Stipendi fermi a 30 anni fa: ma gli italiani protestano per un gatto

Stipendi fermi a 30 anni fa: ma gli italiani protestano per un gatto

Tra il 1991 e il 2022, infatti, gli stipendi degli italiani sono rimasti fermi, con una crescita trascurabile dell’1%.

E’ davvero sconfortante la “fotografia scattata” dal Rapporto Inapp (Istituto nazionale per l’analisi della politiche pubbliche) ai redditi degli italiani.

Tra il 1991 e il 2022, infatti, gli stipendi degli italiani sono rimasti fermi, con una crescita trascurabile dell’1%. A quanto pare, la “colpa” è legata alla bassa produttività del lavoro, che però è in ogni caso cresciuta di più rispetto ai salari.

Non solo. Negli ultimi anni, la situazione è anche peggiorata: se dopo il 2020 in molti paesi europei si è assistito a una crescita delle paghe dei lavoratori, in Italia si nota una diminuzione. A incidere, in questo caso, sarebbe l’inflazione. Nella distribuzione del reddito emerge una caduta crescente della quota dei salari sul Pil e una crescente quota dei profitti (ormai stabilizzata su valori rispettivamente del 40% e del 60%).

Gli italiani però sembrano non se ne accorgere, se si guarda alle proteste messe in campo in questi anni, a parte l’astensionismo di alcuni e qualche sporadica e controllata manifestazione e qualche sciopero; pure precettato. Tuttavia, si indignano per un gatto ucciso brutalmente: ad Angri, nel Salernitano, c’è stata una fiaccolata in onore di Leone, il gatto morto dopo essere stato scuoiato vivo. Un fatto increscioso, che ha indignato sui Social, giustamente per carità. Ma la povertà dilagante non dovrebbe essere da meno.

Ma come si può ovviare alla situazione degli stipendi? Ecco alcune soluzioni.

Stipendi fermi al 1991: quale soluzione?

Come riporta Il Quotidiano Nazionale, il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda, mette in guardia sulla tenuta a lungo termine di questo modello, che dovrebbe essere sostituito da uno più solido, come il wage-led (basato sui salari); data la crescita della domanda aggregata, che è in grado di alimentare un sentiero di crescita sostenuta.

Un altro passo nella direzione giusta sarebbe l’introduzione del salario minimo, in quanto il sistema delle contrattazioni collettive si sarebbe dimostrato inefficace. Ma il governo Meloni ha già risposto picche.

Queste le parole di Fadda:

In Italia esse non sono state capaci di garantire tra il 1991 e il 2022 quella crescita dei salari reali che nella media dei Paesi dell’Ocse (quelli economicamente “sviluppati”) ha raggiunto il 32,5%

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Pubblicato da Carlo Brigante

Mi definisco un "ribelle" del web

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