Criptovalute quanto inquinano? Le cifre allarmanti

Introduzione

Quanto inquinano le criptovalute? Le criptovalute sono senza dubbio l’asset finanziario del momento

Nate ufficialmente – almeno nella versione odierna senza contare qualche progetto fallito tra gli anni ’90 ed inizio 2000 – nel 2008 dopo il rilascio del progetto da parte dell’ancora misterioso Satoshi Nakamoto, hanno visto negli anni apparire una mole straordinaria di altri esemplari. Anche con proprie peculiarità.

Negli ultimi tempi sta arrivando anche un maggiore riconoscimento istituzionalecon il lancio di ETF, per esempio, o di criptovalute gestite da banche centrali nazionali. Su tutti, il caso di El Salvador.

Non manca comunque ancora un forte ostracismo da parte degli enti regolatori. Del resto, le criptovalute sono anche molto pericolose, giacché, proprio per la loro natura digitale e incontrollata, possono essere adoperate per scopi illegali. 

Come la compravendita di armi, il riciclaggio di denaro sporco, la richiesta di riscatti informatici (e non), il finanziamento a gruppi terroristici. Così come essere utilizzate per truffe varie ed eventuali.

Ma c’è un’altra accusa rivolta alle criptovalute. Il loro essere altamente inquinanti, per quanto riguarda il Mining. Traducibile proprio con estrazione mineraria in italiano.

Se è vero che qualche progresso è stato fatto con l’arrivo del Proof of stake in luogo del Proof of work, ancora molto deve essere fatto per mitigare questo problema.

Un interessante articolo del The Guardian aggiunge un nuovo tassello su questo argomento, intorno al quale già circolano diverse stime.

Ecco il danno provocato all’ambiente da parte delle criptovalute.

Quanto inquinano le criptovalute?

Secondo Digiconomist, il cui studio è stato ripreso sempre dal prestigioso giornale britannico, ogni transazione avviene mediante la stessa quantità di energia che una famiglia americana tipo è in grado di consumare nell’arco di in un mese. Vale a dire circa un milione di volte in più in emissioni di carbonio rispetto a una singola transazione con carta di credito.

A livello mondiale, le tracce dicarbonio rinvenute nell’estrazione di bitcoin èaddirittura superiore a quella del totale di un paese come degli Emirati Arabi Uniti e di poco inferiore ai Paesi Bassi.

A lanciare l’allarme è anche Benjamin A Jones, economista presso l’Università del New Mexico, il quale ha puntato il dito proprio contro il Proof of work. A fine articolo vedremo meglio di cosa si tratta.

Lo stesso Jones è stato recentemente coautore di un articolo che stimava che nel 2018 ogni $ 1 di valore di bitcoin creato era associato a $ 0,49 di danni alla salute e al clima negli Stati Uniti. 

Tali stime derivano dall’aumento degli inquinanti generati dalla combustione di combustibili fossili utilizzati per produrre energia. L’esposizione a sostanze inquinanti come il particolato fine è stata collegata ad un aumento del rischio di morte prematura.

Criptovalute e inquinamento: la lettera al Congresso

Il mese scorso, un gruppo di 70 persone appartenenti ai climate, economic and racial justice groups ha scritto una lettera al Congresso esortando i leader ad affrontare le implicazioni climatiche della criptovaluta.

La lettera cita i livelli estremi di emissioni di carbonio, consumo energetico e rifiuti elettronici generati dall’utilizzo, dalla produzione e dall’estrazione di criptovalute. In particolare il processo di proof of work ad alta intensità energetica utilizzato dalle due più grandi criptovalute: bitcoin ed ethereum.

L’estrazione mineraria legata alle criptovalute ha già un impatto pesantemente negativo sulle comunità locali come Seneca Lake, New York e Limestone e Jonesborough nel Tennessee, attraverso la distruzione ambientale, l’inquinamento acustico e il crollo del valore delle proprietà, afferma la lettera.

I residenti dicono che il Seneca Lake, in particolare, si è riscaldato così tanto a causa dell’aumento della domanda di energia che il lago sembra una vasca idromassaggio. La centrale elettrica sta già aumentando le sue emissioni di carbonio, quasi dieci volte superiori nel 2020.

La fuga in Texas

L’articolo di The Guardian sottolinea anche come il Texas stia vivendo un grosso problema.

Dopo il già citato giro di vite della Cina sull’estrazione di bitcoin, molti minatori si sono trasferiti in Texas, dove la rete elettrica è deregolamentata. I gruppi ambientalisti affermano che la pressione extra sulla rete del Texas potrebbe causare ulteriori blackout come quelli verificatisi a febbraio, quando le famiglie sono finite in assurde situazioni di buio e gelo.

