Chiude la ‘Netflix italiana’: Pd ha buttato 7,5 milioni

Chiude la ‘Netflix italiana’: Pd ha buttato 7,5 milioni

Era stata ribattezzata dal Ministro dei beni culturali Dario Franceschini la “Netflix della cultura italiana”. Rievocando la piattaforma di streaming americana che sforna un successo dopo l’altro, con tanto di tormentoni al seguito. Ultimo in ordine di tempo la serie su Mercoledì Addams, il cui balletto è virale sui Social ormai da ottobre scorso.

Parliamo della piattaforma Itsart, messa in liquidazione il 29 dicembre 2022, per ordine del nuovo ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Il quale ha deciso di non metterci – o meglio sprecare – altri soldi e di staccare la spina ad un carrozzone inutile e costoso.

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Il flop di Itsart

Come raccontato da Il Foglio, Itsart era stata lanciata nel maggio del 2021, voluta dal suo ministero e realizzata da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Chili. Sebbene la sua ideazione risalisse al 2020, quando c’è stato il boom delle piattaforme di streaming complici i vari lockdown che ci hanno rinchiusi tutti in casa. Rendendoci series addicted.

Itsart, il cui nome è già brutto di sé, avrebbe dovuto produrre Film, serie, spettacoli, documentari, musica. Insomma, cultura a 360 gradi, possibilmente di qualità, visto che si parla pur sempre di servizio pubblico. Pagato anche dal canone dei cittadini.

Franceschini così aveva presentato il progetto:

Le potenzialità della rete sono straordinarie, Itsart è un modo nuovo di offrire la cultura italiana a tutte le persone che potranno da casa aggiungersi a quelle che continueranno ad andare a vedere gli spettacoli dal vivo

Itsart è un palcoscenico virtuale che si aggiunge a quello reale per moltiplicare il pubblico, nella consapevolezza che la fruizione digitale non potrà mai sostituirsi a quella dal vivo

Peccato che i numeri hanno detto altro: 141 mila utenti registrati per un totale di 246 mila euro di incassi. Cifre decisamente ridicole, considerate le spese: nel 2021 sono stati sborsati 7,5 milioni di euro, di cui 900 mila per il personale.

Ma a parte il disastro finanziario, c’è un altro fatto che ha generato irritazione: diversi contenuti a pagamento sulla piattaforma erano in realtà disponibili gratis altrove. Si pensi al concerto di Claudio Baglioni, disponibile su Youtube senza sborsare un euro.

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