Emma Bonino, protagonista della politica italiana negli anni 70. Ma negli ultimi anni aveva abbracciato cause immigrazioniste e capitaliste.
Emma Bonino si è spenta oggi dopo una lunga malattia. In politica fin dal 1975 nelle fila dei Radicali, ha contribuito all’approvazione di leggi che hanno scardinato il refrattario e bigotto ordinamento legislativo italiano. Dalla legge sull’aborto a quella in favore del divorzio, fino all’introduzione dell’obiezione di coscienza per evitare il servizio militare.
A partire dagli anni ’80 i Radicali persero la propria spinta propositiva e il loro essere minoranza rumorosa e propositiva. Se Marco Pannella abbracciò via via un modus operandi polemista e talvolta autoreferenziale, dunque sterile e poco concreto lontano dal Parlamento, la Bonino rimase affezionata alle istituzioni, tanto da proporsi perfino per il Quirinale come prima donna Presidente della Repubblica.
Gli anni recenti di Emma Bonino
Ma, soprattutto, dagli anni 2010 è diventata particolarmente immigrazionista, ultraeuropeista, turbo liberista, per non dire capitalista. Puntava allo smantellamento dei diritti dei lavoratori in favore della libertà del mercato del lavoro (sebbene già in passato parlasse male di sindacati e collocamento). Ma anche allo smantellamento del welfare in favore di una Sanità stile americano.
Lo ricorda Marco Rizzo in un post su Facebook:
Non a caso, aveva fondato un partito il cui nome è tutto un programma: +Europa. Ottenendo lauti finanziamenti da un certo George Soros. Miliardario e filantropo di origini ungheresi, lo stesso che ha contribuito al fallimento dello Stato italiano ed è promotore, nei fatti, del cosiddetto Piano Kalergi.
E ancora, teoria gender, ideologia woke. Insomma, uno smantellamento dell’ordine sociale e un rimescolamento delle carte che sa più di “teoria del caos” e funzionale alla confusione. Produttori dello smarrimento dell’essere umano contemporaneo.