Vediamo quali sono state le prime conseguenze all’indomani della vittoria del No al Referendum sulla Giustizia da ambo le parti.
La Vittoria del No al Referendum sulla Giustizia ha già portato importanti novità da una parte e dall’altra.
Prime dimissioni nel Governo Meloni
In primis, e soprattutto, nel Governo, con le dimissioni di due personaggi già da tempo nell’occhio del ciclone: il sottosegretario Andrea Delmastro (che ha collezionato ben 3 casi dall’inizio del suo incarico) e la capo gabinetto del dicastero, Giusi Bartolozzi, per le sue dichiarazioni in Tv piuttosto forti rispetto ai Magistrati.
La spinta decisiva è arrivata dalla stessa Premier Giorgia Meloni, la quale ha subìto la prima seria sconfitta in oltre 3 anni di incarico e comincia a preoccuparsi per il proseguo del suo mandato. Del resto, le prossime politiche si terranno tra circa un anno e mezzo ed è meglio correre subito ai ripari.
Vorrebbe anche le dimissioni del Ministro del turismo, Daniela Santanché. La quale però non sembra ancora intenzionata a farlo e che in una intercettazione aveva già promesso di tirarsi gli altri appresso se fosse costretta a farlo e ad affrontare gli eventuali processi. Resta anche l’opzione della mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. E a quel punto potrebbero esserci franchi tiratori da destra, soprattutto se il voto si terrà a scrutinio segreto.
In fondo, in questi anni per Fratelli d’Italia il consenso è costantemente aumentato. Fatto piuttosto inusuale visto che, fisiologicamente, chi governa tende a perdere voti. Il tutto, anche alla luce delle mancate promesse su molti temi.
Il Centro-sinistra spera di tornare al Governo
Le prime crepe nella maggioranza di Governo alimentano le speranze del Centro-sinistra. Si parla infatti di possibili primarie per decidere il prossimo Premier. Tuttavia, quante speranze concrete ha ad oggi questa coalizione? Si fermerà ad una alleanza Pd-M5S-AVS, piuttosto omogenea ma che forse non avrebbe i numeri per governare? O sarà costretta ad allargarsi verso destra aprendo a Renzi e Calenda?
In quest’ultimo caso potremmo rivedere scene già viste nel 1996 e nel 2006, quando la coalizione di centro-sinistra si presentò alle urne come autentica armata Brancaleone, che di fatto durò in entrambe le occasioni solo 2 anni (nel 96 durò 5 anni ma per varie manovre di Palazzo).
Considerando l’arroganza e il narcisismo dei due ex Pd, per quanto guidino dei partitini che viaggiano intorno al 2%, sarebbe possibile. Del resto, non vanno molto d’accordo con gli altri possibili alleati e sarebbero pronti a imporre i primi diktat e ricatti alla prima occasione utile.
Resta infine la questione Primarie e anche qui il Passato non offre grandi ricordi. Si ricorderanno gli arruolamenti di immigrati o le infiltrazioni di persone esterne ai partiti concorrenti per deviare o inficiare i risultati.
Aggiornamento 25/03/2026
La Ministra del Turismo Daniela Santanché ha dato le sue dimissioni.