Salvatore Baccaro, l’orco buono del Cinema italiano

Salvatore Baccaro, l’orco buono del Cinema italiano

Introduzione

La sua patologia, la acromegalia, che gli aveva conferito un volto ingrossato, ma anche un fisico tozzo e curioso, fu anche la sua fortuna cinematografica. Parlo di Salvatore Baccaro, celebre caratterista in molti B-movie degli anni ’70.

Arrivò al cinema in un modo quasi pasoliniano, per caso e involontariamente. Originario di Roccamandolfi, in provincia di Isernia, si trasferisce da ragazzo a Roma. Qui faceva il fioraio ambulante nei pressi dei teatri De Paolis di via Tiburtina.

Venne notato e poi scritturato da Carmelo Bene per il film Salomè, alla fine degli anni sessanta, per il suo particolare aspetto fisico: fisicamente deforme e tozzo, aveva un viso caratterizzato da fronte sporgente, naso schiacciato. Particolari anche le mani, dalle dita enormi.

Un aspetto da orco, che però faceva da involucro ad un carattere dolce e disponibile.

Salvatore Baccaro, il caratterista dall’aspetto animalesco

Come riporta Wikipedia, la sua particolare condizione fisica lo portò alla partecipazione ad oltre 100 film, tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni ottanta. Soprattutto nelle pellicole della commedia erotica degli anni settanta. Ma anche del genere western, in molti film di Franco e Ciccio e nella serie di Pierino.

Non mancano però nel suo currimulum anche film di spessore, come Profondo rosso di Dario Argento (1975), dove interpreta un fruttivendolo. Del resto, l’aspetto fisico si prestava bene per il Cinema Horror. Un altro esempio è Terror! Il castello delle donne maledette (1973) di Dick Randall.

L’ultimo film cui prese parte fu Dagobert di Dino Risi, del 1984. Proprio quell’anno, il 18 dicembre, Salvatore Baccaro morì prematuramente a soli 52 anni, colto da infarto durante un intervento chirurgico non riuscito alla tiroide tenuto a Novara.

In realtà della sua vita non si era saputo più niente almeno fino al 2004, quando il fratello Armando rivelò per la trasmissione Stracult (che approfondiva proprio il cinema di quegli anni) la malattia di cui soffriva e la morte.

Si stava preparando per un altro film: Il nome della rosa, di Jean-Jacques Annaud, trasposizione del famoso romanzo di Umberto Eco uscito nel 1980. Dove avrebbe interpretato Salvatore, il deforme guardiano del convento.

La pellicola, uscita due anni dopo, gli avrebbe dato, molto probabilmente, la ribalta internazionale. E chissà, gli avrebbe concesso di partecipare a molti altri film stranieri. Il ruolo fu poi assegnato a Ron Perlman.

Telemolise lo ha ricordato alcuni anni fa con un bel servizio, parlando di un evento organizzato dal comune di Roccamandolfi da dove proveniva, in occasione del trentennale della sua morte. All’evento partecipò anche il fratello Armando:

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