Bitcoin guida completa e semplice: cos’è, come funziona, come guadagnare, se è una truffa

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Cos’è Bitcoin? Come funziona Bitcoin? Come fare trading su Bitcoin? Bitcoin è una bolla speculativa? Dato il crescente successo della prima criptovaluta lanciata nel 2009, sono in tanti a porsi queste domande. Soprattutto alla luce del valore che il Bitcoin ha raggiunto nel 2017, iniziando una cavalcata inarrestabile partita da gennaio toccando quota mille dollari, per salire mese dopo mese arrivando a quota 4mila dollari nel mese di agosto. Poi ad ottobre 2017 Bitcoin ha sfondato quota 8mila dollari fino ad arrivare a sfiorare ad inizio dicembre 2017 quota 20mila dollari.

Poi il valore ha iniziato a scendere, chiudendo l’anno intorno ai 13mila dollari. Se da un lato infatti il lancio di Futures da parte della più grande Borsa di derivati al Mondo, quella di Chicago, ha fatto impennare il prezzo, la possibile messa al bando di uno dei mercati più importanti del Bitcoin, la Corea del sud, ne ha fatto calare il valore. Ma le criptovalute sono asset anche molto volatili, dunque ci si aspetta “montagne russe” del genere.

E pensare che il Bitcoin per qualche anno è rimasto nell’oblio, roba solo per Nerd. Almeno fino al 2012, quando il suo valore ha iniziato a crescere, fino al boom del 2017.

Di seguito rispondiamo a tutte le domande poste ad inizio articolo, così da prepararsi al meglio rispetto all’affascinante mondo del Bitcoin.

Bitcoin cos’è

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Partiamo dalla domanda più semplice: cos’è Bitcoin? Innanzitutto, occorre fare distinzione tra Bitcoin scritto in maiuscolo e bitcoin scritto in minuscolo. Il primo infatti si riferisce al sistema in generale su cui poggia. Il secondo, invece, ai token, vale a dire alle monete digitali. Il Bitcoin è una criptovaluta, termine composto da cripto e valuta. In quanto si tratta di una valuta i cui dati sono criptati e resi noti solo da chi fa parte della Blockchain in cui esso vive. Sebbene ci siano criptovalute che vanno anche oltre questo aspetto, come l’aggiornata Monero o NEM. Le quali garantiscono la riservatezza dei due attori della transazione e della cifra anche all’interno della Blockchain.

Bitcoin è stata lanciata nel 2009, dal misterioso Satoshi Nakamoto. Pseudonimo dietro cui si cela il suo ideatore o i suoi ideatori. In realtà, già nel novembre del 2008 Satoshi Nakamoto ha pubblicato il protocollo Bitcoin su The Cryptography Mailing list sul sito metzdowd.com. L’anno seguente ha distribuito la prima versione del software client, per poi continuare a lavorare sul progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori. Fino al 2010, quando, per sua stessa ammissione, lasciò la sua creatura nelle mani del più stretto collaboratore: Gavin Andresen.

L’obiettivo di Nakamoto era quello di creare un sistema monetario del tutto nuovo e digitalizzato, che sia decentralizzato e svincolato dai poteri centrali quali governi e banche. A decidere sulle sorti del Bitcoin, infatti, non sono come avviene per le altre valute FIAT tradizionali i poteri centrali. Ma gli utenti stessi.

Quanto alla prima caratteristica, infatti, il Bitcoin può essere “minato” dai cosiddetti miners, ovvero utenti che tramite calcolatori sofisticati risolvono problemi matematici. Generando così nuovi bitcoin. I Bitcoin che possono essere minati sono un massimo di 21 milioni. Ecco quindi che il sistema monetario Bitcoin è democratico e decentralizzato, in quanto la sua emissione non è decisa da una Banca centrale, bensì da tanti utenti dislocati in più angoli del Mondo. Sebbene questa caratteristica sia venuta meno col tempo, in quanto minare bitcoin è diventato sempre più difficile e per farlo serve una corrente elettrica continua e sistemi informatici complessi. Non a caso, anche nel fatato mondo dei Bitcoin sono nati dei monopoli: i cosiddetti mining pool. Molte società stanno nascendo e si stanno spostando nei Paesi dell’est Europa o asiatici con lo scopo di minare Bitcoin, in quanto qui la corrente elettrica costa molto meno. La Russia ha fiutato l’affare e sta pensando di creare un grande Hub internazionale ai confini con la Cina (che invece ha vietato i Bitcoin perché sfuggenti al potere statale per le caratteristiche di cui sopra) dove poter minare Bitcoin. Una sorta di Silicon Valley dedicata alla Regina delle criptovalute.

Un altro aspetto negativo che viene imputato al Bitcoin è lentezza con cui avvengono i blocchi, che richiedono più fasi di verifica. Due fattori questi che hanno portato all’uscita di alcuni sviluppatori, i quali, a fine luglio 2017 hanno dato vita ad una Fork e quindi ad una criptovaluta ex novo: Bitcoin Cash. Diventata presto una delle più traslate tra le criptovalute.