Altri luoghi in tutto il paese stanno riavviando gli impianti a carbone per alimentare l’estrazione di bitcoin.

L’impatto distruttivo della criptovaluta sull’ambiente è solo un altro esempio di come le aziende in un’economia finanziarizzata non si fermeranno davanti a nulla per creare profitti per gli investitori e come le comunità di colore alla fine ne pagheranno il prezzo

ha scritto nella succitata lettera Erika Thi Patterson dell’Action Center on Race and the Economy.

La quale ha poi denunciato:

Le criptovalute e i loro minatori si affidano a combustibili nocivi come il carbone che producono emissioni tossiche legate ad asma, cancro, piogge acide e cambiamenti climatici. In tal modo, la criptovaluta sta esacerbando decenni di razzismo ambientale e alimentando il caos climatico

Le criptovalute hanno rilanciato il dannoso uso del carbone

L’articolo del The Guardian cita anche il vicedirettore legislativo del Sierra Club, Patrick Drupp. Il quale ha dichiarato:

È oltremodo assurdo che, mentre parliamo (di emergenza climatica, ndr) e mentre la crisi climatica viene approfondita, le centrali elettriche a combustibili fossili stanno vedendo le loro vite prolungate e persino riaperte per virtualmente ‘ criptovaluta. In un momento in cui i regolatori finanziari dovrebbero fare tutto il possibile per aiutare ad affrontare la crisi climatica, è chiaro che lo status quo di lasciare che bitcoin e altri minatori di criptovalute inquinino il nostro clima e le comunità a un ritmo esponenziale è insostenibile, imprudente e ha bisogno di urgenti azione

La chiosa dell’articolo spetta poi sempre a Benjamin A Jones, come detto già prima, economista della University of New Mexico. Secondo il quale abbracciare le criptovalute significa che i leader politici e i responsabili politici americani devono affrontare i danni ambientali e climatici generati dalle operazioni minerarie.

Queste le sue parole amare:

Per bitcoin in particolare, non si può adottare la moneta senza riconoscere anche i suoi impatti sull’ambiente

In effetti è paradossale che in questo contesto in cui si è presa una larga consapevolezza di dover cambiare lo stile di vita e il paradigma industriale, abbandonando gradualmente fonti energetiche inquinanti come carbone e petrolio, si rivaluti il carbone per il mining di criptovalute.

Del resto, però, il fenomeno è in linea con il quasi flop del Cop26 di Glasgow conclusosi di recente. Con paesi come Cina e India poco propensi a fare dei sacrifici. Del resto, essendo paesi in via di sviluppo, asseriscono di stare inquinando solo in anni più recenti. Rispetto ai paesi più industrializzati che lo fanno dal 1800, anno in cui ebbe inizio la rivoluzione industriale.

Cos’è la Proof of work usata nel mining di criptovalute

Abbiamo spesso citato la Proof of work come causa di tutti i mali delle criptovalute. Ma di cosa si tratta?

Come spiega uno dei più importanti Exchange di criptovalute, Coinbase, la Proof of work è il meccanismo di consenso crittografico originale, utilizzato per la prima volta da Bitcoin.

Proof of work ed estrazione mineraria sono idee strettamente correlate. Il motivo per cui si chiama “prova di lavoro” è perché la rete richiede un’enorme quantità di potenza di elaborazione.

Le blockchain Proof-of-work sono protette e verificate da minatori virtuali di tutto il mondo che corrono per essere i primi a risolvere un puzzle matematico. Il vincitore aggiorna la blockchain con le ultime transazioni verificate e viene ricompensato dalla rete con una quantità predeterminata di criptovalute.

La Proof of work ha alcuni potenti vantaggi, specialmente per una criptovaluta relativamente semplice ma estremamente preziosa come Bitcoin (scopri di più su come funziona Bitcoin). È un modo collaudato e robusto per mantenere una blockchain decentralizzata sicura.

Man mano che il valore di una criptovaluta cresce, più minatori sono incentivati ​​a unirsi alla rete, aumentandone la potenza e la sicurezza. A causa della quantità di potenza di elaborazione coinvolta, diventa impraticabile per qualsiasi individuo o gruppo immischiarsi con una preziosa blockchain di criptovaluta.

Ma proprio per questo, richiede una alta intensità energetica che può avere problemi a ridimensionarsi per adattarsi al vasto numero di transazioni che blockchain compatibili con smart contract come Ethereum possono generare. 

Conclusioni

Questa non è certo una bella notizia in un’epoca di grande attenzione, sincera o speculativa, rispetto alle problematiche dell’ambiente.

In questo articolo ho spiegato in maniera semplice cos’è il bitcoin, come investire e le migliori piattaforme per farlo in sicurezza.

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