L’inquietante origine del Prodotto interno lordo: il vero scopo per cui fu ideato

L’inquietante origine del Prodotto interno lordo: il vero scopo per cui fu ideato

Il Pil è un aggregato statistico che misura il valore della produzione di beni e servizi finali realizzata all’interno di un Paese.

La definizione più comune di Prodotto interno lordo (PIL) è:

aggregato statistico che misura il valore della produzione di beni e servizi finali realizzata all’interno del Paese nel periodo considerato

Il PIL è oggi l’aggregato più comunemente utilizzato per misurare la dimensione economica di uno Stato.

Tuttavia, le sue origini hanno avuto tutt’altra finalità e il suo utilizzo ancora ne cela l’inquietante natura.

Le vere origini del PIL

Come spiega Andrea Cecchi sul sito di Maurizio Blondet, tutto ha origine con il piano di dominio mondiale del “Banker’s Club” che aveva sede a New York ai primi del 1900. Il quale però si trovò a dover affrontare la grave crisi del ’29.

E così, sorge la necessità di istituzionalizzare la figura dell’economista come consulente dei governi, al fine di suggerire le scelte necessarie per uscire dalla crisi e ridare slancio al paese. Di qui ne derivò la nascita del Prodotto interno lordo, da parte di Simon Kuznets, coadiuvato dal suo allievo Robert Roy Nathan. I quali lavorarono attivamente alla pianificazione della guerra nel 1940/41 dando origine e guidando il War Production Board nel 1942, con le linee guida per la costruzione massiccia dell’industria delle armi attraverso il progetto Victory Program.

Lo stesso attacco di Pearl Harbor suona come la prima bufala di livello internazionale degli Stati Uniti, al fine di poter entrare nella Seconda guerra mondiale. Cosa che fino ad allora non poté fare come imponeva il proprio statuto, dando un aiuto esterno alla Gran Bretagna bypassando il divieto di esportazione di armi grazie al vicino Canada (qui un interessante documentario su ciò).

L’economia americana salvata dalla guerra

Miracolosamente, grazie alla guerra, il prodotto interno lordo americano raddoppió. La disoccupazione passò dal 17.2% al 1.2%. La Germania fu bombardata oltre il necessario per poter studiare il risultato economico al fine statistico ed accademico così come verificabile dal documento governativo del US Government Printing office (The Effects of Strategic Bombing Survey)e dal libro di Burton H. Klein (Harvard University Press) Germany’s Economic Preparations for War.

Gli americani capirono che l’industria bellica era un’ottima panacea alle crisi economiche e ripetettero questa strategia anche in futuro. Si pensi alle guerre in Cambogia e Vietnam, alle tante in Medioriente, a quella in Ucraina oggi.

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Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale.

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