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Lazio, la Giunta Zingaretti tassa pipì: la strategia della minzione col M5S

Data ultima modifica: 17 Settembre 2019

Possiamo definirlo il patto della minzione. O, parafrasando un fenomeno oscuro della nostra Repubblica, La strategia della minzione.

I media mainstream, le banche, l’Unione Europea, le Borse, sono tutti felici e contenti per il Governo appena nato. Tra i primi provvedimenti che potrebbero arrivare, ce n’è uno che già fa discutere: una sovratassa su bevande gassate e merendine. Al fine di combatterne gli effetti sulla salute.

Un po’ la stessa politica disincentivante utilizzata per sigarette e bevande, ma che non ha certo risolto alcolismo e tabagismo. Anzi, al sud ha finito per incentivare il fenomeno del contrabbando di sigarette, ancora più dannose delle bionde statali. E poi non è detto che si trovi un modo per aggirare il sistema anche per quanto concerne quei prodotti, virando su altri non meno nocivi. A questo punto, meglio bandirli del tutto o dare il consenso alla vendita di quelli che non superano certi parametri o che non contengono certi ingredienti.

La proposta è giunta dal neo Ministro all’istruzione, in quota M5S. Il che non lascia ben sperare visto che il nuovo alleato di governo non scherza quanto a nuove tassazioni: il Partito democratico.

Basta vedere cosa sta facendo nel Lazio, dove il Governatore è proprio il Segretario Nicola Zingaretti. Il quale, fino a poco tempo fa, diceva che non si sarebbe mai alleato coi Cinquestelle. Infatti, una legge regionale sta per introdurre la tassa pipì. Vediamo in che .

Tassa pipì al bar, l’allarme della Codacons

tassa pipì

Come riporta Il Giornale, la proposta di legge regionale numero 37 del 20 giugno 2018 approvata il 9 settembre scorso dalla Commissione Regionale, potrebbe introdurre questa possibilità.

La quarta commissione Bilancio, programmazione economico-finanziaria, partecipazioni regionali, federalismo fiscale, demanio e patrimonio ha infatti dato parere favorevole alla pdl che recita:

“Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell’esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello”.

Gli esercizi commerciali sarebbero quindi autorizzati ad imporre la tassa, ma a una condizione: esporre il costo al pubblico.

Carlo Rienzi ha attaccato la misura:

“Siamo alla follia. L’uso dei bagni è compreso nel servizio reso da bar e ristoranti, e non si capisce perché debba essere messo a pagamento. Una nuova tassa a carico di cittadini e turisti che rischia di creare il caos e che potrebbe essere impugnata nelle opportune sedi”.

Il presidente del Codacons ha ricordato inoltre che

“la pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’uso dei bagni in assenza di pagamenti potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”.

In fondo, bere bevande gassate porta ben presto poi il bisogno di fare pipì. L’alleanza Pd-M5S ha ben pensato di tassare tutto il procedimento.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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