Sanzioni alla Russia: alla Lukoil di Priolo 10mila posti a rischio

Sanzioni alla Russia: alla Lukoil di Priolo 10mila posti a rischio

Perché la Lukoil di Priolo chiude? Come abbiamo spesso raccontato su queste pagine, la guerra commerciale (e indirettamente militare) alla Russia sta portando seri danni all’economia del nostro paese. Dal caro gas al caro spesa, per non parlare della penuria di diverse materie prime alimentari. E non sappiamo quando tutto ciò avrà fine.

A sentirne enormemente sono ovviamente tutte quelle aziende italiane (o in Italia) che con la Russia hanno solidi e prolifici rapporti. Come la Lukoil di Priolo che per il prossimo 5 dicembre rischia la chiusura, con annessa perdita di ben 10 mila posti di lavoro.

Lukoil Priolo perché chiude

Come riporta Contropiano, purtroppo non è andato a buon fine l’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, complici le banche che hanno deciso di disertare il tavolo ministeriale.

I lavoratori della Lukoil di Priolo (Comune in provincia di Siracusa) hanno già scioperato lo scorso venerdì 18 novembre. L’azienda rischia di fermarsi a causa delle sanzioni al petrolio russo che scatterà il prossimo 5 dicembre e che quindi non potrà più essere acquistato a partire da quella data. Il petrolio russo è infatti l’unico che Lukoil raffina.

L’incontro con le banche era importante proprio per ripristinare le linee di credito che consentirebbero allo stabilimento di acquistare greggio proveniente da altri Paesi. Linee di credito che le banche hanno bruscamente interrotto.

Lukoil di Priolo salvata da nazionalizzazione?

Il termine nazionalizzazione è ormai da almeno un trentennio diventato oltre che desueto nel vocabolario politico italiano, anche un’autentica blasfemia. Sebbene sia tornato di moda magicamente nel caso della Telecom (ne abbiamo parlato qui).

Del resto, la Isab-Lukoil opera in un settore strategico quale è quello dell’energia e Germania e Francia non perdono tempo a nazionalizzare aziende strategiche per non lasciarle in preda a multinazionali straniere. Come ormai accade sempre in Italia.

Si pensi alla Germania, dove il Governo ha deciso di diventare l’azionista unico della SEFE. Lo stesso Governo tedesco già precedentemente era intervenuto per nazionalizzare o comunque per mettere sotto il controllo statale la UNIPER, un gruppo energetico che in Germania è di primaria importanza. Proprio come la Isab-Lukoil in Italia.

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