Taiwan, vince il candidato anti-Cina: perché dovremmo preoccuparci

Taiwan, vince il candidato anti-Cina: perché dovremmo preoccuparci

Le elezioni presidenziali in Taiwan hanno visto la vittoria di William Lai, del Dpp. Candidato contrario a un dialogo con la Cina.

Le elezioni presidenziali in Taiwan hanno visto la vittoria di William Lai, del Partito democratico progressista (Dpp), con il 40,2% delle preferenze. Il suo principale avversario, il candidato dei nazionalisti del Kuomintang Hou Yu-ih, ha già ammesso la sua sconfitta, scusandosi “per aver deluso gli elettori” e promettendo di continuare il suo impegno politico.

Si tratta di una sorta di smacco a Pechino anche perché era Hou il candidato più vicino alla Cina, mentre Lai, all’opposto, non vuole cedere alla scomoda vicina che vorrebbe inglobare il paese e controllarlo.

Cina che ha seguito “molto da vicino” le elezioni. Infatti, il ministero della Difesa di Taiwan, ha riferito di aver rilevato 8 jet e 6 navi militari cinesi intorno all’isola poco prima dell’apertura dei seggi. Inoltre, sarebbero stati avvistati anche due palloni aerostatici.

Inoltre, come già ricordato qui, il presidente Xi Jinping, nel suo discorso di fine anno, aveva già ribadito “l’inevitabilità storica dell’unificazione”, non lasciando alcun dubbio quindi sulle sue intenzioni. Più che un discorso di auguri, una dichiarazione di guerra.

Ma una possibile invasione della Cina ai danni di Taiwan dovrebbe preoccuparci tutti, per le pesanti ripercussioni economiche che ne deriverebbero.

Cosa rischiamo se Cina invade Taiwan

Come spiega Il Giornale, ha riportare lo scenario nei dettagli è Bloomberng Economics: la conseguente guerra che ne scaturirebbe avrebbe un costo di circa 10 trilioni di dollari, pari a quasi il 10% del pil mondiale.

La Cina continentale e Hong Kong coprono circa il 35% delle esportazioni di Taiwan, e questa quota rappresenta circa un quarto dell’import di Taipei. L’isola produce inoltre la maggior parte dei semiconduttori logici avanzati del mondo.

Un blocco alle esportazioni sarebbe un disastro perché i chip sono ormai fondamentali per i dispositivi che usiamo in casa (smart home e domotica), i dispositivi mobili (portatili, smartphone, tablet), per le auto di ultima generazione, ecc.

Il capitale di mercato totale dei primi 20 clienti del gigante dei chip Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. è di circa 7.400 miliardi di dollari. Bloomberg Economics ha quindi ragionato su due scenari:

  1. un’invasione cinese che attira gli Stati Uniti in un conflitto locale;
  2. un blocco che taglia fuori Taiwan dal commercio con il resto del pianeta.

Conseguenze delle elezioni a Taiwan

In caso di guerra, l’economia di Taiwan dovrebbe fare i conti con una contrazione del pil pari al 40%. Con la rottura delle relazioni con i principali partner commerciali disattivate e nessun accesso ai semiconduttori avanzati, il pil cinese subirebbe un colpo del 16,7%.

Il pil Usa incasserebbe un –6,7%, mentre per il mondo nel suo insieme il pil calerebbe del 10,2%. Ad esser colpire maggiormente sarebbero le economie della Corea del Sud, del Giappone e dell’Asia orientale.

Per quanto riguarda, invece, un ipotetico blocco cinese su Taiwan, in tal caso l’isola incasserebbe un sonoro -12% alla voce del suo pil. Per la Cina, gli Stati Uniti e il mondo nel suo insieme, il pil nel primo anno scenderebbe rispettivamente dell’8,9%, 3,3% e 5%.

Si tratta comunque di conseguenze devastanti sul medio-lungo periodo e non certo nell’immediato. Staremo a vedere.

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