Il Pd rinuncia alle Primarie: una farsa lunga 16 anni

Il Pd rinuncia alle Primarie: una farsa lunga 16 anni

Il Pd rinuncia alle primarie in molte regioni dove si voterà alle amministrative, segno del fallimento di questo strumento simbolo.

Il Pd rinuncia a uno dei suoi simboli, per il quale in tutti questi anni si è vantato tanto: le Primarie. Ovvero, la scelta dei candidati alle elezioni di turno fatta dal voto della base.

In effetti, sono lontani i tempi di quando oltre 3,5 milioni di persone ai gazebo nel 2007 incoronarono Walter Veltroni, primo segretario del neonato partito, eletto con il 75%. Via via quella partecipazione così speranzosa e popolare si è sempre più scemata, alla luce della constatazione che alla fine le primarie incoronavano sempre il candidato favorito e in modo plebiscitario.

Alla fine, al candidato preferito si abbinavano una serie di candidati farsa, comprimari funzionali alla vittoria del primo. Non solo, potevano votare anche persone non iscritte, il che ha sempre provocato infiltrazioni esterne che hanno inficiato il risultato finale.

Su tutte, il fatto che spesso le primarie servissero a personaggi locali per mostrare la propria forza, appoggiando il candidato meno favorito e facendo così uscire un risultato inaspettato. Clamoroso fu per esempio il caso di Bruno Tabacci a Casoria.

Ma vediamo dove il Pd ha rinunciato alle primarie.

Il Pd rinuncia alle primarie in varie regioni

Come riporta Il Corriere della sera, in Sardegna per il «campo largo» correrà l’aspirante governatrice Alessandra Todde, fedelissima contiana, previo accordo romano. Tuttavia, la coalizione rischia grosso poiché l’ex governatore Renato Soru ha deciso di lasciare il Pd, per candidarsi da solo e portandosi dietro un pezzo di centrosinistra: mossa che inevitabilmente azzopperà Todde.

Niente primarie per la scelta del candidato presidente della Regione in Piemonte, Umbria e Abruzzo. Idem in Basilicata, dove sotto la regia dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza correrà Angelo Chiorazzo, candidato «bianco» ma scelto dai «rossi» lucani perché ritenuto la migliore sintesi per riconquistare la Regione. E proprio adesso è arrivato lo stop alle primarie anche dal Pd di Firenze, nonostante la richiesta di Cecilia Del Re, che ha riunito all’ombra di Palazzo Vecchio mille persone per chiedere le primarie per il dopo Nardella. Anche in Emilia Romagna si rinuncerà alle primarie in ordine sparso.

Insomma, altro che Pd dei gazebo e della partecipazione popolare invocato da Elly Schlein.

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Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale.

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