Spotify licenzia 1.600 dipendenti, nonostante fatturati e utenti aumentino ogni anno

Spotify licenzia 1.600 dipendenti, nonostante fatturati e utenti aumentino ogni anno

Vediamo perché Spotify sta effettuando dei licenziamenti nonostante le cose stiano andando molto bene e abbia anche aumentato le tariffe.

Nonostante un terzo trimestre ben accolto dal mercato, grazie a un aumento del 26% degli utenti attivi e con utile netto di 65 milioni di euro, una delle più importanti piattaforme di streaming al mondo, Spotify, ha annunciato massicci licenziamenti. Per la precisione, il 17% del personale, per un totale di 1.600 posti di lavoro.

La cosa non sorprende, visto che capita spesso che colossi del web e non solo, sacrifichino posti di lavoro per aumentare i margini di profitto. Una volta a licenziare erano le aziende in difficoltà, magia del web.

Ad onor del vero, si tratta della terza riduzione del personale annunciata da Spotify nel 2023: il primo taglio di circa 600 posti di lavoro è stato annunciato a gennaio. In estate, è arrivato il secondo annuncio di un taglio di circa 200 posti di lavoro.

Ecco come la dirigenza di Spotify giustifica il tutto.

Perché Spotify sta licenziando

Come riporta Il fatto quotidiano, il Ceo Daniel Ek ha così giustificato il terzo round di licenziamenti:

Mi rendo conto che per molti una riduzione di questa portata sembrerà sorprendentemente ampia, data la nostra recente trimestrale e la nostra performance (…)

Tuttavia, considerando il divario tra il nostro obiettivo finanziario e i nostri attuali costi operativi, ho deciso che un’azione sostanziale per ridimensionare i nostri costi era l’opzione migliore per raggiungere i nostri obiettivi

Dopo aver citato anche la necessità di un’organizzazione più snella utile per una maggiore efficienza del servizio, Ek ha concluso così il suo discorso:

Questo non è un passo indietro; è un riorientamento strategico. Siamo ancora impegnati a investire e fare scommesse coraggiose, ma ora, con un approccio più mirato, garantendo la continua redditività e la capacità di innovazione di Spotify

Intanto ha anche aumentato le tariffe

Come non bastassero i licenziamenti, Spotify aveva già aumentato le tariffe in alcuni paesi: prima nel Regno Unito, poi negli Stati Uniti e infine in Australia a luglio, perché erano aumentati i costi. Quasi sicuramente riguarderanno anche gli utenti europei.

Buon ascolto.

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Pubblicato da Carlo Brigante

Mi definisco un "ribelle" del web

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