Bitcoin crea anche molta diffidenza negli Stati nazionali, in quanto potrebbe essere utilizzata per scopi reconditi e illegali, come il finanziamento a gruppi terroristici, compravendita di armi, riciclaggio di denaro sporco. Oltre a creare una dipendenza pericolosa da parte dei trader. Motivi che hanno spinto paesi come Cina e Russia a dichiararla illegale.

Bitcoin come funziona

bitcoin come funziona

Passiamo alla seconda domanda: come funziona il Bitcoin? Quella che viene considerata la Regina delle criptovalute si basa su un database distribuito tra più elaboratori in rete, che riporta tutte le transazioni, le quali vengono aggiornate e verificate in maniera costante. La rete è crittografata mediante la cosiddetta tecnologia peer-to-peer (nota anche con l’acronimo P2P). La medesima che è stata adottata da un po’ per crittografare le conversazioni che avvengono su WhatsApp, o quando scarichiamo file su Torrent.

Il fulcro del sistema Bitcoin sono pertanto le cosiddette chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche sono collegate gli indirizzi dei trasferimenti, mentre la chiave privata consente di autorizzare solo il proprietario della quota di una transazione a spendere tale importo. Questo sistema prende il nome di Blockchain, considerato la vera rivoluzione delle criptovalute. Il cui nucleo centrale della Blockchain è l’enorme distribuzione del database, che non solo permette una trasparenza praticamente senza falle, ma pure, tramite il sistema delle verifiche prima descritto, il corretto funzionamento della criptomoneta. Le informazioni che contengono tutte le transazioni sono divise per blocchi, che devono essere risolti dalla comunità attraverso l’attività di mining.

Il mining dei bitcoin è diventato però sempre più difficile e dispendioso, tanto che sono nate delle società preposte a questa attività. Che costituiscono il cosiddetto mining pool. Tradendo quindi l’idea di sistema democratico tanto auspicato da Satoshi Nakamoto, per il quale ogni utente avrebbe potuto contribuire a minare bitcoin.

Blockchain come funziona

Blockchain

Per capire meglio come funziona Bitcoin, occorre capire come funziona il sistema su cui poggia: il Blockchain. Considerato dagli addetti ai lavori la vera rivoluzione del Bitcoin. Il Blockchain ha creato un nuovo modo di fare economia, del tutto digitalizzato. Infatti, alcune criptovalute successive hanno ampliato il suo potenziale. Si pensi ad Ethereum, criptovaluta nata nel 2014 dall’idea di un giovane russo, Vitalik Buterin, considerata l’unica antagonista del Bitcoin. Ethereum prevede infatti la creazione di smart contracts, vale a dire contratti digitalizzati, che sfuggono al diritto in materia. L’arbitrato si svolge tutto sul Blockchain e non servono notai o avvocati. Un tipo di contratto che si presta a tanti settori commerciali e merceologici. O si pensi a Ripple, nata negli Usa nel 2014 che consente di inviare e ricevere denaro tra valute completamente diverse, bypassando il dollaro. Il denaro inviato viene convertito nella Blockchain in token Ripple e poi convertito dal ricevente nella propria valuta. Il tutto con commissioni molto più basse rispetto ai tradizionali sistemi bancari e ovviando alle oscillazioni del dollaro. Non a caso, già tante banche stanno adottando il sistema Ripple o pensano di farlo.

Ma torniamo alla domanda di prima: come funziona il Blockchain? In pratica, ad ogni blocco viene associata una chiave di validazione crittografica. Che, una volta che viene risolta, viene anche registrata. Il compenso che viene elargito ai miners (i minatori appunto) scaturisce di fatti dalla ricompensa per aver risolto una complessa operazione matematica. La ricompensa consiste in una quota di Bitcoin. Tuttavia, più ci si avvicina alla fatidica quota dei 21 milioni, il tetto massimo di bitcoin che sarà messo a disposizione, più si complica la risoluzione di questi problemi matematici. Ma in cosa consiste questo compenso dato ai miners? In parte consiste proprio nei Bitcoin generati ed in parte è costituito dal pagamento di commissioni per ogni transazione eseguita.

La Blockchain Bitcoin prevede di fatti la possibilità di pagare una commissione per ovviare alla lentezza che impiega ogni transazione. Fattore che ha fatto scaturire non poche critiche nei confronti del Bitcoin e ha causato anche una Fork, con la nascita di Bitcoin Cash.

Chi è Satoshi Nakamoto

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Chi è Satoshi Nakamoto? A distanza di anni, questa domanda resta senza risposta. In tutti questi anni di esistenza del Bitcoin, tanti, se non troppi, sono stati i nomi accostati allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Verso la fine del 2015 sembravamo finalmente essere arrivati ad una conclusione, quando in seguito ad alcune inchieste giornalistiche pubblicate da Wired e Gizmondo, si fece per la prima volta il nome dell’australiano Craig Steven Wright. Quest’ultimo ad inizio 2016 ammise pubblicamente di essere lui Satoshi Nakamoto. Ci fu anche una perquisizione delle autorità australiane, senza però particolari risvolti. Per confermare la sua affermazione, firmò un messaggio utilizzando la chiave privata della prima transazione effettuata sulla rete della moneta virtuale. Il che però per molti non era una vera prova. Comunque, Craig Steven Wright smentì poco dopo la sua affermazione.

