Ripercorriamo la storia di Riccardo Fellini, fratello di Federico, che ha vissuto da regista e attore sempre con l’ingombrante cognome.
Il mondo del Cinema ha spesso visto due fratelli svolgere la medesima professione. In alcuni casi, collaborando proficuamente. In altri, invece, concorrendo tra loro, con uno solo dei due che alla fine riesce a spuntarla.
Nel primo caso, si ricordino per esempio i fratelli Taviani o i fratelli Vanzina. Nel secondo caso, invece, eloquente è la storia dei fratelli Fellini. Uno, Federico, più volte premio Oscar e famoso in tutto il Mondo, nonché ispiratore per le generazioni future. L’altro, Riccardo, con un solo film da regista all’attivo e ruoli secondari come attore. Costretto a vivere costantemente con il peso del proprio cognome e i continui paragoni.
Di seguito raccontiamo la sua storia.
La storia di Riccardo Fellini
Riccardo Fellini nasce a Rimini il 27 febbraio 1921, secondo genito dopo Federico, nato giusto un anno prima, e Maddalena, nata invece diversi anni dopo (1929). I genitori sono Urbano Fellini e Ida Barbiani. Lui, commerciante di generi alimentari di Gambettola nei pressi del Rubicone (il paese romagnolo anche di Luciano Lama), conobbe la giovane Ida durante un viaggio di lavoro a Roma e la sposò contro il parere dei genitori di lei. Si stabilirono a Rimini, all’epoca economicamente fiorente e destinata ad essere fino agli anni 90 una delle mete turistiche italiane più gettonate.
Di carattere esuberante, Riccardo viene mandato in collegio e stabilitosi a Roma con ambizioni di cantante, finisce per sposare la figlia diciassettenne del suo maestro di canto: Alessandra Moreschi, poiché era rimasta incinta di Rita.
Per mantenere la famiglia, intraprende la carriera di piazzista. Ma poi non rinuncia al mondo dell’arte e, abbandonante le velleità di cantante, prova a fare l’attore e frequenta i corsi di recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.
L’esordio arriva così nel 1942, nel film di Mario Mattoli: I 3 aquilotti. Pellicola scritta da Vittorio Mussolini, figlio di Benito, il quale, oltre ad essere stato un aviatore proprio come i protagonisti del lungometraggio, ha anche svolto l’attività di produttore e sceneggiatore, oltre che dirigente sportivo.
Si trattò comunque di un ruolo marginale.
I film con Riccardo Fellini
Di qui arriveranno per Riccardo altri 19 film, di cui uno diretto proprio dal fratello Federico: “I Vitelloni“, del 1953. Altro grande regista che lo dirigerà sarà Vittorio De Sica, nel film I bambini ci guardano, del 1943.
Tuttavia, si tratta sempre di ruoli secondari, oltre al fatto che la carriera attoriale fu bruscamente interrotta dalla tragica Seconda guerra mondiale. Infatti, dopo le prime 4 pellicole tra il 1942 e il 1943, occorrerà attendere ben 8 anni per rivederlo. Scritturato nel film “Il brigante di Tacca del Lupo“, regia di Pietro Germi (1951), dove figura anche come assistente alla produzione.
L’ultima sarà Una storia moderna, “L’ape regina“, regia di Marco Ferreri (1962). Dopodiché prova anch’egli, come il più famoso fratello Federico, a intraprendere la carriera dietro la macchina da presa.
Tuttavia, il cognome Fellini è per Riccardo troppo ingombrante e finirà per dirigere solo un lungometraggio, di cui ha scritto anche il soggetto: “Storie sulla sabbia” (1963). Film composto da 3 episodi aventi donne come protagoniste. Il cast era composto da quasi tutti esordienti, tra i quali solo Anna Maria Orso avrà una carriera cinquantennale.
Per comprendere il contesto, basta solo dire che il fratello Federico era ormai già una stella del firmamento cinematografico italiano. Fresco di Oscar ricevuto per “Otto e mezzo“, di fatti fa su e giù tra l’Italia e l’America, ma è anche molto amato e stimato altrove, come la Russia.
