Ripercorriamo la storia dell’attrice Marisa Mell, bellezza travolgente molto attiva tra gli anni ’60 e ’70. Dalla vita piuttosto tormentata.
Il Mondo del Cinema, anche quello italiano, è ricco di storie di attrici dalla bellezza travolgente, ma dalla vita privata sfortunata. In questa sede vogliamo raccontare quella di Marisa Mell, al secolo Marlies Theres Moitzi, nata in Austria nel 1939 e ivi deceduta a soli 53 anni.
Nel mezzo, una carriera in forte ascesa con tantissimi film di generi diversi e anche modella per riviste destinate agli adulti. Nonché una vita mondana piuttosto attiva, nella cosiddetta Dolce vita romana. Ma anche tanta sfortuna.
Ripercorriamo la sua storia.
La storia di Marisa Mell
Marisa Mell nasce a Graz, città nel sud est austriaco ai confini con l’attuale Ungheria e Slovenia, il 24 febbraio 1939. Il vero nome era Marlies Theres Moitzi e si trasferì con la famiglia nella capitale Vienna, che di fatto gli offrì maggiori possibilità per formarsi nella sua maggiore passione: quella di attrice.
Frequenta così la prestigiosa accademia artistica Max Reinhardt Seminar e inizia giovanissima a recitare a teatro, esordendo a soli 15 anni.
La sua innata capacità di attrice era impreziosita da una bellezza mozzafiato, travolgente. Occhi verdi, lineamenti del viso scolpiti, lunghi capelli corvini, fisico avvenente. Non a caso, il mondo del Cinema si accorse presto di lei, in particolar modo quello tedesco. E così a soli vent’anni esordisce nel film “Ragazze per l’oriente“, per la regia di Wolfgang Gluck (1959).
Poi arriveranno: “Il bravo soldato Schwejk“, regia di Axel von Ambesser (1960). E “L’enigma dell’orchidea rossa“, regia di Helmuth Ashley (1962). Tutte pellicole di stampo spionistico poliziesco. Del resto, il suo aspetto che gli conferiva un’aurea di donna avvenente e misteriosa, ben si prestava al genere. Inoltre, ebbe un esordio subito con ruoli da protagonista, benché fosse un esordiente.
Il grave incidente
Dopo le prime esperienze tedesche, si trasferisce in Francia dove è scritturata per il film “Pepe francese“, regia di Ken Russell (1964).
Tuttavia, l’anno precedente è vittima di un grave incidente automobilistico, che le fece quasi perdere l’uso dell’occhio destro e le deturpò il viso. Furono necessari svariati interventi di chirurgia plastica ricostruttiva per ridonarle l’aspetto precedente.
Per sei ore rimase totalmente incosciente, inconsapevole di aver quasi perso l’occhio destro. La deturpazione si estese anche al suo labbro. Dopo due anni di chirurgia plastica, non rimase alcun danno evidente sul suo viso, a eccezione di una piccola cicatrice sul labbro superiore destro.
I film con Marisa Mell
Pur non abbandonando mai definitivamente il cinema francese e tedesco, e con una parentesi anche nel cinema britannico con il film “50 mila sterline per tradire (Masquerade)“, regia di Basil Dearden (1965), è in Italia che vive la migliore stagione della sua carriera.
A volerla per prima è il maestro Mario Monicelli, nel film “Casanova 70“, una commedia brillante del 1965 con un cast d’eccezione. Dove figurano Marcello Mastroianni, Virna Lisi, Michèle Mercier, Enrico Maria Salerno. Qui Marisa Mell interpreta la conturbante Thelma.
Tra i ruoli più significativi interpretati negli anni ’60 si ricorda quello di Eva Kant nella prima trasposizione cinematografica di un fumetto italiano di grande successo: “Diabolik”. Diretto da Mario Bava, uscito nel 1968 e che vede l’attore statunitense John Phillip Law nei panni neri dell’enigmatico Diabolik, personaggio nato dalla matita delle sorelle Angela e Luciana Giussani.
In quel periodo e nel corso del decennio successivo è anche tra le protagoniste della “Dolce vita romana“. Tanto da meritarsi l’appellativo di “walkiria di Via Veneto“. Celeberrima fu la relazione sentimentale con il controverso attore Helmut Berger, anch’egli di origine austriaca, che legherà il meglio della sua carriera alla cosiddetta “trilogia tedesca” di Luchino Visconti.
Non a caso, dopo la morte del grande regista, Berger vivrà una forte crisi professionale che sfocerà anche in una forte depressione e una vita sregolata. Al punto da riuscirsi a riprendere solo nei primi anni 90, grazie alla musica. Figura infatti in un videoclip di un brano della grande Pop star Madonna.
I due recitarono insieme ne “La belva col mitra” (1977) di Sergio Grieco, con, tra gli altri, Anthony Perkins. Attore famoso per il ruolo di Norman Bates in Psycho.
Sempre in merito alla Dolce vita, con Pier Luigi Torri frequentava il locale «Number One» all’epoca al centro delle cronache. Un’altra relazione che gli viene attribuita è con Alain Delon.
Negli anni ’70 partecipa principalmente in Polizieschi all’italiana e Spaghetti western, mentre dalla seconda metà del decennio viene anche lei coinvolta nel genere Commedia sexy all’italiana. Tra i ruoli più iconici, quello di una moglie benestante che tratta con autorità il marito, interpretato da Renzo Montagnani: “La liceale al mare con l’amica di papà“, del 1980, diretto da Marino Girolami.
La sua bellezza sarà immortalata anche dalle riviste destinate a un pubblico adulto, tra cui Plei boi.
Dopo una pausa di 7 anni la si rivede nel trascurabile “Sensazioni d’amore“, regia di Ninì Grassia (1990). E in “Ai lov Vienna“, regia di Houchang Allahyari (1991), premiato al festival di Well in alta Austria. Come vedremo, il suo canto del cigno.
Marisa Mell come è morta?
Marisa Mell muore a soli 53 anni il 16 maggio 1992 presso l’ospedale di Vienna «Wilhelminer Spital», presso il quale, da alcune settimane era ricoverata per un male incurabile alla tiroide. Fino all’ultimo, con grande forza d’animo l’attrice aveva reagito alle cure.
Pochi giorni prima, in un’intervista rilasciata dalla sua camera d’ospedale:
E’ vero, ho un cancro alla gola, ma intendo tornare a lavorare il più in fretta possibile. Questo periodo della mia vita lo dedico ai medici, ma presto mi rimetterò in piena forma e mi dedicherò di nuovo al lavoro
Il male ha avuto però ragione della sua pur forte fibra.
Preda anche di abusi di alcol e droghe, negli ultimi anni, sparita dai radar del Cinema nostrano e straniero, si guadagnava da vivere in teatrini di periferia leggendo poesie. Sperando che qualcuno ancora si ricordasse dei tempi migliori. Forse, per lei, neanche poi così felici.