Ma, come dicevamo, in questi anni si sono fatti tanti altri nomi. Il primo fu quello di Michael Clear, laureato in crittografia al Trinity College, ma ha negato di esserlo. Poi fu la volta di Vili Lehdonvirta, ex sviluppatore di giochi finlandese, ma anche sociologo ed economista). Ma anche egli ha smentito. Per Adam Penenberg, docente alla New York University, dietro Satoshi Nakamoto ci sarebbero ben 3 informatici: Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry. Sostenendo questa sua tesi tramite una ricerca effettuata su Google di alcune frasi particolari del protocollo bitcoin, le quali conducono ad una richiesta di brevetto per l’aggiornamento e la distribuzione delle chiavi di crittografia. Dunque, scoprì che quel brevetto è stato richiesto proprio da Neal King, Vladimir Oksman e Charles Bry. Ma i tre hanno smentito categoricamente.

Un altro nome tirato in ballo fu quello di Martii Malmi, uno sviluppatore finlandese, essendosi occupato del Bitcoin sin dagli inizi realizzando peraltro anche l’interfaccia utente del sistema. Ancora, è stato avanzato il nome del creatore di M.tGox (Exchange poi chiuso nel 2014 dopo un pesante attacco Hacker), Jed McCaleb, un americano che risiede in Giappone amando quella cultura. Altri sospettati furono Donal O’Mahony e Michael Peirce, poiché redassero un lavoro dedicato ai pagamenti digitali rivolti alle piattaforme del mondo e-commerce. Nel maggio 2013, Ted Nelson ipotizzò invece che il padre del Bitcoin fosse un matematico giapponese: Shinichi Mochizuki. Ma egli ha negato. Anche Dustin D. Trammell, un ricercatore di sicurezza che lavora in Texas, fu tirato in ballo ma smentì.

Nel 2013, due matematici israeliani, Dorit Ron e Adi Shamir, pubblicavano un articolo nel quale sostenevano che ci fosse un legame tra Nakamoto e Ross William Ulbricht. Nel dicembre dello stesso anno il blogger Skye Gray affermò che Satoshi Nakamoto fosse Nick Szabo, dato che quest’ultimo è un appassionato di criptovalute decentralizzate, arrivando anche a pubblicare un articolo su “bit gold”, considerato un precursore del bitcoin. Egli è anche appassionato all’uso diffuso di pseudonimi negli anni ’90. ma non solo. L’autore finanziario Dominic Frisby mette in luce molte prove che confermerebbero che Szabo sia Nakamoto. Sommando a ciò il fatto che, a detta di Frisby, per la cultura e la conoscenza che ha, solo Nick Szabo può essere Satoshi Nakamoto. Ma Szabo ha inviato una mail a Frisby nel 2014 per smentire la sua tesi. Ha insistito su questo sospetto Nathaniel Popper, il quale sul New York Times ha affermato che Nakamoto poteva essere solo un solitario americano di origine ungherese, proprio come è Nick Szabo. Ma a parte i sospetti non si è andati oltre.

C’è anche chi ritiene che dietro al Bitcoin ci siano più persone, data la sua complessità. Come Dan Kaminsky, un esperto di sicurezza che si è dedicato per diversi mesi allo studio del codice bitcoin. O Laszlo Hanyecz, che è stato tra gli sviluppatori di Bitcoin core.

Sul Newsweek è stato invece pubblicato un articolo in data 3 giugno 2014 a firma Leah McGrath Goodman, nel quale si ritiene che Satoshi Nakamoto non sia uno pseudonimo, ma un nome anagrafico vero e proprio.Si tratterebbe di un uomo di 64 anni, di origini per metà americane e metà giapponesi, con l’hobby collezionare trenini. Ma anche avente una carriera avvolta nel mistero, dato che nel suo Curriculum vanta il fatto di aver svolto lavori per grandi società e l’esercito americano. L’articolo viene anche suffragato da una intervista al suo più stretto collaboratore, Andersen, il quale però ha avuto con Nakamoto un rapporto solo epistolare. Andersen ha confermato la riservatezza del presunto padre del Bitcoin, perfino al cospetto dei familiari.

Ma i dubbi restano. Se è vero infatti che tante persone nel Nord America si chiamano Satoshi Nakamoto, è anche vero che traducendo nome e cognome cognome dal giapponese, si nota infatti che “satoshi” significa “un pensiero chiaro, veloce e saggio”. “Naka” potrebbe significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto” “origine” o “fondamento”. Quindi Satoshi Nakamoto potrebbe significare “L’origine di un pensiero saggio” o qualcosa di simile. Del resto, il Bitcoin ha aperto un Mondo.

