La principessa thailandese Bajrakitiyabha Mahidol, anche nota come Bha, non ce l’ha fatta. E’ morta all’età di 47 anni e da 4 era in coma. Soffriva di un’infezione addominale e dipendeva da apparecchiature mediche per sostenere le funzioni di polmoni e reni. A causargliela un’infezione da micoplasma, un tipo di infezione batterica solitamente associata alla polmonite. Si è spentagiovedì 11 giugno 2026.
La Principessa Bha era l’unica figlia del primo matrimonio del re Maha Vajiralongkorn, dunque erede al trono. All’epoca circolò anche la voce che a spedirla in coma fosse stato la terza dose del vaccino Pfizer, tanto che il Re aveva sospeso la vaccinazione per la popolazione con quella tipologia di vaccino basata su mRNA e aveva intenzione di fare causa al colosso farmaceutico americano.
Tuttavia, questa tesi è stata bollata come complottista e riportata solo dai siti di contro-informazione.
La morte della Principessa di Thailandia, una grave perdita per l’umanità
A prescindere dalla causa reale della morte, l’umanità perde sicuramente una personalità di alto profilo. Impegnata strenuamente per i diritti umani, soprattutto in favore delle persone del suo popolo.
Come riporta Euronews, la principessa Bajrakitiyabha aveva studiato giurisprudenza all’Università Thammasat, per poi conseguire un master e un dottorato nella stessa disciplina alla Cornell University, ma negli Stati Uniti.
La sua tesi di dottorato era incentrata sulla tutela dei diritti degli imputati. Dopo gli studi ha messo in pratica quanto studiato, spendendosi molto al fine di migliorare le condizioni di vita delle detenute, ma anche per promuovere iniziative contro la violenza sulle donne.
L’Assemblea generale dell’ONU ha adottato, anche grazie al suo impegno, le “Bangkok Rules” sulle cure e le condizioni di detenzione delle donne. Inoltre, è stato istituito a suo nome un programma di scambio di giuristi tra la Thailandia e la Cornell University.
Ha poi intrapreso una proficua carriera diplomatica come ambasciatrice della Thailandia presso l’Austria dal 2012 al 2014, ma senza dimenticare i problemi del suo Paese, concentrarsi sui temi della giustizia penale.
Lo studioso thailandese Pavin Chachavalpongpun l’ha descritta come una persona che “trattava ogni funzionario con gentilezza e rispetto”.