Chi viene chiamato alle armi in caso di guerra? Ecco quando tocca ai civili

Chi viene chiamato alle armi in caso di guerra? Ecco quando tocca ai civili

Vediamo chi riceverebbe la chiamata alle armi in caso di guerra. Potrebbe anche toccare ai civili in questi casi.

Le dichiarazioni recenti del Ministro della difesa Guido Crosetto, relativa alla possibilità di chiamare 10mila riservisti alla luce dei vari focolai di guerra venutisi a creare negli ultimi anni, ha gettato nel panico molti italiani. Soprattutto quanti hanno prestato il servizio di lega obbligatorio, ormai molti anni fa. Ma anche chi è stato dispensato dal militare.

Ricordiamo che il servizio militare obbligatorio è sospeso dal 2005, quindi soprattutto chi è nato tra la fine degli anni ’70 e la metà anni ’80, e ha potuto godere di rinvii per studio o altri motivi, non è partito.

Tuttavia, i civili non sono esclusi a priori dalla possibilità di essere chiamati alle armi. Ecco in quali casi partirebbero sul fronte.

In caso di guerra chi viene chiamato alle armi

A spiegarlo, come riporta Il Quotidiano Nazionale, è l’ex magistrato Paolo Remer in un articolo su La legge per tutti.

Prima di tutto, partirebbero i militari di carriera delle Forze armate italiane, quindi:

  • Esercito
  • Marina
  • Aeronautica
  • Carabinieri
  • Guardia di Finanza

Qualora fosse necessario di altre forze sul campo, allora toccherebbe agli ex militari che abbiano completato il servizio da meno di cinque anni.

Chi invece sarebbe escluso a priori, presumibilmente per il ruolo delicato che già svolge sul proprio territorio, sono i Vigili del fuoco e le Forze di polizia ad ordinamento civile (ovvero Polizia di Stato, Penitenziaria e Polizia locale).

In quale caso i civili possono essere chiamati alle armi in caso di guerra?

In casi estremi, qualora i militari non dovessero bastare, allora toccherebbe ai civili. La chiamata avverrebbe sulla base delle liste di leva che comprendono tutti i cittadini maschi tra i 18 e i 45 anni. Ma occorre anche essere dichiarati idonei alla visita.

Occorre poi specificare che, secondo la legge l’articolo 52 della Costituzione, il rifiuto di fatto è un reato. E per evitare la chiamata alle armi si deve avere un grave motivo di salute. Tuttavia, sempre Remer ci tiene a precisare che

l’arruolamento dei civili è un’eventualità davvero remota. C’è prima di tutto un problema di formazione e addestramento che richiede tempo

Occorre poi dire che, sempre secondo la Costituzione, l’Italia ripudia la guerra come strumento di aggressione, quindi vi entrerebbe in caso di difesa dei propri confini. Oppure in soccorso di uno Stato Nato che l’ha subita, come prevede il Trattato internazionale.

E’ però anche vero che questo principio costituzionale sia spesso stato messo in discussione, soprattutto dagli anni 2000 in poi, quando abbiamo partecipato a diverse operazioni militari americane in Medioriente.

Può tornare il servizio di leva obbligatorio?

Specificato già che il servizio di leva obbligatorio sia stato sospeso e non soppresso, secondo il Codice di Ordinamento Militare prevede 2 casi per il suo ripristino:

  1. Se è deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione;
  2. se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.

Matteo Salvini ha più volte proposto di ripristinare il servizio di leva obbligatorio. E sui Social molti si sono chiesti se lui il militare lo abbia fatto. Ne abbiamo parlato qui.

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Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale.

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