Come usare monete bitcoin

bitcoin monete

Come usare le monete bitcoin? La moneta bitcoin non è in metallo o in banconote, ma è spressa in codice. Per conservare monete bitcoin, occorre dotarsi di un wallet. Vale a dire un portafogli elettronico Attraverso il wallet è possibile, non solo detenere, ma anche inviare o ricevere denaro. La ricezione di un pagamento avviene mediante gli appositi indirizzi forniti dal portafoglio stesso. Se invece siamo noi a dover inviare denaro, allora dobbiamo conoscere l’indirizzo del destinatario. Proprio come se gestissimo un conto corrente bancario.

L’utilizzo di un wallet è consigliabile, in quanto usare un Exchange per questo scopo è molto pericoloso. Gli Exchange sono infatti gestiti da società che possono fallire da un momento all’altro. Inoltre, possono essere oggetto di pesanti attacchi Hacker. Come del resto avvenuto già in questi anni. E spesso i possessori di valute digitali non sono neanche stati rimborsati. I wallet possono essere offline e quindi irrangiungibili per gli Hacker. Va da sé che il codice d’ingresso del wallet va custodito gelosamente, altrimenti potrebbe diventare impossibile raggiungere i vostri soldi. O potrebbe finire in mani sbagliate.

Come acquistare e vendere bitcoin

monete digitali

Come acquistare e vendere Bitcoin? Il modo più semplice per acquistare e/o vendere bitcoin è farlo tramite un exchange. Cos’è un Exchange? Per Exchange si intende un servizio di intermediazione che dietro il pagamento di una piccola commissione, consente di acquistare e/o vendere valute digitali. Quindi non solo Bitcoin, ma anche Ethereum, Ripple, Litecoin, ecc. Negli exchange Bitcoin è rappresentato con la sigla BTC, così come viene denominato in Borsa, ed è possibile vedere in tempo reale la sua quotazione in Dollari ed Euro. Vale la pena ricordare che gli Exchange non sono regolamentati come le piattaforme di trading online (chiamate anche Broker), quindi bisogna affidarsi a quelle più affidabili. Inoltre, è sempre sconsigliabile fare trading online, poiché in genere queste piattaforme rimandano a siti esterni non regolamentati dagli organi preposti al controllo del mercato finanziario. Più in avanti vi diremo quali Broker utilizzare per fare trading con il Bitcoin.

I più famosi e importanti exchange online sono Bitstamp, Kraken, Poloniex e Coinbase. Registrarsi a questi servizi è molto semplice e vengono richiesti i soliti dati personali, più l’invio di alcuni documenti per una questione di sicurezza. Non ritenete questa prassi una scocciatura o una perdita di tempo. Bensì una prova che l’Exchange in questione sia trasparente. Una volta effettuata la procedura di iscrizione, si avranno a disposizione diversi metodi di pagamento e prelievo: bonifico bancario, paypal, postepay o carta di credito. Ognuno prevede tempi e costi diversi, in genere riportati dagli Exchange. A questo punto è consigliabile depositare le valute nel wallet prescelto.

Esisto anche alternative agli Exchange. Come Bitboat, che permette di acquistare Bitcoin in contanti. Vale a dire, di pagare le ricevute dell’acquisto direttamente mediante un versamento in contanti tramite ricevitoria o le Poste. Quando abbiamo ricevuto il pagamento, i gestori provvedono ad inviare il valore della moneta. Bitboat consente di consente di acquistare varie monete digitali e i valori minimi che vengono richiesti non sono elevati. Bitboat permette di acquistare Bitcoin in maniera del tutto anonima e senza registrazione.

Altra alternativa agli Exchange sono gli sportelli ATM i quali consentono di acquistare Bitcoin tramite depositi in euro o, diversamente, di venderne, tramite prelievi. Purtroppo però gli ATM nel nostro Paese sono ancora molto pochi. I primo in Italia fu installato ad Udine, ma la diffusione non è stata così rapida.

Ecco gli Exchange più importanti dove effettuare la compravendita di Bitcoin:

1. Coinbase

Coinbase è senza dubbio il più popolare in circolazione. Opera in 32 Paesi, tra cui l’Italia sotto il nome di Coinbase Exchange e vanta oltre undici milioni e mezzo di utenti. Consente di gestire tre criptovalute: Bitcoin, Ethereum e Litecoin. Ma anche di fare trading.

La piattaforma di Coinbase è divisa in 3 parti, a seconda del tipo di utilizzo che se ne intende fare:

  • area per i venditori
  • area per gli operatori finanziari
  • area per gli sviluppatori

Le operazioni su Coinbase sono gestite offline e quindi sono al sicuro da furti digitali, richiedono una doppia verifica oltre che un numero di telefono cellulare dove poter verificare la propria identità. Le transazioni sono crittografate come anche il wallet.

Coinbase prevede altresì una comoda app per usare la piattaforma su smartphone o tablet, sia per il sistema operativo Android di Google che iOS di Apple.

