La lunga notte, la ridicola fiction Rai sulla destituzione di Mussolini

La lunga notte, la ridicola fiction Rai sulla destituzione di Mussolini

La Lunga Notte è una Miniserie di 3 puntate in onda su Raiuno sulla destituzione di Mussolini. Ecco cosa non va

La Lunga Notte è la Fiction dedicata agli ultimi giorni di potere di Benito Mussolini, quando il Gran Consiglio del Fascismo, tra il 24 e 25 luglio del 1943, votò la sfiducia al Duce.

Un fatto storico atipico per una dittatura, visto che solitamente il Capo al potere è indiscusso e rimosso dal proprio ruolo solo con la forza, per proprie dimissioni volontarie (cosa assai rara) o per morte naturale. Dunque, il Fascismo mantenne una cornice in qualche modo democratica sebbene il contenuto fosse autoritario.

Tornando a La Lunga Notte, la Fiction è diretta da Giacomo Campiotti e prodotta da Luca Barbareschi, che finalmente da qualche anno si sta prendendo lo spazio che merita sulle reti pubbliche dopo il defenestramento per opera dei governi a guida Pd.

Tuttavia, sono molte le cose che non vanno in questa miniserie di 3 puntate e le riporto di seguito.

Critiche alla Fiction La Lunga Notte

Mussolini è interpretato da Duccio Camerini, che lo fa apparire più un arzillo vecchietto da bocciofila che un uomo fisicamente prestante come era Benito. Inoltre, sembra un uomo vittima di una donna travolgente, che sembra prendere le decisioni per lui, ovvero Claretta Petacci. Interpretata da una fin troppo avvenente Martina Stella. Dino Grandi è interpretato dal discretamente bravo (almeno per prodotti televisivi per un pubblico poco esigente) Alessio Boni.

Insomma, gli attori sono eccessivamente caricaturali, pregni di stereotipi.

Cosa dire poi della fotografia, troppo caricata per fornire alle immagini un effetto patinato e plasticato, dunque innaturale, fino ad assediare ogni scena, ogni inquadratura. Il risultato finale, come sottolinea Wired, è dato da

scene autocompiaciute attaccate l’una all’altra, senza che vi sia stata alcuna volontà di cercare un briciolo di coerenza

A peggiorare il tutto, delle lunghe pause melodrammatiche, che caricano ancora di più le scene.

Rai rimasta agli sceneggiati anni 60

Una serie che appare dunque anacronistica, da sceneggiato Rai anni ’60 e ’70, di quelli che allora avevano un senso perché il pubblico era più elementare e meno alfabetizzato alle serie e in senso stretto. Dato che la Rai ha per i primi decenni del dopoguerra fornito un importante servizio di educazione culturale.

Ma oggi, nell’epoca delle piattaforme streaming dai prodotti incredibili (in testa Netflix) una serie del genere è qualcosa di ridicolo. La Lunga Notte sembra più quella della Rai.

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