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Limite numero stranieri per classe: Meloni insegue Vannacci

Ecco perché il limite del numero di stranieri per classe appare inutile se confrontato con la realtà della scuola italiana.

Dinanzi alla platea dei giovani del suo partito, la Premier Giorgia Meloni ha annunciato la volontà del Governo che rappresenta di voler rendere vincolante a scuola il limite del 30% di studenti stranieri per classe.

Una misura che appare palesemente un modo per rincorrere il Generale Vannacci, il cui partito, Futuro Nazionale, viene dato al 7% da diversi sondaggi piuttosto attendibili (per quando poi alla fine raramente ci azzeccano). Voti che vengono erosi principalmente a Fratelli d’Italia e Lega, ma che pescano anche tra coloro che a votare non ci vanno più o che sono delusi da altre formazioni propostesi come nuove e anti-sistema (leggi Movimento cinque stelle).

Pertanto, i partiti di destra della maggioranza cercano di riscaldare i cuori del proprio elettorato con provvedimenti spot relativi all’immigrazione e alla protezione dell’interesse nazionale, onde evitare che si rivolga altrove.

Del resto, in tempi di crisi economica e di incertezza sul futuro, prendersela con gli immigrati è la soluzione più semplice. La drammatica storia del secolo scorso ce l’ha insegnato.

Ma torniamo al limite degli stranieri per classe e vediamo perché la realtà non lo rende necessario.

Limite degli stranieri per classe: perché è una misura inutile

Partiamo col dire che questo limite già esiste: la Circolare Ministeriale n. 2 del 2010 (la cosiddetta “Circolare Gelmini”) prescrive da oltre quindici anni che gli studenti con cittadinanza non italiana per classe non debbano superare il 30% del totale degli alunni. Sebbene poi garantisca una flessibilità organizzativa ai dirigenti, mentre il governo Meloni vuole renderlo vincolante.

Poi c’è la realtà. La maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana è infatti costituita dalle seconde generazioni: ben 598.745 alunni, pari al 65,4% del totale (quasi due su tre), sono nati e cresciuti in Italia. Ciò significa che si tratta di bambini e ragazzi scolarizzati fin dai primi anni di vita nel nostro Paese, che quasi sempre parlano perfettamente l’italiano come lingua madre e non incontrano ostacoli linguistici nell’apprendimento.

Dunque, escludendo dal calcolo delle classi sopra la soglia del 30% le seconde generazioni, conteggiando unicamente gli alunni stranieri nati all’estero, la percentuale delle classi critiche crolla ad appena lo 0,6% su scala nazionale. Ed ecco che i numeri crollano: la quota di aule oltre il limite scende dal 12,4% allo 0,6% nella primaria, dal 7,0% allo 0,2% nella scuola media e dal 3,5% allo 0,8% nelle superiori.

C’è infine la questione territoriale. Il problema, se così lo si può definire, riguarda il Nord, visto che oltre il 63,8% degli studenti con cittadinanza non italiana frequenta plessi situati nelle regioni settentrionali. Il dato scende di ben oltre la metà (23,3%) nel Centro e di appena l’11,5% al Sud e nelle Isole.

In testa troviamo la Lombardia con il 16,8% delle aule, seguita dall’Emilia-Romagna con il 15,6% di classi totali.

Fonte:

RaiNews

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Pubblicato da Carlo Brigante

Mi definisco un "ribelle" del web. Per contatti e collaborazioni: luca.scialo81@gmail.com

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