Emanuela Orlandi, chi è la protagonista di Vatican Girl su Netflix

Emanuela Orlandi, chi è la protagonista di Vatican Girl su Netflix

Domani 20 ottobre su Netflix partirà la serie documentario Vatican girl – La scomparsa di Emanuela Orlandi sul caso ancora irrisolto di Emanuela Orlandi.

La serie è realizzata dalla società di produzione televisiva inglese Raw e consta di 4 puntate. Ipotizza il coinvolgimento nel rapimento di un alto prelato Vaticano, sebbene non ancora identificato. Sarebbe un’amica di Emanuela Orlandi a rivelarlo alle telecamere. La quale racconta che quest’ultima le confessò che un prelato l’aveva avvicinata tentando addirittura un approccio. Un racconto che la turbò non poco.

Il caso Orlandi vede coinvolta anche la Banda della Magliana, un’organizzazione criminale romana molto attiva tra la metà degli anni ’70 e l’inizio anni ’90. A sua volta protagonista di una serie tv molto apprezzata: Romanzo criminale.

Ma torniamo a Vatican girl e vediamo meglio chi era Emanuela Orlandi.

Vatican girl – La scomparsa di Emanuela Orlandi: trama

Come accennato nell’incipit, la serie documentario Vatican girl – La scomparsa di Emanuela Orlandi, su Netflix a partire dal 20 ottobre, si baserà soprattutto sul coinvolgimento di un alto prelato vaticano riguardo la scomparsa della ragazza.

Del resto, nel lungo excursus giudiziario e giornalistico del caso, più volte è stata presa in considerazione la possibilità di un delitto con movente sessuale. Per esempio, già nel 2012 padre Gabriele Amorth, celebre esorcista morto nel 2016, aveva rivelato a La Stampa che la Orlandi era stata drogata e uccisa durante una festa con molti eccessi (Amorth parlava addirittura di orgia), avvenuta tra le mura vaticane.

Emanuela Orlandi chi era

Come riporta Il Post, il giorno della scomparsa – il 22 giugno 1983 – Emanuela Orlandi aveva 15 anni. Era figlia di un funzionario del Vaticano, commesso alla Prefettura della casa pontificia. Quel giorno aveva tenuto una lezione di flauto in piazza Sant’Apollinare. All’uscita telefonò a casa da una cabina telefonica per dire che avrebbe tardato perché non arrivava l’autobus.

Inoltre, raccontò brevemente di essere stata avvicinata da un uomo che le aveva proposto di distribuire volantini della ditta di cosmetici Avon nel corso di una presentazione, presso la sede della casa di moda Sorelle Fontana. Evento che si sarebbe svolto qualche giorno dopo. Volantinaggio che non è mai risultato alla Avon, dunque si sarebbe trattato di una invenzione, probabilmente per adescarla.

Fatto sta che Emanuela non fece mai ritorno a casa, e la famiglia denunciò la scomparsa. Nei giorni seguenti la famiglia ricevette più telefonate da parte di un uomo che disse di chiamarsi Pierluigi. Il quale asseriva di aver incontrato vicino a Campo de’ Fiori due ragazze: e proprio una di loro aveva in mano un flauto e somigliava alla ragazza presente nelle foto pubblicate dal quotidiano Il Tempo al fine di trovarla.

Il 3 luglio Papa Giovanni Paolo II, durante l’Angelus domenicale, lanciò un appello ai responsabili della scomparsa di Orlandi perché la liberassero. Un gesto che avvalorò ulteriormente l’ipotesi del sequestro.

Sempre in quel mese, inoltre, la famiglia di Emanuela Orlandi ricevette altre telefonate, ma questa volta da parte di un uomo che parlava con un forte accento anglosassone (i giornali lo soprannominarono “l’amerikano”). Il quale, in cambio della liberazione della ragazza, chiese la scarcerazione del turco Ali Agca, l’uomo che, come notò attentò la vita dello stesso Pontefice il 13 maggio 1981. Per fortuna ferendolo solamente.

Particolarmente significativa fu una telefonata, che la famiglia ricevette il 17 luglio, che consentì di ritrovare un nastro in cui si sentiva la voce di una ragazza che chiedeva aiuto.

In totale, le telefonate di questo “amerikano” furono ben 16, ma in nessuna c’erano prove concrete.