Quando Riccardo si presenta a Venezia col suo esordio da regista, Storie sulla sabbia, l’accoglienza non è proprio delle migliori. Ecco, per esempio, la recensione di Francesco Dorigo su «Cineforum», che suona come una vera e propria umiliazione, più che una stroncatura:
Essenzialmente gracile, il film s’imposta su tre racconti. Di gusto felliniano, Riccardo riesce a prenderne qua e là qualche spunto felice, qualche intuizione intelligente
In compenso, si occupa anche di documentari per la RAI e per committenti privati e inoltre sarà responsabile come organizzatore e direttore alla produzione di film per conto di varie case cinematografiche. Scriverà anche un programma sempre per la Rai: “Pauline, il cavallo sapiente“, con le musiche di Giuliano Sorgini, datato 1978.
Tra i documentari, va senz’altro segnalata un’inchiesta da animalista ante literram. Si tratta di “Quegli animali degli italiani“, del 1983, grazie al quale per la prima volta le telecamera di una televisione entrano in un mattatoio e nelle catene di montaggio dei supermarket. Il programma, diviso in 7 puntate, fece scalpore e contribuì in parte a migliorare le condizioni degli animali destinati al macello.
Il difficile rapporto con Federico
Cresciuti nell’Italia fascista e stanchi di una realtà chiusa e priva di sbocchi, appena ne hanno la possibilità partono per Roma all’inseguimento dei propri sogni. Federico ambisce a diventare giornalista mentre Riccardo vuole diventare cantante.
Ma nella Roma della neonata Cinecittà vengono entrambi a contatto con il cinema, uno come sceneggiatore e l’altro come attore. Mentre la carriera di Federico lo porta in breve tempo a bruciare le tappe diventando uno dei principali sceneggiatori del neorealismo italiano, Riccardo è costretto, a causa di un matrimonio sfortunato, ad abbandonare rapidamente la carriera cinematografica.
Dopo il fiasco di Storie sulla sabbia, Federico chiede a Riccardo di rinunciare a usare il cognome Fellini per firmare eventuali altri film, invitandolo a usare quello della madre, Barbiani, che sostiene essere più accattivante.
Non sapremo mai se la richiesta di Federico fu fatta per il bene di Riccardo e fargli scrollare di dosso quella parentela ingombrante. Oppure per evitare che altri fiaschi possano “sporcare“ quel cognome così noto.
A prescindere, la richiesta provoca una lacerazione tra i fratelli che sarà sanata soltanto negli ultimi anni di vita di entrambi, soprattutto perché, come vedremo, per Riccardo Fellini sopraggiungerà anche una malattia.
In realtà, la gelosia e l’ammirazione verso l’altro erano probabilmente reciproche. Federico vedeva il giovane Riccardo come lo vedeva il papà e quale in effetti fu: bello, atletico, elegante, sensuale, accattivante. In quel disegno Federico – da ragazzo detto «Gandhi» per la magrezza e il pallore – si relega in un angolo, molto più basso di quanto non fosse, e si ritrae nero di rabbia al cospetto dell’erede al trono, del fratello prediletto da Urbano. Viceversa, Riccardo non avrebbe voluto vivere all’ombra di quel primogenito così ingombrante e di successo.
Riccardo Fellini come è morto?
A metà degli anni ottanta, per Riccardo Fellini sembrano crearsi le condizioni perché possa realizzare il suo secondo film, “Stella cavalla da circo”. Una sorta di fiaba circense (qui ritorna un tema caro al fratello Federico), con protagonista una cavalla bianca, Stella, che sogna di volare. Ma anche un clown che suona il violino su un filo per equilibristi e un adolescente, Candido.
Questa volta, però, le difficoltà sono di altra natura poiché contrae una malattia misteriosa, che lo riduce praticamente immobile a poche settimane dal suo secondo matrimonio. Dopo decenni di distacco, Federico si riavvicina al fratello malato e spende il suo nome contattando i migliori luminari e specialisti. Ma ogni intervento risulta vano e il 25 marzo 1991 Riccardo muore a 70 anni presso il reparto di Neurologia dell’Ospedale Policlinico Umberto I di Roma.
Due anni dopo anche Federico si ammala e per una bizzarra coincidenza viene ricoverato nella stessa stanza in cui è deceduto il fratello.
Alla fine, il suo secondo film mai realizzato vedrà comunque la luce sotto forma di libro: “Stella e il circo“, impreziosito dai disegni di Federico. Un modo, finalmente, per unire quei fratelli condannati alla continua competizione.
Riccardo Fellini sarà seppellito a Bosa, in provincia di Oristano.
Fonti: