Patto di stabilità: anche il governo Meloni si piega a Germania e Francia

Patto di stabilità: anche il governo Meloni si piega a Germania e Francia

Il Patto di stabilità firmato dal Governo Meloni è perfino peggiore di quanto avrebbe fatto il Pd. Ecco le cifre.

Chi ha votato la Meloni sarà rimasto profondamento deluso dal fatto che il Governo Meloni abbia accettato di tagliare ben 20 miliardi di euro di spesa pubblica. Ogni anno e fino al 2027.

Non solo. Dal 2028 i tagli raggiungerebbero invece i 100 miliardi di euro l’anno visto che rientrerà in gioco il computo degli interessi sul debito (più di 80 miliardi di euro l’anno), temporaneamente accantonato per il triennio 2025-27. Il quale in realtà è un quadriennio, se calcoliamo il 2024, anno in cui tornerà il Patto di (in)stabilità e (de)crescita e quello delle elezioni europee.

Parliamo di profonda delusione alla luce di quanto detto dalla Meloni per 11 anni all’opposizione contro i tanti governi susseguitisi in questi anni. Tutti zelanti nei confronti dei paesi che dettano legge in Europa: Germania e Francia. Paesi oggi molto più deboli, soprattutto il primo. Il quale, non ha più l’economia trainante degli “anni 10” e la guida di una personalità forte come la Merkel.

I pochi elettori rimasti di Forza Italia e Lega, invece, tutto sommato si sono abituati a ciò, visto che i loro partiti di riferimento hanno perfino sostenuto Mario Draghi.

Cosa prevede il Patto di stabilità

Come riporta L’antidiplomatico, il nuovo Patto di Stabilità e Crescita risulta addirittura peggiorativo rispetto alla versione precedente. Nel nuovo patto restano ovviamente sia il tetto del 60% al rapporto debito/PIL, sia quello del 3% per il deficit/PIL. I Paesi con un rapporto debito/PIL superiore al 90% dovranno ridurre il debito dell’1% l’anno (dello 0,5% i Paesi con rapporto superiore al 60% ma inferiore al 90%).

Per l’Italia, come dicevamo, si tratterebbe di oltre 100 miliardi di euro di taglio della spesa pubblica tenendo contro degli interessi sul debito (86 miliardi di euro, il 4,2% del PIL, nel 2024). Scomputando il costo degli interessi, il taglio è di “soli” 20 miliardi di euro l’anno.

L’accordo prevede anche che i Paesi che abbiano un rapporto debito/PIL superiore al 60% e un rapporto deficit/PIL superiore al 3% riducano il deficit dello 0,5% l’anno fino a raggiungere un rapporto dell’1,5%.

In fondo, Giancarlo Giorgetti ministro dell’economia e delle finanze aveva lasciato intendere una continuità con Draghi, visto che è stato il suo braccio destro nel precedente governo.

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