Dagli aerei alla benzina passando per le merendine: tutti gli aumenti in arrivo grazie al Governo Conte II

aumenti benzina

Data ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2019

Nuovi aumenti in arrivo. Il buongiorno si vede dal mottino. I conti non tornano, ma Giuseppe Conte sì. Grazie al trasformismo dei Cinquestelle passati dalla Lega al Pd in un mese, trovando un accordo di programma molto più veloce coi secondi rispetto ai primi. Come se qualcosa già ci fosse nell’aria tra i due partiti, i quali del resto già da luglio avevano trovato una intesa su Ursula von der Leyern. Preparando il terreno per qualcosa di più in futuro.

Ma la sorprendente coppia Pd-M5S sta andando oltre, alleandosi anche in quel di Umbria per le regionali. Il tutto per contrastare l’ascesa di Matteo Salvini. Che grazie a loro ingrasserà ancora di più i consensi. Che truffa questo Movimento pentastellato. Si allea con chi ha criticato e vessato fino a ieri anche in una regione dove la Giunta precedente è stata sciolta a colpi di arresti. Proprio loro, che hanno sempre preferito andare soli alle amministrative.

Ma il conto lo pagheremo noi. Ovviamente. Infatti, in nome di quell’ambiente da tutelare a colpi di tasse sulle abitudini della sempre più esigua classe media, stanno arrivando vari rincari. I quali, secondo i conti del Codacons, costeranno oltre 200 euro l’anno a famiglia. Vediamo tutti gli aumenti in [sta_anchor id=”aerei”]arrivo[/sta_anchor].

Quali sono aumenti in arrivo sui voli

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Come riporta il Codacons, nel mirino dell’ esecutivo ci sono prodotti e servizi potenzialmente dannosi per l’ ambiente e per la salute. A cominciare dalle merendine consumate dai ragazzi. L’idea, partorita dal ministro dell’ Istruzione, Lorenzo Fioramonti, è quella di introdurre una nuova imposta non solo sui dolciumi confezionati ma anche, ad esempio, sulle bibite gassate. Sempre sotto la bandiera della difesa dell’ ambiente, l’ esecutivo potrebbe introdurre una nuova tassa sui voli.

Un modo per colpire gli aerei che bruciano carburante ad alto indice di inquinamento. L’ aumento potrebbe essere di un euro per i voli nazionali e di 1,5 euro per quelli internazionali. Il tutto per recuperare i 3 miliardi di euro necessari per finanziare l’ università e la ricerca.

«Una follia – spara a zero il Codacons – siamo ormai al fanta-fisco. Già oggi l’ Italia è al secondo posto in Europa per numero di tasse applicate sui biglietti aerei, superata solo dalla Gran Bretagna. In alcuni casi, le imposte superano addirittura il costo dei voli stessi».

Anche il liberista Macron ha deciso qualcosa di simile in Francia. Come riporta Webeconomia, sarà prevista una ecotassa che varierà da 1,50 a 18 euro che si applicherà sui biglietti aerei di tutte le compagnie per i voli dalla Francia verso l’estero.

Il nuovo balzello sarà di 1,50 euro per le classi economiche nei voli all’interno dell’Europa e di 9 per le classi più elevate. Per i voli fuori dal Continente la tassa salirà a 3 euro per le classi economiche e 18 euro per quelle più alte.

Saranno esclusi i voli verso la Corsica, i territori francesi d’Oltremare e le corrispondenze aeree.

Oltre alla questione ambientale, però, ci si mette ovviamente anche una ragione finanziaria. Con questa misura, il Governo afferma che entreranno nelle casse dello Stato 182 millioni di euro a partire dal prossimo anno. I quali saranno destinati però a finanziare modalità di trasporto meno inquinanti.

Aumenti per la benzina quali sono

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Ma i danni più pesanti di questi aumenti potrebbero subirli gli automobilisti. La nuova manovra allo studio del governo sui cosiddetti Sad – sigla che sta per Sussidi ambientalmente dannosi – rischia di penalizzare soprattutto i possessori di automobili diesel. Sarebbe prevista una revisione delle attuali accise, che allineerebbe il prezzo del gasolio con quello della super.

Per i 17,3 milioni di possessori di vetture a gasolio il pieno, secondo i calcoli del Codacons, aumenterebbe di 5,15 euro, per una stangata di 130 euro all’ anno.