2. Livecoin

Livecoin è stato fondato nel 2013, mediante la società DELTA E-COMMERCE LTD, con sede legale a Londra. Mentre i server sono dislocati in America, precisamente a Metairie, nello stato di Louisiana. Si tratta di uno degli exchange più popolari, essendo uno de pochi che consenta la compravendita di token coin OTN di uno dei broker più importanti in circolazione: IQ Option.

3. Bittrex

Bittrex è un Exchange storico, tra i più longevi in circolazione. Consente la negoziazione con 910 coppie di valute. Offre di fatto, tanto ai privati quanto alle aziende, di acquistare e vendere criptovalute come anche token digitali di ultima generazione. La società fondatrice si trova a Las Vegas. Bittrex è finito per essere il punto di riferimento per molti trader che richiedono un’esecuzione immediata delle operazioni, con wallet stabili nonché migliori condizioni di trading e riguardo la sicurezza.

Le commissioni sono in linea con il mercato, ovvero dello 0,25% non legato però al volume delle transazioni. E’ possibile effettuare un tetto massimo di prelievo pari a 3 bitcoin al giorno dietro verifica del nome e della email. Ammontare che può giungere fino a 100 bitcoin giornalieri, previa verifica del proprio documento d’identità.

4. Kraken

Kraken è situato invece a San Francisco, negli Stati Uniti. Permette lo scambio con ben 16 criptovalute, nonché monete FIAT come Euro, Yen, USD, CAD. Nasce nel 2011, da una iniziativa dall’omonima società, diventando presto il più grande Exchange di Bitcoin per quanto concerne il volume di transazioni e la liquidità in euro. E’ stato il primo Exchange che prevede la tecnologia audit proof-of-reserve dal punto di vista criptografico verificabile, ed è un partner della prima banca di criptovaluta. Su Kraken si possono scambiare ben 59 coppie valutarie. Mentre le commissioni variano in base alla tipologia di coppie di valute che si utilizzano o dal volume delle transazioni. Comunque, che hanno un valore massimo dello 0,26%.

Il limite massimo previsto per il prelievo giornaliero è di 25mila dollari di monete di tipo FIAT o di 50mila dollari per le monete digitali.

5. Changelly

Changelly consente di fare trading oltre che sulle classiche Bitcoin, Ethereum e Ripple, anche su Monero, Dash, Bytecoin e molte altre criptomonete. Prevede anche le monete Fiat, sebbene il loro utilizzo “costa” commissioni più elevate, pari allo 0,5% a transazione eseguita.

6. Gemini

Gemini opera invece in 46 Paesi. Le Commissioni per prelievo e deposito sono fisse e ammontano sullo 0,25% a transazione. Su Gemini però sono previste poche valute FIAT e solo due criptovalute: Bitcoin ed Ethereum.

7. Cryptopia

Crytopia ha sede in Nuova Zelanda. Se è vero che prevede una miriade di criptovalute, patisce anche un handicap: le transazioni solo con la moneta Neozelandese NZD. Quindi, occorre prima convertire i dollari neozelandesi in cripto, deportare in NZD e scambiarli poi con la valuta che vogliamo.

8. Poloniex

Poloniex permette di scambiare ben 365 coppie di valute, ma, al contempo, non è possibile il cambio con le valute fiat. E’ l’exchange americano più grande ed il primo al mondo per gli scambi di Bitcoin. Le commissioni dipendono dal volume delle transazioni in Bitcoin, ma comunque non dovrebbero superare lo 0,25%. Fino a duemila dollari di transazioni giornaliere, non è necessario verificare il proprio account. Se si necessita di cifre più alte, allora occorrerà farlo e l’ammontare massimo diverrà di 25mila dollari al giorno.

9. Bitfinex

Una volta aperto un account su Bitfinex, questa piattaforma ci mette a disposizione 3 tipi di portafogli:

  1. trading exchange che utilizza i fondi del proprio portafoglio Exchange: utile per lo scambio di fondi tra le valute supportate
  2. margin trading che utilizza i fondi del proprio portafoglio di margine: utile per il trading di posizioni short e long con leva
  3. funding margin che invece utilizza i fondi del proprio portafoglio di fondi: utile per fornire finanziamenti a margine ad altri operatori

Su Bitfinex è anche possibile inviare i fondi agevolmente e gratuitamente da un wallet all’altro, tramite l’apposita pagina “Wallets” di trasferimento. Va da sé che per poter effettuare un’offerta o un ordine, occorre prima assicurarsi di avere i fondi nel wallet.

10) Bithumb

Bithbumb ha sede in Sud Corea e consente di operare mediante sei criptovalute: oltre a Bitcoin, anche Ether, Ethereum Classic, Litecoin, Ripple e Dash. Come l’Exchange Neozelandese visto prima, però, ha il grosso limite di poter essere usato solo tramite la moneta locale: il won sudcoreano. Quindi, ad esempio per scambiare bitcoin in ether, la moneta digitale di Ethereum, occorrerà prima vendere i bitcoin per dei won e dopo usarli per comprare ether. Posto questo, un grande vantaggio è che prevede la commissione per tutte le transazioni più bassa del mercato: solo lo 0,15%.

