La banca vi nega la carta? Il microchip è solo una scusa

La banca vi nega la carta? Il microchip è solo una scusa

In un mondo altamente tecnologizzato, basta un minimo intoppo per mandare tutto il sistema in crisi. Come la crisi dei microchip, che sta già mandando in tilt automobili, tecnologia e telefonia. Con pesanti ritardi nelle consegne nei prodotti. Una situazione che potrebbe tornare alla normalità solo nel 2025.

Nel frattempo, anche le banche negano l’emissione delle carte ai propri clienti. Dalle nuove emissioni ai rinnovi. Che si tratti di carte di credito, debito o prepagate. I quali, dunque, possono riscontrare non poche difficoltà per quanto concerne i prelievi ai sempre meno bancomat o le “strisciate” ai Pos nei negozi fisici.

Che i microchip siano solo una scusa per i ritardi delle consegne delle carte e si tratta in realtà di un piano preciso?

Ritardi delle consegne delle carte dalle banche non è solo colpa dei microchip?

Ne ha parlato sul proprio blog sul Fatto quotidiano Vincenzo Imperatore, Consulente di direzione, giornalista e saggista. Rispetto a 5 anni fa, i tempi di consegna dei microchip utili per i sistemi di sicurezza bancaria informatica si sono allungati fino a toccare le 52 settimane, contro le 27 del periodo pre-pandemia.

Per ovviare a questo problema, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha approvato il “Chip act“. Si tratta di un investimento tra i 43 e i 45 miliardi di euro per la produzione europea di semiconduttori. Mentre il governo italiano ha messo a disposizione delle imprese produttrici di microchip fondi per oltre 700 milioni di euro, in modo da “incentivare la ricerca e l’innovazione sul settore anche in Italia e in Europa”.

Il sospetto però è che le banche ci stiano marciando per non emettere carte ai propri clienti. Soprattutto la carta di debito, grazie alla quale il titolare acquista oggi e paga tra un mese. Ma se tra un mese non ha i soldi, quel credito potrebbe diventare un Npl (non performing loan). E di questi tempi è un rischio concreto.

Crisi microchip e ritardi carte: le banche spingono per altri tipi

Le banche stanno spingendo i propri clienti verso altri tipi di carte, come la carta revolving e la carta Buy now pay later.

  1. Carta revolving: come spiega sempre Imperatore su Il fatto quotidiano, il cliente ha a disposizione una somma di denaro da utilizzare a piacere, in un’unica volta o in più occasioni, che può restituire con comodi rimborsi mensili. Quando la usa la sua disponibilità diminuisce, ma si ripristina automaticamente a ogni rimborso di rata. Ogni rata comprende una quota capitale e una quota interessi. La quota capitale va a ripristinare il credito disponibile ma la quota interessi, per effetto di un perverso meccanismo moltiplicatore mensile (e non annuale), determina una spirale difficile da controllare. Così il suo credito non si esaurisce e lui puoi contare sempre su una riserva di denaro che è come una droga per chi deve affrontare con difficoltà le ordinarie spese quotidiane. La “ricostituzione” continua del credito disponibile con rimborsi minimi mensili (mediamente tra il 3% e il 5% della linea di credito concessa) e gli eventuali nuovi utilizzi comportano una durata non predeterminata del finanziamento ma la rata non cambia. Insomma, non si finisce mai di pagare
  2. Buy Now Pay Later: nel secondo caso, sempre come riferisce Vincenzo Imperatore su Il fatto quotidiano, consente ai consumatori di ripartire in più rate (solitamente tre o quattro) i propri acquisti in negozio e online e che risulta più conveniente rispetto ai tradizionali strumenti di credito (anche della similare e micidiale carta di credito revolving) poiché in molti casi non prevede l’applicazione di tassi d’interesse (se il commerciante decide di sostenere quella spesa per conto dei suoi clienti), non impatta il credit scoring del consumatore né richiede il superamento di controlli stringenti del proprio merito creditizio

Dunque, questi due tipi di carte creano un sistema immorale: nel primo caso di un debito eterno, che scontiamo continuamente. Nel secondo caso, ci spinge ad acquisti impulsivi, che fanno un favore al consumismo sfrenato.

Le carte di debito pure fanno il gioco delle banche, perché se non hai credito, l’acquisto ti viene subito bloccato. Inoltre, se la banca non la concede al suo cliente, egli non può fare nulla e il denaro resta intatto.

Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che si sta letteralmente criminalizzando l’uso del contante, riducendo i bancomat, così come il contante disponibile (fenomeno a quanto pare molto frequente alle Poste, dove si esaurisce presto) e spingendo le persone all’uso delle carte (appunto limitato), l’imbroglio è completo.

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