Prosek, l’Ue danneggia Prosecco italiano? Come stanno le cose

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L’Unione europea, in un modo o nell’altro, sta danneggiando da anni molti prodotti italiani famosi in tutto il mondo. Quindi agricoltori, allevatori, pescatori. L’ultimo caso portato alla ribalta è quello del mitico Prosecco, esportato con successo all’estero, messo in pericolo dal Prosek croato.

Infatti, il Prosek croato ha ottenuto in questi giorni dalla Commissione europea il via libera alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della UE della domanda di registrazione del proprio marchio. Che per ragioni anche di denominazione rischia di creare confusione con il noto vino italiano.

La situazione è però un po’ più complessa se si va oltre la semplice denominazione.

Cerchiamo di capirne di più.

Prosek cos’è

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Immagine da Wikimedia Commons

Come riporta Wikipedia, il Prošek è un vino dolce da dessert proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia, in Croazia.

È ottenuto da uve da vino appassite con metodo passito. Il Prošek di buona qualità è solitamente molto più costoso in volume rispetto ad altri vini a causa di una media di sette volte più uva necessaria per produrre la stessa quantità di vino.

Sebbene possa variare nella quantità massima, il grado alcolico necessario per essere certificato come un vero vino da dessert deve essere almeno del 15%.

La composizione è tipicamente di Bogdanuša, Maraština e/o Vugava (tutte uve bianche croate autoctone). Con versioni di fascia alta essendo una miscela di uve bianche di base e Plavac Mali (un’uva rossa croata).

Sebbene la parola Prošek suoni simile allo spumante italiano Prosecco non ci sono somiglianze tra i prodotti né per quanto riguarda il metodo di produzione, lo stile né le uve utilizzate. E non c’è alcuna relazione tra le origini dei due nomi.

Tuttavia, proprio per la somiglianza del nome, il primo luglio 2013 l’UE ha vietato l’uso del nome Prošek in tutti i suoi paesi membri. La Croazia ha presentato ricorso, poiché un enologo croato, Andro Tomic, originario di Hvar, ha affermato che il vino ha una storia di “almeno 2000 anni“.

Prosek e Prosecco differenze

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Immagine di SplitShire da Pixabay

Quali sono le differenze tra Prosek e Prosecco? Come riporta Il Corriere della sera, il Prosecco è uno spumante metodo Martinotti declinato per lo più dal brut all’extra dry, bianco e rosato e ottenuto da uve Glera in oltre 600 milioni di bottiglie. Considerando Asolo Docg, Conegliano Valdobbiadene Docg e Prosecco Doc.

Il Prošek, invece, è un vino fermo dai riflessi ambrati e intensi, dolce, simile a un passito. Si abbina principalmente con dessert ed è ottenuto da basse rese dall’appassimento di varietà autoctone: principalmente Bogdanuša, Maraština e Vugava, talvolta con l’aggiunta di Plavac Mali.

Come detto, viene vinificato nella Dalmazia centrale e meridionale in alcune decine di migliaia di bottiglie perlopiù da piccoli produttori, soprattutto nell’isola di Hvar.

L’eurodeputato croato Tonino Picula ha scritto al Commissario Ue assicurando che «non c’è alcuna somiglianza tra i vini, tranne quella di alcune lettere del nome. I viticoltori croati – ha scritto – si sono dimostrati aperti al compromesso aggiungendo l’aggettivo ‘dalmata’».

Ha sottolineato, inoltre, che le accuse di imitazione «sono offensive per la nostra tradizione e per i vignaioli». Anche a livello di volumi di produzione la differenza fra i due vini è abissale.

Le esportazioni imponenti di Prosecco nel mondo

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Foto di Simone_ph da Pixabay

La notizia arriva dopo quella che ha riportato i dati ISTAT diramati da Coldiretti sull’export del Prosecco nel Mondo.

Come riporta QuiFinanza, i dati evidenziano come nei primi sei mesi del 2021 si sia registrato un aumento record delle esportazioni in volume di spumante del 26% ed un aumento più incisivo per il Prosecco del 35%, meglio dei concorrenti Champagne e Cava.

In Italia la più agguerrita è la Lega. Sia perché detiene il dicastero delle Politiche agricole con Centinaio. Sia perché vede nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia le regioni interessate direttamente alla questione, dove a governare sono rispettivamente Luca Zaia (che alle ultime elezioni ha ottenuto un plebiscito. E di fatto è la vera guida del partito, mentre Salvini fa da urlatore in tv per ottenere voti) e Massimo Fredriga (che pure si vede molto in Tv, sosia di Daniele Luttazzi).

In questo caso, considerando la riconoscibilità del marchio Prosecco nel mondo, dubitiamo che il Prosek possa davvero danneggiarlo. Anche per la diversità del prodotto. Inoltre, se davvero si riesce ad accertare l’origine antica della bevanda, non nata quindi per fare un torto alla nostrana, allora ha diritto ad esistere ed essere commercializzata.

2 Risposte a “Prosek, l’Ue danneggia Prosecco italiano? Come stanno le cose”

  1. Non giustifica la richiesta l’affermazione di Andro Tomic che tale vino sia prodotto in loco da duemila anni, anche perché il vino a quei tempi era tutt’altra bevanda rispetto a quella odierna. Vien anche da chiedersi perché abbiano atteso così tanto per registrarne la denominazione.
    Anche il tocai friulano ha dovuto soccombere a favore del tokaj ungherese pur non avendo nulla a spartire se non la similarità del nome. E allora la battaglia fu persa (qualcuno sostiene in cambio di interessi economici); del resto il tocai era noto più che altro in ambito locale e poco o nulla all’estero a differenza del “concorrente” magiaro.
    Forse lo sa, ma Prosecco è il nome di un paesino sopra Trieste che è stato usato dai viticoltori come nome del vino prodotto da uve Glera che continua a chiamarsi così al di fuori delle zone doc e docg.

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