Valditara, chi è nuovo Ministro istruzione e come cambierà scuola

Valditara, chi è nuovo Ministro istruzione e come cambierà scuola

Chi è il nuovo Ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara? Come cambierà la scuola con Valditara?

Il Governo Meloni ha preso forma ufficialmente ieri mattina, con la firma di tutti i Ministri. Per ora, a cambiare è soprattutto il lessico (come visto qui), visto che alcuni Ministeri hanno cambiato nome in chiave sovranista. Ma alcuni ministeri chiave, come Economia ed Esteri, restano in continuità col passato.

Il mondo della scuola – dai dirigenti scolastici agli insegnanti passando per amministrativi e collaboratori scolastici fino ovviamente agli studenti – si sta ponendo in queste ore le domande poste nell’intro. Del resto, la preoccupazione è tanta, visto che da un trentennio i tanti governi avvicendatisi hanno messo la propria impronta peggiorativa sulla scuola.

Vediamo dunque chi è il nuovo Ministro dell’istruzione Valditara e come cambierà la scuola.

Chi è Giuseppe Valditara nuovo Ministro dell’istruzione e del merito

Come riporta Ansa, Giuseppe Valditara è nato a Milano e ha 61 anni. Appartiene alla Lega. E stato fino ad oggi Professore ordinario di Diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’ Università di Torino e l’Università Tor Vergata di Roma. E’ anche iscritto all’albo degli avvocati.

Lungo il suo curriculum: è presidente dell’Osservatorio inter-ateneo per la ricerca università Link ed e-Campus ed è stato docente di Diritto romano nell’Università Europea di Roma e consigliere d’amministrazione all’Università Europea di Roma.

Nel 2020 ha ricoperto il ruolo di delegato del Rettore Università di Torino allo sviluppo delle relazioni internazionali in materia di didattica e ricerca. Per lui già una esperienza nel Miur tra ottobre 2018 e dicembre 2019, come capo dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Miur. E, precedentemente, per 5 anni dal 2008 al 2013 segretario della Commissione VII scuola, università, ricerca del Senato e tra il 2009 e il 2010, relatore in Senato della legge n. 240/2010 sulla riforma dell’università.

Ta il 2005 e il 2011 è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza all’Università Europea di Roma. E sempre el 2005 è stato invitato a Pechino nell’ambito dei lavori per la preparazione della legge cinese sulla responsabilità extracontrattuale.

La sua attività politica è iniziata nel 2001, quando è stato senatore tra il 2001 e il 2013, mentre prima di allora è stato assessore provinciale all’istruzione e all’edilizia scolastica della Provincia di Milano. E ancora prima membro della Commissione di studio istituita presso la Presidenza della Regione Lombardia sui temi del federalismo, della riforma dello statuto regionale e sulla proposta di uno statuto di autonomia particolare.

Non manca poi una lunga sequela di pubblicazioni in ambito Diritto Privato Romano e Diritto Pubblico Romano. Così come lavori scientifici di Diritto Costituzionale Italiano, di Storia del Diritto Privato e di Storia Romana.

Come cambierà la scuola con il Ministro Valditara?

Dunque, un curriculum molto lungo, per un allievo di Gianfranco Miglio, ideologo della Lega. E lui, a sua volta, pare essere l’ideologo del segretario Matteo Salvini. Come riporta Huffington Post, Valditara crede in una scuola che prepari al mondo del lavoro, dunque potrebbe approfondire anche il discorso dell’alternanza scuola-lavoro e spingere su una scuola soprattutto pratica più che teorica.

Ha anche il pallino della modernizzazione, quindi potrebbe spingere anche per una scuola più moderna da un punto di vista tecnologico. Dato che è ferma al ‘900.

Le sue idee potrebbero trovare facilmente appoggi, essendo apprezzato dalla Premier Giorgia Meloni, che ha una netta quota di maggioranza, ma è anche in buoni rapporti con gli esponenti di Forza Italia.

Già il fatto che ci sia nella denominazione del suo dicastero il termine “Meritolascia ben sperare. Un aggettivo che nel nostro paese è stato dimenticato da tempo. Iniziare dalla scuola sarebbe l’ideale.

Certo, sarebbe stato meglio un unico ministero anche per l’Università, andato invece alla Bernini. Ma qui subentrano i meno appassionanti discorsi relativi alla spartizione delle poltrone tra i partiti che compongono la maggioranza.

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