzia e compagna di addestramento. La quale finalmente lo riporta ad Eternia, ormai ridotta in cenere da Skeletor. Inizia così la battaglia per riprendere possesso del suo regno.

A un certo punto la trama gira a vuoto e stenta a riempire le oltre 2 ore di durata. Fino al finale piuttosto scontato. A interpretare He-Man e il Principe Adam Glenn è Nicholas Galitzine, mentre la vera star è Jared Leto, nei panni di Skeletor. Per quanto sia praticamente irriconoscibile.

Operazione riuscita?

Dunque, missione riuscita? Non proprio. Il film in sé è apprezzabile, poiché cerca di coniare nostalgia, contemporaneità ed esigenze di botteghino. Difficile però che i bambini di allora, oggi quarantenni o cinquantenni, abbiano guardato con entusiasmo questo film. Così come le nuove generazioni lo abbiamo trovato attrattivo e interessante. Male pure al botteghino: basta solo dire che è già disponibile su Prime video di Amazon, a pochi giorni dalla sua uscita al Cinema.

Insomma, anche Masters of the Universe va ad allungare l’elenco di queste operazioni nostalgia fallite, perché cercano di proporre prodotti figli del proprio tempo in un’epoca completamente diversa. Pertanto, sono irrimediabilmente storpiati e denaturalizzati.

Da questa strage si è salvato Ghostbusters Legacy, capace di trovare la quadra tra gli elementi prima menzionati.

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