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Zeudi Araya, bellezza di un altro Pianeta

Ripercorriamo la storia di Zeudi Araya, attrice di origini eritree, in voga soprattutto negli anni ’70 per la sua bellezza esotica.

Spesso il Cinema italiano ha utilizzato bellezze esotiche in contrasto con attori occidentali per colorire le trame, renderle più accattivanti e meno banali. Fece la fortuna di diversi registi Zeudi Araya, di origini eritree, figlia di un uomo politico e nipote di un diplomatico di stanza in Italia. A 18 anni divenne Miss Eritrea e a renderla nota fu una pubblicità di un caffè girato a Roma.

La sua filmografia si concentra principalmente negli anni ’70 e relegata alle commedie sexy all’italiana o alle commedie brillanti.

Spesso nelle pellicole veniva particolarmente accentuato il suo aspetto esotico, quasi si trattasse di una bellezza venuta da un altro Pianeta che sconvolge e scuote piccole comunità di provincia.

I suoi tratti somatici erano tipici dell’Africa orientale: occhi intensi, zigomi alti, lineamenti netti più scolpiti che disegnati, fisico statuario, pelle bronzea.

Vogliamo omaggiarla con questo video.

Origini ed esordi

Zeudi Araya nasce a Decamerè – città dell’Eritrea, a sud est di Asmara, che oggi vanta circa 30 mila abitanti, sorta durante la colonizzazione italiana che la rese un fiorente centro industriale – il 10 febbraio 1951. Il suo nome in lingua tigrina significa “corona imperiale“.

Era figlia di un uomo politico e nipote di un ambasciatore etiope a Roma. Acquisì il diploma nel 1969, anno in cui fu eletta Miss Etiopia.

La presenza dello zio diplomatico nella capitale italiana ne facilitò i rapporti con il nostro paese. A Roma fece un provino per girare una pubblicità televisiva per una marca di caffè, “Tazza d’Oro” andò bene e fu messo in onda nel 1972.

La sua presenza bucava lo schermo e non passò inosservata nella patria di Cinecittà. E così il regista Luigi Scattini la scritturò per interpretare il ruolo principale nel suo film “La ragazza dalla pelle di luna“, uscito lo stesso anno. La pellicola, che vedeva anche la presenza di Ugo Pagliai e Bebe Loncar, grazie soprattutto alla sua presenza ammaliante, riscosse un buon successo di pubblico.

Zeudi interpretava il ruolo di Simoa, una ragazza dei Tropici che dapprima rischia di mandare a rotoli il matrimonio di una coppia borghese, con il suo erotismo prorompente, poi ne favorisce il riappacificarsi. Il suo personaggio vive in simbiosi con l’ambiente circostante, lontana dalle convenzioni sociali e immersa in una dimensione quasi primordiale.

Nasce così una stella, sebbene relegata soprattutto a pellicole di Serie B e a basso costo.

La carriera

Nei due anni successivi arriveranno altri 2 film firmati da Luigi Scattini: “La ragazza fuoristrada” (1973) e “Il corpo (1974)”. Lungometraggi trascurabili e sempre incentrati soprattutto sulle curve sinuose della Araya, impreziosite da una carnagione mulatta e dal suo sguardo seducente. Sebbene, ad onor del vero, avessero entrambi un risvolto drammatico che almeno non rende del tutto banali le loro storie.

Sulla stessa falsariga erotico drammatica troviamo “La preda“, regia di Domenico Paolella (1974). E “La peccatrice“, regia di Pier Ludovico Pavoni (1975). Quest’ultima con il bello ma sfortunato Franco Gasparri, Re dei fotoromanzi la cui storia troverete alla fine di questo video.

Gli anni settanta si chiudono con due commedie comico grottesche firmate da Sergio Corbucci: “Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure” (1976), dove interpreta un Venerdì in versione sensuale femminile. E “Giallo napoletano” (1979). Le quali permettono alla bellezza eritrea di lavorare con attori di maggiore spessore: Paolo Villaggio nel primo film, Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Michel Piccoli e Renato Pozzetto nel secondo film.

Tesoromio“, regia di Giulio Paradisi (1979), vede invece scritturati sempre Pozzetto, ma anche Sandra Milo, Johnny Dorelli, Enrico Maria Salerno.

In quegli anni pubblica anche un 45 giri, come facevano spesso le attrici in ascesa, dal titolo: “Oltre l’acqua del fiume, Maryam“.

Il ritiro e altri ruoli

Con l’arrivo degli anni 80, ormai trentenne e convolata a nozze con il produttore cinematografico Franco Cristaldi nel 1982, lui 50 anni, lei 31 anni, dirada di molto le sue apparizioni sul grande schermo. Infatti, compare solo in due pellicole, per quanto comunque di maggiore spessore rispetto a quelle fino a lì interpretate.

“I paladini: storia d’armi e d’amori”, regia di Giacomo Battiato (1983), liberamente ispirato ai poemi cavallereschi “Orlando innamorato” di Matteo Maria Boiardo e “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto. Nonché “Il giorno prima“, regia di Giuliano Montaldo (1987), di stampo thriller fantascientifico.

Rimasta vedova nel 1992, a soli 4 mesi da un aborto spontaneo di una figlia che aspettava, si ritira dalle scene concentrandosi su lavori dietro la macchina da presa.

Fu parte attiva nel lavoro di produzione cinematografica di diverse pellicole per il cinema e la televisione, stando sempre dietro le quinte, mentre la si rivide in televisione nel 2001, intervistata da Daniele Luttazzi, per il programma Satyricon. Il 16 settembre 2015 riapparve di nuovo in TV nel programma Rai “Vita in diretta“, intervistata da Cristina Parodi.

Il 30 giugno 2018 presentò a Bologna, con Giuseppe Tornatore, la versione restaurata in 4K del film “Divorzio all’italiana“, prodotto all’epoca da Cristaldi.

La morte

Zeudi Araya era molto amica dell’attrice Monica Vitti, che le fece anche da testimone di nozze insieme a Federico Fellini, che le faceva disegni con i fiori. In seguito ebbe una relazione con il regista Massimo Spano da cui nacque nel 1996 il suo unico figlio, Michelangelo.

E morta il 24 maggio 2026 all’età di 75 anni, nella sua abitazione di Roma, dopo una lunga malattia non specificata. Sebbene la notizia sia stata resa pubblica dal figlio solo una settimana dopo. I funerali si sono poi svolti in forma privata.

Questo il messaggio che le ha dedicato il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni:

Ci lascia un’attrice che ha rappresentato una stagione del cinema popolare italiano. Zeudi Araya ha contribuito al successo di opere appartenenti al filone erotico, che rappresentò uno dei fenomeni cinematografici degli anni Settanta. Diva capace di reinventarsi produttrice e custode di una memoria preziosa, ha attraversato decenni di storia del nostro schermo lasciando un segno che va ben oltre la leggenda del sex symbol

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