Nel maggio 2017 Bithumb ha subito un pesante attacco hacker che ha coinvolto i dati di ben 32mila utenti. Inoltre, parte della Home del sito non è stata tradotta in inglese. Non prevede però limiti di volumi di transazioni.

Exchange sono sicuri?

wannacry

Gli Exchange sono sicuri? Diciamo che la raccomandazione è di trattenere  le criptovalute sul wallet dell’Exchange utilizzato. Bensì, di spostarle su un Wallet esterno, magari anche una chiavetta. Infatti, gli Exchange sono sottoposti a diversi pericoli. In particolare 2:

1. Essendo gestite da società private, possono fallire da un momento all’altro. E ad oggi per i clienti europei non sono previsti fondi di copertura per questi casi.

2. Possono essere sottoposti ad attacchi Hacker, che possono finire di portare via pesanti somme di denaro.

Il più grande furto di criptovalute della storia ha riguardato l’Exchange Coincheck, il quale il 26 gennaio 2018 ha subito una violazione che ha portato al furto di oltre 523 milioni di token della avveniristica e promettente criptovaluta NEM. Entrambi molto diffusi in Giappone. Il valore complessivo del furto corrisponde a 340 milioni di Euro, in Yen si stima sia di circa 58 miliardi, poco più di 530 milioni di dollari.

Altri precedenti di rilievo hanno riguardato nel 2014 l’exchange cinese Mt Gox, al tempo il maggior exchange di criptovalute, che dichiarò bancarotta portando sul conto 850.000 bitcoin. Per un valore allora pari a 450 milioni di dollari. A pochi giorni dal caso Mt.Gox, se n’è consumato un altro: il caso Flexicoin, banca canadese. Che dopo l’attacco Hacker ha chiuso i battenti. La somma sottratta, per stessa ammissione della banca a mezzo stampa, è stata pari 896 bitcoin, circa 600 mila dollari.

La rinomata piattaforma americana Bitfinex ha subito sempre nel 2014 il furto di 120.000 unità del bitcoin di criptovaluta, che all’epoca aveva un valore di 72 milioni di dollari. Bitfinex ha annunciato per la prima volta la violazione della sicurezza solo 2 anni dopo: il 2 agosto 2016.

Come guadagnare e fare trading Bitcoin

broker trading bitcoin

Come fare trading su Bitcoin? Affidandosi a piattaforme per il trading online chiamate Broker. Le quali devono rispondere ad una serie di requisiti per poter essere ritenute affidabili. Infatti, il crescente successo del Bitcoin, ha dato vita anche a tante truffe, con la nascita di piattaforme che millantano facili guadagni basandosi su sistemi che poggiano su fantomatici robot per il trading automatico. Così, mentre voi siete a spassarvela con belle donne, auto di lusso, su una spiaggia caraibica, in una villa con piscina o su una montagna innevata a sciare, il sistema lavorerebbe per voi. Peccato però che il più delle volte queste piattaforme si rivelano una truffa e gli utenti che ci sono cascati non sono riusciti neppure a recuperare i propri soldi iniziali. Neanche dietro regolare denuncia.

Il trading è una cosa seria, richiede tanta formazione e informazione. Non credete dunque a chi vi promette facili guadagni, proprio come fecero il Gatto e la Volpe col povero Pinocchio. Raccontandogli la storiella dell’albero di monete d’oro per sottrargli le monete che Mangiafuoco gli aveva dato per portarle al povero Geppetto.

1. Come scegliere un Broker per trading Bitcoin

Ma favole a parte, vediamo quali sono i requisiti che devono avere dei Broker affidabili:

a) Regolare licenza: rilasciata da appositi organi di controllo sul mercato finanziario. In Italia abbiamo la CONSOB, mentre a livello europeo viene considerato il CySEC, con sede a Cipro. Sul mercato britannico abbiamo invece la FCA, CHE certifica il diritto di esistere nella Più importante Borsa europea: la London Exchange.

b) zero Commissioni e Spread basso: quest’ultimo è inevitabile in quanto costituisce il guadagno del Broker, ma meglio cercarne di più bassi.

c) Assistenza clienti: deve essere in italiano, disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Raggiungibile agevolmente mediante chat integrata nella piattaforma, via mail e tramite numero di telefono.

d) Formazione: appannaggio dei trader esperti o neofiti di trading. Essendo il mondo del Bitcoin e delle criptovalute in continua evoluzione. L’utente deve poter scaricare ebook, partecipare a webinar (seminari online), partecipare a incontri annuali, seguire corsi e-learning fruibili quando si vuole sulla piattaforma.

e) News sul mondo della borsa: che aggiornino continuamente i trader sui fatti salienti che riguardano la borsa e su quelle notizie che, anche indirettamente, possono influenzarla (colpi di stato, virus che hanno distrutto un raccolto, epidemie, risultati elettorali, catastrofi ambientali, problemi informatici, ecc.)

