Coronavirus, perché in Grecia ci sono pochi casi? Altro che meriti, il motivo reale

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Data ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2020

Durante e dopo la Pandemia da Coronavirus Covid-19, è e sarà in atto una pesante crisi economica dai risvolti ben più drammatici rispetto a quelli del 2008.

A parte i soliti noti che sanno come approfittare delle crisi per arricchirsi ancora di più, le diverse multinazionali farmaceutiche impegnate nella realizzazione del vaccino e che producono farmaci che vanno e andranno per la maggiore (su tutti gli psicofarmaci e gli antidepressivi per la quarantena) e chi ci guadagnerà dallo stesso (ne ho parlato qui), chi sta peggio starà ancora peggio. Tra disoccupazione dilagante, tagli al welfare, recessione che frenerà produzione di prodotti tangibili e il terziario.

L’Eurozona già si apprestava a vivere una recessione ancor prima dell’esplosione dell’emergenza Covid-19. E il divario con la Cina aumenterà ancora di più: si stima che entro la fine del 2020, il Pil cinese sarà di un +1%, mentre i paesi europei tutti sotto lo zero, con l’Italia tra gli ultimi posti.

Gli Usa, come sempre, si riprenderanno presto, dall’alto della loro economia a trazione liberista. Con meno freni e imposizioni dall’alto della nostra.

Il Paese Ue che starà peggio sarà manco a dirlo la Grecia. Della quale non si parla più. Spolpata com’è dalla Troika. In questi giorni, il paese ellenico è però finito agli onori delle cronache internazionali per i suoi pochissimi casi di contagiati e vittime: 2170 i primi, solo 101 i secondi.

Numero ben lontani da quelli degli altri Paesi dell’Europa meridionale. A partire dal nostro, che ormai conta quasi 165mila contagiati ed oltre 21mila decessi. O la Spagna, con quasi 180mila contagiati e quasi 19mila morti.

Una situazione, quella ellenica, che in realtà rispecchia un po’ tutti i paesi balcanici confinanti. Mentre la confinante Turchia sta messa male: 65.111 contagiati e 1.403 morti. Concentrati soprattutto nelle grandi città.

Come mai la Grecia sta messa così bene rispetto alla media degli altri Paesi dell’Eurozona? Il motivo è tutt’altro che positivo come vorrebbero farci [sta_anchor id=”virus”]credere[/sta_anchor].

Coronavirus in Grecia: numeri ridotti per la malasanità

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Come riporta Money, i dati dei contagi in Grecia vengono forniti solo in via ufficiale dall’EODY (Hellenic National Public Health Organization). Il quale fa sapere che sono stati testati quasi 33mila tamponi, su un totale di 11 milioni di abitanti. Basti pensare che in Italia, solo la settimana scorsa, abbiamo fatto quasi 50mila tamponi.

In Grecia i tamponi sono stati fatti, inizialmente, solo a chi proveniva dall’estero. Inoltre chi presenta sintomi riconducibili al coronavirus viene seguiti fino all’ultimo dai medici di famiglia e si fa tutto il possibile pur di non far arrivare in ospedale se non necessita ospedalizzazione.

D’altronde il sistema sanitario pubblico in Grecia è stato drasticamente indebolito da un decennio di tagli ai finanziamenti e al personale, e un affollamento dei reparti da parte dei pazienti contagiati – con il rischio di contagiare medici e personale sanitario – potrebbe essere un suicidio.

È altamente probabile che i casi di COVID-19 in Grecia siano sottostimati in quanto non vengono effettuati test a tappeto né tanto meno test per il coronavirus post-mortem. Ragion per cui è possibile che molte persone siano morte in casa senza diagnosi, prima di risultare positive e non compaiono nelle statistiche.

Contrariamente alle attese, la zona di Atene e Pireo, quella più densamente popolata (la capitale ha 5 milioni di abitanti) non è la più colpita in assoluto: la zona con più contagi è infatti il Nord, in particolare la regione al confine con l’Albania.

Oltre alla questione dei tamponi detta sopra, è probabile che la Grecia non abbia avuto il boom di casi come in altri paesi europei sia perché l’età media dei casi è di 50 anni (e non più bassa, come invece accaduto in Cina, per esempio) sia perché la maggior parte dei pazienti ha contratto il virus con qualche settimana di ritardo rispetto a noi. Quando ormai il governo aveva attuato tutte le misure restrittive del caso.

Turismo in Grecia sarà pesantemente colpito dal Coronavirus

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Il turismo in Grecia è il settore che rappresenta il 25% del prodotto interno lordo. Con il coronavirus, che ha costretto a cancellare viaggi e voli, la più grande fonte di reddito per l’economia greca è in pericolo.

Il governo è intervenuto, offrendo miliardi di euro alle imprese e sovvenzionando gli stipendi dei dipendenti per prevenire licenziamenti di massa, ma l’ombra di una nuova recessione a causa del crollo del turismo pende sulla testa del paese come una spada di Damocle.

I proprietari dei resort stanno prendendo in considerazione l’idea di rimanere chiusi per tutta l’estate, quindi oltre il lockdown obbligatorio che termina a fine aprile.

Come spiegato da Manolis Markopoulos, proprietario di diversi alberghi a Rodi

le cancellazioni sono quasi del 100 percento per maggio, e i costi operativi sono troppo elevati per essere mantenuti in una crisi che non si sa quando finirà”

Il vantaggio della Grecia, però, è che anche in mesi come ottobre e novembre la temperatura è gradevole e tutto sommato balneare. Pertanto, almeno per il turismo interno, ci potrebbe essere la possibilità di intraprendere l’attività turistica in ritardo. In realtà per, se i dati ufficiali restano così bassi, reali o sottostimati che siano, è probabile che il turismo a luglio ed agosto tutto sommato si metterà in moto.

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