Green pass con chip NFC sottocutaneo? In Svezia è già realtà

Introduzione

Vuoi vedere che arriva anche il Green pass con chip NCF sottocutaneo?

Da quando è iniziata la storia del Covid-19, tutte le cose che si sono dette inizialmente e che venivano tacciate di complottismo o fantascienza, si sono via via tristemente avverate.

Il virus creato in laboratorio è un sospetto anche per l’OMS, tanto che parla di approfondimenti necessari; ed è pure emerso in alcuni scambi di email di Anthony Fauci.

Il virus come pretesto per spingere al controllo sulle nostre vite ed è arrivato il Green pass.

Nonché pretesto per accelerare la diffusione del 5G e la transumanza verso una digitalizzazione delle nostre esistenze. Ed in effetti, vediamo come le nostre vite dipendano ancora di più dalla tecnologia e come i cavi della nuova connessione veloce viaggino sempre più sottosuolo come i mostri del film Tremors. Con la scusa che la connessione nel nostro paese faccia pena, come del resto emerso dalla comunicazione online cui il Covid-19 ci ha costretti.

Si era anche detto che come vaccino ci avrebbero installato un microchip. Forse ciò non si è verificato ancora – salvo capire il contenuto dei vaccini di nuova generazione cosa contenga davvero, il Ministro dell’innovazione tecnologica Colao aveva fatto trapelare qualcosa in una vecchia intervista – ma qualcosa sottocutanea forse arriverà presto e riguarderà il Green pass.

Vediamo cosa accade in Svezia, paese spesso avanti su tante cose. Anche nel male.

Green pass con chip NFC sottocutaneo

Come riporta Everyeye, in Svezia, la startup Epicenter ha proposto di conservare all’interno di un piccolo chip NFC i dati della propria vaccinazione, per rendere più semplice e veloce il controllo del Green Pass. E dunque per rendere più snelle le procedure di verifica dell’idoneità a determinate attività, possibili solo con certificazione verde.

Gli ostacoli non sarebbero pochi. Rappresentati in parte dalla deontologia, poiché si tratterebbe dell’impianto di un corpo estrano, ma in larga parte anche e soprattutto dallo scetticismo generale che l’idea di un “microchip sotto la pelle” possa in qualche modo limitare le nostre libertà personali.

In realtà, quella degli impianti di chip NFC è una pratica già in uso da diversi anni. Epicenter ci tiene poi a ribadire come l’inserimento di un chip NFC sotto la pelle sia una pratica del tutto reversibile, oltre a costituire un interessante sistema di archiviazione per altre informazioni utili dell’individuo:

Gli impianti sono una tecnologia molto versatile, che può essere utilizzata per cose molto diverse. In questo momento potrebbe essere molto conveniente avere un passaporto COVID sempre accessibile sul proprio impianto

Altri utilizzi potrebbero essere la memorizzazione di dati di accesso aziendali oppure di casa, per chi vive in zone dov’è previsto l’utilizzo di un badge identificativo.

In Svezia microchip sottocutanei quasi una moda

Come riporta l’Indipendente, l’origine scandinava della proposta non deve sorprendere. La moda del “chipparsi” ha preso piede in Svezia e in alcune aziende tecnologiche statunitensi già a partire dal 2014. Ma le funzionalità dell’innesto si limitano a quelle che normalmente vengono espletate dalle normali tessere magnetiche o dagli smartphone.

Non una vera e propria rivoluzione, dunque, piuttosto una scelta estetica lanciata dal tatuatore Jowan Österlund in nome del transumanesimo.

Tecnologia NFC come funziona

Come spiega Panda Security, la sigla NFC sta per Near Field Communication, che possiamo tradurre come comunicazione a corto raggio.

Questa tecnologia consente la trasmissione senza contatto di dati bidirezionale tra due dispositivi che si trovano pochi centimetri di distanza ed è l’evoluzione dell’RFID, un metodo di autenticazione tramite comunicazione con onde radio.

Queste le caratteristiche tecniche principali dell’NFC:

  • Contactless
  • Senza fili
  • Comunicazione a un massimo di 10 cm di distanza
  • Bidirezionale
  • Velocità massima: 424 kbit/sec
  • Frequenza di trasmissione: 13,56 MHz

L’NFC non è una tecnologia nuova. E’ stata ufficialmente inventata da Charles Walton, che ne ha registrato il brevetto nel 1983. Tuttavia, occorre attendere fino al 2004 per vedere un interesse reale delle grandi aziende, tra cui Nokia e Sony, che iniziano a mettersi d’accordo su come introdurre questa tecnologia nei loro dispositivi.

Per utilizzare questo metodo di comunicazione, un dispositivo deve contenere un chip NFC, integrato o all’interno di una SIM o di una scheda MicroSD.

Ad esempio, sui telefoni Android degli ultimi anni è possibile attivarlo seguendo il seguente percorso

Impostazioni > Dispositivi collegati > NFC

Una volta attivato l’NFC, il dispositivo sarà in grado di comunicare con altri dispositivi su cui è abilitata questa tecnologia, ad esempio i terminali di pagamento o i tag NFC.

Sono piccoli circuiti in cui viene salvata una minuscola quantità di dati leggibile avvicinando un dispositivo con NFC attivato. I tag possono essere programmati per eseguire un’azione al dispositivo che viene avvicinato

In questo modo, ad esempio, è possibile:

  • Trasmettere contatti e informazioni in luoghi pubblici
  • Attivare/disattivare una sveglia
  • Connettersi al Wi-Fi
  • Attivare un dispositivo connesso al dispositivo principale, ad esempio delle casse stereo

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