Non solo famiglie, ad essere penalizzati anche autotrasportatori e agricoltori

Ma a fare le spese del nuovo sistema di tassazione, che penalizza i prodotti più inquinanti, sarebbero gli autotrasportatori, che si vedrebbero ridurre del 10% le tariffe agevolate di cui attualmente dispongono e perfino gli agricoltori, l’ aumento delle imposte riguarderebbe anche il diesel utilizzato nei campi. Per i consumatori la nuova manovra green peserebbe sul portafoglio degli italiana per 2,25 miliardi di euro.

In totale, sussidi dannosi valgono circa 19,3 miliardi di euro all’ anno. La ‘fetta’ su cui il governo vuole incidere è di 5 miliardi, per un prelievo extra, a carico dei consumatori, che si aggirerebbe attorno al 10% della cifra che ora non viene incassata dallo Stato.

A tutto questo occorre aggiungere i costi della cosiddetta ecotassa, entrata in vigore dal primo marzo scorso e che prevede un bonus di 6mila euro per chi acquista un auto elettrica e un malus di 2.500 euro per i modelli tradizionali e più inquinanti. E presto per fare i calcoli ma i produttori prevedono un danno di circa 500 milioni.

Tassa sulle merendine fallimentare ovunque

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Introdurre nuove tasse anziché incentivare l’utilizzo di alternative sane o migliorare l’educazione comportamentale, come riporta Il Giornale secondo un’analisi del ForFreeChoice Institute – Campagne Liberali, un istituto di ricerca che tra gli obiettivi ha quello di difendere la libertà di scelta del cittadino – le tasse di scopo non funzionano, come dimostrano i precedenti.

Nel gennaio 2014 in Messico è stata introdotta un’imposta del 10% sulle bevande zuccherate. Una ricerca dell’Università della North Carolina, l’Istituto Nazionale della Salute Pubblica del Messico and il Centro per la Ricerca sulla Nutrizione e la Salute certificò un calo delle vendite del 6% nel primo anno. Non proprio un effetto positivo dal momento che lo Stato aveva incassato un gettito minore e, allo stesso tempo, aveva penalizzato la piccola e media impresa della distribuzione e vendita al dettaglio.

L’associazione nazionale dei piccoli commercianti messicani, Alianza Nacional de Pequenos Comerciantes (ANPEC), denunciò i danni subiti dalla filiera con un danno economico sensibile per circa 30.000 imprese di piccola dimensione.

In Danimarca, invece, nel 2011, il governo ha introdotto un’imposta universale sugli alimenti con un contenuto di grassi saturi superiore al 2,3%. Risultato? Alcuni danesi hanno cambiato le loro consuetudini acquistando prodotti con meno grassi ma questo ha significato meno entrate.

Molti altri invece iniziarono a fare la spesa nei paesi limitrofi come la Svezia e la Germania e, come sostenuto da Euromonitor, nonostante l’imposta, i consumi crebbero del 6,8% a beneficio di altre nazioni e a scapito dell’economia nazionale. In Danimarca, infatti, l’occupazione nel settore della vendita alimentare è calata di ben 1.300 unità. La tassa fu abbandonata dopo soli 15 mesi, quando le sue conseguenze indesiderate divennero troppo palesi per essere ignorate.

Nel 2014, in Cile, è stata approvata una misura per aumentare le imposte sulle bevande zuccherate. L’aliquota fiscale è stata aumentata dal 13% al 18% per i drink contenenti 6,25 g di zucchero aggiunto ogni 100 ml. Questo ha portato a una riduzione del 21,6% nel consumo delle bevande zuccherate.

Il professore Pietro Paganini, del ForFreeChoice Institute, sostiene che:

Se l’obiettivo della tassa è raccogliere risorse si tratta di una contraddizione. Le imposte di scopo nascono per ridurre i consumi, spesso con obiettivi nutrizionali o ambientali. Ma se diminuiscono i consumi allora avrai anche meno entrate. L’illogicità è evidente. Invitiamo il Ministro a riconsiderare questa proposta e ci auguriamo concentri i suoi sforzi verso una vera ristrutturazione della scuola di cui l’Italia beneficerebbe”.

Temo che gli aumenti siano solo agli inizi. Del resto, da un partito che è arrivato a tassare pure la pipì, non mi aspetto tanto…

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