La vittoria in Sassonia-Anhalt di Alternative für Deutschland (AfD) agita i sogni delle democrazie europee. Ma non chiamatelo nazionalsocialismo.
Il voto in Sassonia-Anhalt che ha visto l’affermazione di Alternative für Deutschland (AfD) ha subito innescato il solito spauracchio nazista e i soliti discorsi demagogici. Si parla di voto di protesta, anche giustamente, perché l’economia tedesca è letteralmente collassata, lontano ricordo della Germania che fu “locomotiva d’Europa”. Tra bilancia commerciale in negativo e fallimento di molti colossi industriali.
Tuttavia, non si cada nell’equivoco che AfD rappresenti un partito nazionalsocialista. Invece, occorre parlare di partito tecno-fascista, sostenuto da milionari come Peter Thiel ed Elon Musk. Gli stessi al servizio di Donald Trump e del movimento MAGA.
Presenta dunque una contraddizione di fondo: da un lato è ferocemente etno-nazionalista e anti-immigrazione quando si tratta di controllare le frontiere, ma dall’altro è anti-statalista e iper-globalista. Proprio come tanti altri partiti di finta destra e finta sinistra al governo in mezzo mondo.
La vera natura di AfD
Come ben illustra Maurizio Blondet, basta guardare ai due leader: da un lato c’è Tino Chrupalla, che sostiene una visione più tradizionale, nazionalista, “eurasiatica” e multipolare. Dall’altro c’è Alice Weidel che strizza l’occhiolino alla destra di Silicon Valley e al libertarismo capitalista. Visione che sta pure avendo la meglio.
Nel programma di AfD c’è la richiesta che la Germania raddoppi la capacità dei suoi data center e quadruplichi la potenza di calcolo dell’IA entro il 2030. Per rendere fattibile ciò, si rende necessario il ritorno al nucleare e la revoca delle sanzioni contro la Russia al fine di garantirsi una “energia a basso costo”.
Pertanto, la linea politica di Alternative für Deutschland è guidata dal freddo calcolo dell’industria tecnologica. La Russia è vista semplicemente come un fornitore di quel gas necessario per mantenere in funzione i server di una Germania iperdigitalizzata.
Siamo di fronte a una plutocrazia tecnocratica con impulsi nazionalisti dell’estrema destra.
Ora si guarda con preoccupazione al 2029
Le elezioni politiche in Germania si terranno tra tre anni, salvo caduta anticipata del governo. Se la Cdu non cambia passo, il rischio è che pure alleandosi coi socialisti e con i Verdi, non avrà i numeri per governare. Anche perché a erodere i voti sono anche i comunisti di Linke.
Per cambio di rotta si intende una politica estera meno asservita agli americani e più incentrata sull’interesse nazionale. La stessa che ha fatto grande la Germania nei periodi Kohl e Merkel. Stesso discorso per la Francia, altra nobile decaduta.