Tragedia di Mestre conferma pericolosità dei veicoli elettrici

Tragedia di Mestre conferma pericolosità dei veicoli elettrici

Nella tragedia del bus di Mestre è emerso che le batterie hanno preso fuoco con l’impatto rendendo le operazioni di rimozione lunghe e complesse.

Ventuno morti e 15 feriti: è questo il bilancio della tragedia accaduta ieri sera intorno alle 20 a Mestre, in provincia di Venezia, dove un autobus è precipitato. Tra le vittime anche purtroppo dei minorenni. Ora si indaga sulla tenuta del guard rail che forse non era del tutto a norma, oltre alla reale causa della manovra irregolare dell’autista, un uomo di 40 anni, dicono esperto e coscienzioso nel suo lavoro. Probabilmente si è trattato di un malore o di un colpo di sonno.

Ma a tenere banco è ancora una volta anche la pericolosità dei veicoli elettrici, che prendono fuoco facilmente. Come ha spiegato il comandante dei vigili di Venezia Mauro Luongo:

Le batterie hanno preso fuoco con l’impatto (…) Purtroppo le batterie presentano una criticità quando sono calde, per questo le operazioni di rimozione sono state lunghe e complesse

Il procuratore di Mestre Bruno Cherchi ha confermato queste dichiarazioni, aggiungendo che

non risultano particolari fiamme o un incendio in senso tecnico del bus precipitato, ma che c’è stata una fuoriuscita di gas dalle batterie di litio su cui stiamo facendo accertamenti

Il bus di Mestre era elettrico

Il veicolo precipitato dal cavalcavia di Mestre è infatti un modello E-12 della compagnia cinese Yutong, leader nel settore dei veicoli elettrici. Il bus aveva propulsione esclusivamente elettrica e disponeva di un’autonomia di 400 chilometri grazie ai 350 chilowatt forniti dai pacchi di batterie posizionati sul tetto. Proprio per una questione di sicurezza.

Oltre, a ciò, un’altra misura di sicurezza presa da Yutong è il fatto che si possono disconnettere rapidamente i collegamenti guasti, anche in caso di sovraccarico esterno. Inoltre, i pacchi risultano essere protetti da una “struttura a sandwich” sviluppata dalla stessa Yutong, capace di resistere a temperature fino ai 1.300°C per due ore.

Tuttavia, resta il fatto che proprio le batterie abbiano reso complicati i soccorsi. Inoltre, le indagini stabiliranno, si spera, se le caratteristiche dell’E-12 esposte dal colosso cinese siano corrispondenti alla realtà.

Infine, c’è il sospetto che le proprio le grandi batteria sul tetto abbiano contributo al suo ribaltamento. Le batterie poste sul tetto pesano ben tre (3) tonnellate. Mentre un bus a gasolio ha il peso maggiore nel gruppo motore, quindi ha il baricentro basso, i bus elettrici hanno il baricentro assurdamente alto, anzi altissimo. Considerando pure il fatto che il motore elettrico è notevolmente più piccolo e leggero di un Diesel, dunque non controbilancia a sufficienza il peso delle batterie. Inutile quindi incolpare un guard rail, il quale essendo per natura basso, non può frenare un grosso mezzo che ha 3 tonnellate ad almeno tre metri in alto.

Tutto ciò conferma limiti e pericoli dei veicoli elettrici, anche in caso di piogge, come abbiamo dimostrato qui, senza contare il fatto che inquinino ugualmente.

Fonti:

Il Giornale

Maurizio Blondet

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Riepilogo dell'articolo

Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale.

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