NWANZE, IL RICCO CHE RUBA AI POVERI

Felix Kanayo Nwanze, presidente dell’Ifad (International Fund for Agricultural Development), -l’agenzia dell’Onu che ha come missione quella di sradicare la povertà nel Mondo – ha recentemente varato tagli per 2,5 milioni di dollari al bilancio dell’organizzazione. Ma, al contempo, si è opposto fermamente alla riduzione delle sue straordinarie spese personali, compreso l’affitto di una lussuosissima villa sull’Appia Antica a Roma.

Nei giorni in cui il nigeriano Nwanze si prepara a presentare il rapporto sulla povertà rurale a Londra, riporta Italian Insider – periodico in lingua inglese pubblicato a Roma – funzionari delle Nazioni Unite hanno espresso forti preoccupazioni sui costi della sua villa romana: una casa con parco di due ettari, piscina, palestra, campi da calcio e basket. Non può mancare un garage per ospitare le sue auto, non certo utilitarie: due Bmw, una jeep e una limousine con targhe diplomatiche.
Un funzionario dell’Ufficio di controllo dell’Ifad, riporta ancora Italian insider, afferma che il costo totale della villa e della sua manutenzione, affidata a una squadra di giardinieri, è di circa 400mila euro l’anno. Senza contare la spesa di 197 mila euro per una guardia personale assunta appositamente per Nwanze. Altri funzionari interpellati spiegano poi che le spese sono state suddivise in nove diversi capitoli per farle sembrare più basse. 
Il funzionario dell’Ifad, che parla sotto condizione di restare anonimo e che ora ha lasciato Roma per andare a lavorare all’Onu a New York, ha affermato: «Vado nei campi dove prestiamo ai contadini da 5 a 25 dollari per comprare polli e questo cambia completamente le loro vite (…) Ora questi programmi vengono tagliati mentre lui butta via milioni».

L’ufficio stampa dell’Ifad, interpellato sul costo della villa, replica affermando che le spese per l’affitto sono molto più basse, intorno a 150mila euro e che i 197mila euro spesi per il bodyguard sono una cifra “incorretta”. L’ufficio stampa dell’agenzia dell’Onu ha negato poi anche le insistenti voci secondo cui l’Italia si sia fortemente opposta alle spese negoziate dal presidente dopo la sua elezione lo scorso anno (il posto è retribuito con una indennità di 300mila dollari). «Nessuno ha obiettato», ha detto un portavoce dell’agenzia. «C’è stato dibattito, come sui nostri progetti, ma questo è normale». Avendo un Premier a sua volta benestante, perché l’Italia avrebbe dovuto opporsi?

A quanto pare, un nigeriano che ha avuto la fortuna di “scalare” i vertici della diplomazia internazionale, ha dimenticato molto presto i patimenti del suo popolo e in generale quelli del Terzo Mondo. Ormai vive nello sfarzo, anche se ciò dovesse comportare tagli a persone già ridotte alla fame.

(Fonti: Il Messaggero, Tg1)

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