Cos’è il caso Emanuela Orlandi

La scomparsa di Emanuela Orlandi non è solo un triste caso di cronaca, come tanti di persone mai più ritrovate. Bensì, ha dato alla luce un intrigo di poteri e alleanze che ha scosso il Vaticano e che ha riguardato anche i Servizi segreti, organizzazioni internazionali, oltre alla succitata Banda della magliana.

Una prima svolta sul caso Orlandi si ebbe nel 1995, quando alcuni giornali scrissero che secondo una nota riservata del servizio segreto Sisde – Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica – l’amerikano aveva un’ottima conoscenza del latino, nonché un elevato livello culturale e una notevole dimestichezza con il mondo del Vaticano.

Nel 2011, invece, durante una trasmissione dell’emittente Romauno a cui partecipò anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, mai arresosi nella ricerca della sorella, telefonò un uomo che sostenne di essere un ex agente del servizio segreto Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare). Il quale asserì che il rapimento Orlandi fosse da collegare all’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Morte che a sua volta costituisce un altro tra i tanti misteri italiani, dato che Calvi fu trovato morto a Londra, sotto il Ponte dei Frati Neri il 18 giugno 1982. Nonché in generale al fallimento del Banco Ambrosiano.

Tra i sospettati del caso Orlandi, ci troviamo pure i Lupi grigi, organizzazione di estrema destra turca a cui apparteneva il succitato Ali Agca. I quali rivendicarono il sequestro di Orlandi. Infatti, i Lupi grigi, fecero trovare un comunicato in cui sostenevano di avere loro Emanuela, ma anche un’altra ragazza scomparsa a Roma nel 1983. Certa Mirella Gregori, anche essa mai ritrovata, sebbene la madre riconobbe nella gendarmeria vaticana un uomo con il quale la figlia si intratteneva spesso. In cambio della loro liberazione chiesero anche loro la liberazione di Agca.

Con la caduta del muro di Berlino e la concomitante fine della Guerra fredda, emerse che quei comunicati fossero falsi ed erano stati inviati dai servizi segreti operativi nella Germania est – la STASI – per addossare tutte le colpe ai lupi grigi dell’attentato al Papa e liberarsi da ogni coinvolgimento.

Sempre riguardo i Lupi grigi, nel 2010, Ali Agca confermò a Pietro Orlandi che Emanuela fosse stata rapita dai Lupi Grigi ma su ordine del Vaticano, senza però spiegare il movente. Inoltre, disse anche che il cardinale Giovanni Battista Re sapeva tutto del sequestro e che la Orlandi stava bene e viveva in Svizzera in una villa di lusso. Ma Re ha sempre negato tutto a Pietro.

Alla procura di Roma giunsero anche indiscrezioni anonime secondo cui Emanuela Orlandi fosse addirittura morta durante un “incontro” a casa di un alto prelato nei pressi del Gianicolo. Ma si tratta sempre di informazioni senza riscontri.

Un passaggio decisivo si ha nel 2005, quando le indagini risalirono alla banda della Magliana. Una telefonata anonima alla trasmissione Chi l’ha visto?, come noto in onda su Rai 3 e che si occupa proprio di persone scomparse, un uomo suggerì di andare a vedere chi era sepolto in una tomba nella basilica di Sant’Apollinare per «controllare il favore che “Renatino” fece al cardinale Poletti». Renatino non era altro che il nome con cui veniva soprannominato Enrico De Pedis, personaggio di spicco della banda della Magliana. Mentre il Poletti era un cardinale morto nel 1997, anche presidente della CEI (Conferenza episcopale italiana).

La telefonata in effetti diceva una cosa vera: Enrico De Pedis era effettivamente sepolto a Sant’Apollinare accanto a cardinali e a personaggi illustri vicini alla Chiesa. De Pedis fu assassinato nel 1990 e aveva fatto ingenti donazioni alla chiesa. Di qui il favore ricevuto.

Appurato lo scandalo, la sua tomba fu così spostata e i resti cremati e portati al cimitero di Prima Porta.

Siamo comunque dinanzi ad una vera e propria svolta, visto che le dichiarazioni di altri membri della Banda della Magliana e di persone a loro vicine, hanno consentito di aggiungere altri pezzi importanti al puzzle, ancora oggi però incompleto. Dichiarazioni che hanno sempre più confermato come nel caso Orlandi fosse pienamente coinvolto il Vaticano.

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