Miocardite e vaccino Covid: altri dati inquietanti sugli Under 30

Miocardite e vaccino Covid: altri dati inquietanti sugli Under 30

Arrivano altri dati inquietanti riguardo gli effetti collaterali (in particolare la miocardite) scatenati dal vaccino Covid-19. Nella fattispecie, tra i giovani che rientrano nella fascia d’età 18-29 anni. Coloro a cui il vaccino è stato venduto come chiave per accedere alla libertà e ritornare alla vita sociale di prima con i propri pari.

Tralasciando i numerosi casi di cronaca che si stanno leggendo da quando è iniziata la vaccinazione di giovani e giovanissimi, relativi a casi di morti improvvise nel sonno o durante un’attività sportiva giacché manca una prova scientifica che mai avremo dalle autopsie, qui ci preme riportare altri dati riguardo i tantissimi casi di miocarditi che stanno emergendo nella fascia d’età 18-29 anni.

Ad offrirci un nuovo inquietante report è questa volta uno studio diffuso dalla rivista scientifica canadese Canadian medical association journal, che riguarda 4 milioni e mezzo di vaccinati della Columbia britannica, provincia nell’ovest del Paese.

Rischio di miocardite 150 volte maggiore nei giovani vaccinati

A riportare i dati è il Primato Nazionale che ha attinto da La Verità, giornale che ad onor del vero è stato tra i pochi a tenere sempre un faro acceso sugli effetti collaterali dei vaccini sperimentali Pfizer e Moderna.

Orbene, i ricercatori hanno monitorato gli effetti collaterali riguardanti il sistema cardiocircolatorio dopo sette e dopo 21 giorni dalla prima, seconda e terza dose di siero anti-Covid. E hanno constatato che ad una settimana dalle inoculazioni si sono registrate 99 miocarditi ogni 100mila vaccinazioni contro le 6,7 previste (14,81 volte di più). Dunque, considerando gli effetti a tre settimane, le miocarditi erano 141 contro le 20,1 «attese». Praticamente un numero pari a ben 7 volte di più.

In realtà, i casi di miocarditi in più, se sono alti tra i 18 e i 29 anni (9,87 volte), diventano drammatici ancor di più se si scende con l’età: tra i giovani maschi tra i 12 e i 17 risultano addirittura 25 volte di più.

Particolarmente gravi gli effetti del vaccino prodotto da Pfizer: per esso, infatti, il rischio di miocarditi aumenta vertiginosamente entro sette giorni dalla seconda (con un differenziale di 134,29) e dalla terza dose (139,8) negli adolescenti della fascia 12-18.

Dati insabbiati

La rivista ha cercato di insabbiare i dati sommando le miocarditi tra i giovani con quelli tra gli anziani, meno a rischio di contrarla. Inoltre, hanno azzardato pure un furbesco suggerimento: essendo le miocarditi più frequenti dopo la seconda dose rispetto alla terza, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la strategia di vaccinare a tappeto i ragazzini debba rimanere «la strategia preferenziale». In questo modo, si cerca di annacquare i dati relativi ai casi di miocarditi dopo la seconda dose. Assurdo.

Ma c’è di più: i ricercatori suggeriscono il tutto citando uno studio americano risalente all’estate 2021, dunque prima che emergessero varianti del Covid-19 più contagiose ma molto meno dannose. Come del resto sempre accade per le pandemie, per effetto dell’immunità di gregge. Un decorso naturale però deviato e complicato da una frettolosa vaccinazione di massa mondiale.

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