Perché gli alpini sono nati a Napoli? La storia

Perché gli alpini sono nati a Napoli? La storia

Per la formazione morfologica della città in questione, in molti restano spiazzati quando vengono a sapere che gli Alpini sono nati a Napoli. Ci si attende, per forza di cose, un’origine piemontese o, comunque, in una regione dove insistono montagne di una certa entità.

Ed invece, gli alpini sono nati a Napoli e ogni anno sono celebrati il 15 ottobre nella suggestiva Piazza Plebiscito, ma non solo. Le celebrazioni sono accompagnate dalle fanfare, dai gonfaloni e dalla presenza di diverse autorità.

Ma vediamo la storia degli alpini e perché sono nati a Napoli.

Alpini: chi sono e cosa fanno

Come spiega Wikipedia, gli alpini costituiscono le truppe da montagna altamente specializzate dell’Esercito Italiano, come lo erano per il Regio Esercito. La denominazione rimanda alla specializzazione nella fanteria e al Corpo degli Alpini, che nel corso degli anni ha gradualmente incluso altri corpi armati e logistici dell’esercito nostrano.

Gli alpini sono specializzati in attività come raid, imboscate, interdizioni d’area, svolte in ambienti non permissivi e montani. Ma anche in combattimento nei centri abitati, al combattimento e movimento in alta montagna, su roccia. Anche in cattura e interrogatori dei nemici, nonché resistenza nel caso in cui ad essere interrogati siano loro.

Gli alpini devono anche essere preparati in spostamenti aerei e in zone particolarmente impervie, anche con presenza di neve e ghiaccio o su roccia.

Si tratta del più antico Corpo di Fanteria da montagna attivo nel mondo, inizialmente istituito per proteggere i confini montani settentrionali dell’Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera.

La prima missione fu svolta in Africa, nel 1888 e si distinsero particolarmente durante la Prima e Seconda guerra mondiale.

Storia degli alpini

Il corpo degli alpini è stato fondato il 15 ottobre 1872. A Unità d’Italia avvenuta, si rese necessario una riforma dell’esercito, che prevedesse corpi specializzati ma anche una leva breve. Si prese a modello quello prussiano.

Ideologo degli alpini fu Giuseppe Perrucchetti, capitano di stato maggiore ed ex insegnante di geografia, il quale preparò uno studio dal titolo “Considerazioni su la difesa di alcuni valichi alpini e proposta di un ordinamento militare territoriale nella zona alpina“, che riprendeva a sua volta un precedente studio del 1868 del Generale Agostino Ricci.

La nota curiosa è che Perrucchetti non era un alpino, ma Capitano dei Bersaglieri. Oltretutto, era nato lontano dalle montagne, a Cassano d’Adda, in provincia di Milano. Ma era molto e studioso di operazioni militari condotte nei secoli precedenti nei territori alpini.

Ne colse così le molte lacune, su tutte il fatto che non esistesse un corpo specializzato per le operazioni in alta montagna, dato che il reclutamento e la preparazione avveniva prevalentemente in pianura.

Il passaggio decisivo avvenne nel 1872, quando Perrucchetti firmò un articolo per Rivista militare, nel quale trattava il problema della difesa dei valichi alpini e suggeriva alcune innovazioni per l’ordinamento militare nelle zone di frontiera. Dunque esponeva le sue idee innovatrici di riforma.

Fu così che si decise di inserire, seppur in modo sibillino e tra le righe, in un decreto di generale riforma anche l’istituzione di un corpo che fosse preparato alla battaglia e ad operazioni generali in montagna. Questa quasi segretezza fu dovuta al fatto che il Ministero della Guerra aveva grossi problemi di bilancio e si temeva che chiedere palesemente l’istituzione di un nuovo corpo, non avesse ottenuto i favori del Parlamento.

Il decreto venne firmato dal re Vittorio Emanuele II il 15 ottobre 1872 che si trovava a Napoli. Si trattava del Regio Decreto n. 1056. Subito dopo, in occasione della chiamata alle armi della classe 1852, iniziò la formazione delle prime quindici compagnie alpine, le quali sarebbero state pronte da lì ad un anno.

L’esordio degli alpini avvenne durante la guerra di Abissinia, in Etiopia. L’Italia cercava in modo imbarazzante di avere il proprio “posto al sole“, al pari delle altre potenze coloniali europee. Ma subì nel continente nero molte sconfitte, che costarono la vita anche a tanti alpini, mandati lì, come dirà l’allora Presidente del consiglio Crispi,tanto per prova”. Del resto, Crispi fu spesso autore di frasi imbarazzanti. Come quando paragonava il Mezzogiorno d’Italia all’Africa stessa.

Dei 954 Alpini partiti dall’Italia sotto il comando del tenente colonnello Davide Menini, ne rimasero vivi solo 92. Lo stesso Merini fu decorato con la medaglia d’argento alla memoria.

Il corpo migliorò progressivamente, seppur lentamente. Si distinse, malgrado i problemi organizzativi ancora presenti, durante la Prima guerra mondiale. Mentre durante il Fascismo fu importante anche per questioni logistiche. Sebbene fu di nuovo rispedito in Etiopia in modo quasi scellerato (un terzo si ammalò di malaria). Inoltre, il corpo non fu risparmiato dalle leggi razziali, con l’allontanamento di molti effettivi rei solo delle proprie origini ebraiche.

Nella Seconda guerra mondiale gli alpini furono soprattutto utilizzati contro l’esercito russo. Ma anche qui le perdite furono pesanti: l’80 percento degli effettivi. A conferma che si chiedeva troppo ad un comparto non adeguatamente preparato.

Durante le lotte partigiane, gli alpini si divisero tra le due fazioni: gli anti-fascisti da un lato e i sostenitori della Repubblica di Salò dall’altro.

Nel Dopoguerra il corpo fu sottoposto a varie riforme, con l’istituzione di nuovi sotto-corpi specializzati. Mentre a partire dagli anni ’90 è stato chiamato nei vari teatri di guerra mondiali, nel solco dell’alleanza atlantica. Facendosi quindi apprezzare a livello internazionale soprattutto in Afghanistan, territorio montuoso impervio.

Gli alpini sono risultati importanti anche per missioni civili, come in occasioni di alluvioni, terremoti o frane. In Italia e all’estero.

Perché alpini sono nati a Napoli?

Come detto nel paragrafo precedente, gli alpini sono nati a Napoli per puro caso. E’ lì che Vittorio Emanuele II si trovava al momento della firma e l’istituzione del corpo fu inserita nel regio decreto sostanzialmente di nascosto affinché il parlamento approvasse il provvedimento e non si opponesse per i problemi di bilancio del ministero della guerra.

Come visto, il corpo si è distinto eroicamente nelle operazioni che è stato chiamato a svolgere, malgrado una certa approssimazione organizzativa dei piani alti. La quale spesso è costata tante vite umane.

Organizzazione che è stata gradualmente raggiunta dal dopoguerra e in anni più recenti gli alpini si sono fatti apprezzare spesso a livello mondiale, anche per missioni civili. Risultando il corpo militare maggiormente specializzato in operazione di alta montagna del mondo.

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Pubblicato da Luca Scialò

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