La triste storia di Shanti, scampata a un attentato ma non alle ferite nell’anima

La triste storia di Shanti, scampata a un attentato ma non alle ferite nell’anima

Ci sono ferite che a volte nessuno può curare. Perché sono interiori, ti laerano dentro, scalfiscono l’anima in modo irreversibile. Sono probabilmente le stesse ferite che Shanti De Corte si portava dentro, da quel maledetto attentato del 2016 a Bruxelles. In un giorno per lei di giubilo, visto che si trovava in aeroporto diretta proprio in Italia. Allora aveva solo 17 anni e, oggi, a soli 23, a deciso di andarsene tramite eutanasia.

Un metodo drastico per staccare la spina e farla finita per sempre, che in genere scelgono le persone in età molto avanzata o che soffrono di un male incurabile giunto ad uno stadio molto avanzato. Ma che purtroppo, viene sempre più scelto da persone che apparentemente godono di ottima salute, ma le quali in realtà soffrono di una depressione, che le fa sentire ogni giorno sole e disperate, senza speranza. Anche quando sono circondate da molte persone che le vogliono bene.

Scegliere l’eutanasia a soli 23 anni può sembrare qualcosa di ingiustificabile e inaccettabile. Ma forse, talvolta, è proprio la giovane età ad ingrandire il dolore psichico. La consapevolezza di essere socialmente spinti a godersi la vita, mentre la propria voglia è solo quella di starsene da soli, chiusi in casa, logorati dai propri cattivi pensieri.

Ciò che non hanno potuto gli attentatori islamisti, allora molto attivi nell’insaguinare il Mondo con le proprie ragioni di parte, è riuscita invece la depressione, il mal di vivere. Shanti se ne è andata, coi suoi 23 anni. E il desiderio, forse mai esaudito, di vedere l’Italia.

Shanti De Corte, scampata ad un attentato a Bruxelles nel 2016 che ha scelto l’eutanasia a soli 23 anni

Come riporta Il Fatto quotidiano, Shanti De Corte soffriva di disturbi psichiatrici dopo essere sfuggita all’attentato dell’Isis il 22 marzo 2016, quando l’allora 17enne era in gita con la scuola, pronta a partire per l’Italia dall’aeroporto di Bruxelles. Un attentato che provocò 32 morti e centinaia di feriti.

Shanti ha scelto di andarsene con l’eutanasia il 7 maggio scorso, ma la notizia è emersa solo quando la madre ha deciso di raccontare la storia a un’emittente belga. Nel corso dell’intervista è venuta fuori una storia di ricoveri in reparti psichiatrici, di cure continue con molti farmaci, tanto da sentirsi “come un fantasma che non sente più niente”. Per poi aggiungere in modo sibillino: “Forse ci sono altre soluzioni oltre ai farmaci”. Scientificamente si chiamano disturbi da stress post traumatico.

L’eutanasia per questi casi è legale solo in Olanda e Lussemburgo. La sua richiesta di eutanasia è stata accolta dalla Commissione federale per il controllo e la valutazione dell’eutanasia con il parere favorevole di due psichiatri.

E’ stata però anche avviata un’indagine dai magistrati di Anversa in seguito alla denuncia di un neurologo dell’ospedale Brugman di Bruxelles contraria a questa scelta. Sulla stessa scia il neurologo Paul Deltenre, certo che ci fossero altre possibili terapie disponibili per la ragazza.

Ma ormai è troppo tardi.

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Pubblicato da Luca Scialò

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