f) Accesso a Grafici chiari e comprensibili: che raffigurino al meglio l’andamento della borsa. Se non vi soddisfano, potete sempre affidarvi a siti specializzati in grafici.

g) Conto demo: che consenta al trader meno esperto di fare pratica senza rischiare soldi reali. Il trading tramite Conto demo va preso però seriamente, altrimenti si imparerà poco e si finirà per sbagliare anche quando si farà sul serio.

h) App per trading mobile: per fare trading online su Bitcoin (ed altro) anche comodamente su smartphone e tablet. Le app devono essere intuitive, semplici e funzionali.

i) Leva finanziaria: che consenta di moltiplicare i propri guadagni. La Leva finanziaria va però usata con parsimonia, in quanto, come moltiplica i guadagni, automaticamente può moltiplicare anche le perdite.

2. Migliori Broker per trading Bitcoin

Quali sono i migliori Broker per fare trading online su Bitcoin? Le piattaforme per il trading online con questi requisiti sono:

Bitcoin prezzo

Prezzo Bitcoin

Quanto vale il Bitcoin? Inutile, nonché inutile e fuorviante, rispondere a questa domanda. In quanto il Bitcoin è soggetto a continuo cambio di valore, essendo un asset altamente volatile. Il prezzo mentre vi scriviamo, sarà sicuramente cambiato quando voi leggerete. Il prezzo del Bitcoin va dunque visto di volta in volta e per farlo ci si può riferire ad esempio al portale Coingecko, che riporta anche la classifica aggiornata del volume di transazioni delle criptovalute.

Bitcoin è una bolla?

bitcoin bolla

Bitcoin è una bolla speculativa? Una domanda che si pongono in molti. Non a caso, le keywords economiche più cliccate del 2017 sono state proprio “Bitcoin” e “Bolla”. Non è facile rispondere con un secco “Sì” o con un secco “No” a questa domanda. Tanti esperti diffidano dal Bitcoin, come il Guru del trading Warren Fuffet. Altri lo ritengono una incredibile opportunità per guadagnare, ritenendo che toccherà perfino quota 500mila dollari. entro la fine del primo semestre 2018. Ma se si guarda alle previsioni che gli esperti – o presunti tali – facevano sul Bitcoin tra luglio ed agosto, si scopre che nessuno ci ha preso.

Il Bitcoin è un asset indefinito, digitale, che sfugge alle leggi dell’economia tradizionali. Non ha un valore intrinseco, dunque vive del mero rapporto domanda/offerta, quindi di pura speculazione.

La storia, del resto, ci ha già messo davanti a diversi casi di bolla speculativa. Ne scegliamo due: una perché è stata la prima della storia; una perché rientra sempre negli asset digitali.

1. La bolla speculativa dei tulipani

Questa bolla speculativa risale al 1637, in Olanda. La prima bolla del capitalismo in assoluto. In pratica, in quell’anno il governo monarchico olandese permise di acquistare i bulbi dei tulipani e ciò viene considerata la prima forma di mercato dei futures della storia. E così finì per scatenarsi un’isteria, che fece arrivare i prezzi dei bulbi fino a dieci volte il valore di allora vantato da un immobile. L’euforia era spinta dal fatto che si riteneva che i prezzi avessero continuato a salire. Tuttavia, ad un certo punto la bolla esplose e chi aveva acquistato quei bulbi a prezzi assurdi non riuscì più a rivenderli a quei livelli. Dovette intervenire lo Stato per mitigare le perdite di chi aveva speso prezzi esagerati.

2. Il caso dot-com

Il secondo caso è dei tempi contemporanei: quello dei titoli dot-com. Tra il 1997 e il 2000 l’indice NASDAQ raggiunse il suo punto massimo a 5132.52 punti nel trading intraday prima di chiudere a 5048.62 punti. In quegli anni si assistette infatti ad un rapido aumento del valore delle aziende attive su Internet e nei relativi settori. Del resto, il web iniziava a diffondersi a livello di massa e le aziende cominciavano a sfruttarne il potenziale. Nacquero così un numero elevato di nuove aziende con scopo sociale dichiarato di occuparsi di informatica, definite Dot-com. Oltre al fatto di appartenere al settore informatico, presentavano altre caratteristiche che già dovevano procurare qualche diffidenza:

  • scarsa capitalizzazione
  • dimensioni ridotte (in molti casi avevano addirittura un solo azionista fondatore)
  • esposizione ad un settore fortemente sovrastimato
  • Da ciò si capisce come tante di queste aziende informatiche fossero nate solo per cavalcare il momento. La bolla speculativa esplose per più motivi: il rapido incremento dei prezzi delle azioni
  • la convinzione che le società dot-com avessero prodotto profitti in futuro una forte speculazione dei singoli broker sulle azioni
  • la presenza sul mercato di numerosi Venture capital
  • i consigli ad investire da parte di autorevoli riviste come Forbes e il Wall Stree Journal. Ciò conferma quanto i pareri degli esperti non debbano essere considerati una Bibbia

Il collasso era inevitabile e infatti si verificò tra il 2000 ed il 2001. si verificarono vari effetti: lcune società, come Pets.com, fallirono del tutto; altre persero una larga parte della loro capitalizzazione di mercato, ma rimasero però solide e redditizie. Altre, come Amazon.com, nacquero proprio durante quel vortice e sebbene quando la bolla esplose le azioni passarono da 107 a 7 dollari, in realtà dopo circa 10 anni arrivarono a superare quota 950 dollari. E il suo fondatore Jeff Bezos è tra gli uomini più ricchi del Mondo.

La bolla dot-com non ha però fatto solo danni. C’è anche chi si è arricchito uscendo dalla propria posizione nel momento giusto. Così come è accaduto per i bulbi di tulipani in Olanda. Storie di ieri e di oggi che ci danno un’unica morale: sapere quando è il momento giusto per un take profit. Nel più classico dei proverbi: chi troppo vuole, nulla stringe.

3. Warren Buffet diffida del Bitcoin

Per la sua profonda esperienza di successo nel mondo del trading, Warren Buffet è stato ribattezzato l’Oracolo di Omaha. Località in cui è nato il 30 agosto 1930, secondo di tre figli di un esponente del Congresso degli Stati Uniti dal 1942: Howard Buffett. Si è laureato alla Business administration alla Columbia Business School. Secondo una leggenda ha iniziato una prima forma di trading da ragazzino, all’età di 11 anni, impiegando i risparmi ottenuti vendendo a scuola le bibite comprate nel negozio del nonno paterno.

Warren Buffet è tra gli uomini più ricchi del Mondo, ma non investe in Bitcoin. Perchè? Egli considera la prima criptovaluta un asset che di per sé non produce valore. Pertanto è impossibile prevedere quale sia il suo andamento in futuro.

Già nel marzo del 2014 Warren Buffet aveva spiegato che il grande valore intrinseco ha accumulato dal bitcoin doveva essere solo uno scherzo, considerando che si tratta di un modo di trasmettere denaro, proprio come accade con gli assegni. Warren Buffet evita di investire pure sull’oro e sempre per le medesime ragioni: l’oro non produce niente. Se è vero che un piccolo utilizzo dell’oro esiste, ma è marginale, come l’utilità industriale e decorativa.

Buffet paragona l’oro ai succitati tulipani del XVII secolo, in quanto in pratica non ha nessuna utilità. Per Warren Buffet pure l’oro non è altro che una bolla e acquista valore solo perché gli investitori ritengono che esso ce l’abbia. Ma non ha un valore tangibile, legato a qualche utilità intrinseca. Dunque, secondo Warren Buffet, è l’istinto del gregge a permettere ad un’oncia d’oro di valere così tanto. Il valore oggettivo di un’oncia d’oro è sempre lo stesso. A cambiare è il valore che gli si attribuisce.

A fargli eco è il Vice Presidente di Berkshire Hataway, società di Warren Buffet, Charlie Mungerche, il quale ha parlato senza mezzi termini di “pura follia” intorno al Bitcoin.

Insomma, il Bitcoin per Warren Buffet è come l’oro: solo bolla speculativa. Il loro rispettivo valore cresce solo perché tanta gente ci investe dei soldi. E ci specula. Le ritiene bolle che presto esploderanno, lasciando tanti con carta straccia tra le mani. Proprio come gli olandesi che ad inizio 1600 credettero nei semi di tulipano o in quanti credettero nei titoli informatici dot.com a fine anni ‘90.

Bitcoin alternative

ethereum

Quali sono le criptovalute alternative al Bitcoin? Le seguenti:

  • Ethereum
  • Ripple
  • Litecoin
  • Bitcoin Cash
  • NEM
  • NEO
  • Stellar Lumans
  • Monero
  • EOS
  • Cardana (ADA)

Bitcoin prospettive future

Quali sono le prospettive future del Bitcoin? Il Bitcoin oggi si è consolidato più come un asset su cui fare trading, anziché una moneta digitale come era stato impostato inizialmente. Infatti, le transazioni sono lente e costose, mentre il valore in Borsa è di contro schizzato. Non a caso, alcune piattaforme per i pagamenti online hanno deciso di dismetterlo.

2 Risposte a “Bitcoin guida completa e semplice: cos’è, come funziona, come guadagnare, se è una truffa”

  1. Io penso che il bitcoin in se non abbia più vantaggio competitivo per i tempi di transazione, per la speculazione ormai avvenuta. Questo non vuol dire che le altre criptovalute non abbiano futuro, lo hanno se opportunamente normate, sviluppate con criteri meno soggettivi e se riconosciute dagli Stati che prima o poi dovranno farlo.
    Una sintesi la trovate sul mio blog all’articolo che segue: http://blog.soldionline.it/buymarket/1281-2/

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