Italia 90, trent’anni fa il Mondiale che chiuse il Secolo breve

italia 90 mascotte

L’8 giugno 1990 si tenne a Roma la finale del Mondiale di calcio Italia 90. Disputatosi appunto nel nostro Paese. Italia 90 si concluse con la Germania Ovest che batté l’Argentina per 1-0.

Qualcuno l’ha definita “l’ultima estate in cui siamo stati felici”. Forse alludendo alla fine di una era, nella quale l’economia ancora reggeva, avevamo sovranità nazionale, c’era spensieratezza. Strascichi dei più onirici anni ‘80, che stavano ormai cedendo il passo ai graffianti anni ‘90.

Era anche la fine del cosiddetto Secolo breve. Così come lo definì lo storico britannico Eric Hobsbawm, chiamando così il ‘900 in quanto la sua continuità storica si strinse tra il 1914 e il 1991.

Divisa però in 3 fasi: la prima, tragica, delle due guerre mondiali. La seconda, quella della crescita economica, dal dopoguerra alla crisi petrolifera del 1973. Infine, quella successiva fino al crollo dell’Unione sovietica.

Ecco come Italia 90 è stata l’ultima testimonianza di una era.

Italia 90 paesi partecipanti che non ci sono più

urss italia 90

Il Mondo di lì a poco sarebbe cambiato radicalmente, complice la fine del comunismo e la supremazia del capitalismo come modello economico e sociale. Con gli Usa che avrebbero cambiato nemico da fronteggiare: dal comunismo all’islamismo. Per poi cedere il posto, negli ultimi anni, alla Cina.

A quel Mondiale hanno partecipato per l’ultima volta l’URSS, che nel 1992 divenne CSI (Comunità degli Stati Indipendenti, più semplicemente nota come Russia).

Il crollo del comunismo – identificato con il crollo del Muro di Berlino dell’89 – portò alla trasformazione di altri stati partecipanti.

Come la Romania, che sotto Ceausescu ancora vantava un certo sovranismo e controllo delle proprie materie prime (su tutte petrolio e Uranio). Ma che con la sua destituzione, è passata alla mercé di multinazionali straniere. Tanto che molti rumeni rimpiangono il vecchio statista.

Oppure la Cecoslovacchia, stato che si dividerò in 2 parti: Repubblica Ceca e Slovacchia (alle quali occorre aggiungere Rutenia subcarpatica, oggi in Ucraina). La Cecoslovacchia nacque alla fine della Prima guerra mondiale, per effetto della dissoluzione dell’impero austro-ungarico.

Come riporta Wikipedia, il territorio comprendeva alcune delle regioni più industrializzate del precedente Impero austro-ungarico. E dell’intera Europa, con un tasso di occupati nell’industria che raggiungeva il 40%.

Ma, evidentemente, al grande capitale conveniva spartirlo, per specularci meglio.

Infine, si ricuciva anche il cuore dell’Europa: la Germania. Paese fino a quel momento diviso disumanamente in Est ed Ovest. La Germania divenne grande protagonista della nascita dell’Unione europea, tanto da creare un organismo sovranazionale che servisse appieno i suoi interessi. Rendendola una potenza mondiale.

Altro Stato che di lì a poco sarebbe cambiato è la Jugoslavia, che dall’anno successivo e per tutti gli anni ‘90, conobbe una drammatica guerra che portò alla sua disgregazione in tanti Stati.

Una guerra ufficialmente mossa per ragioni etniche e religiose, fino a qualche anno prima ben soppresse dall’autoritario Maresciallo Tito. Che portò la Jugoslavia all’indipendenza ideologica nella contesa tra Unione Sovietica e Usa, rendendola un importante figura internazionale (certo, aveva anche i suoi bei vizietti privati, come tutti i dittatori).

Ma fu solo una scusa di facciata: dietro c’erano i soliti interessi economici, delle solite grandi famiglie finanziarie. Come i Rothschild e i Rockefeller.

Ultimo atto della guerra dei Balcani fu in Kosovo. Paese che faceva comodo per il passaggio del gasdotto dall’Asia ai paesi del Mediterraneo. Guerra alla quale partecipammo anche noi. Con il Governo D’Alema che concesse le basi militari per alcune operazioni militari da parte della Nato.

Malgrado il fatto che la Costituzione italiana ripudi la guerra. Ma è “la più bella del Mondo” solo quanto conviene.

Italia 90, anche il nostro Paese sarebbe cambiato di lì a breve

italia 90 mascotte

Ma non solo il Mondo, anche l’Italia sarebbe profondamente cambiata da lì a breve. Soprattutto dal 1992, quando fummo colpiti dalla speculazione finanziaria di George Soros, i vecchi partiti furono spazzati via dalla storia (Pci e Msi) e dalle inchieste giudiziarie (Dc e Psi) e nacque il tombale Trattato di Maastricht.

Il nostro Paese restò sotto l’influenza americana, ma cominciò ad essere soggiogato anche dagli interessi della grande finanza. E al soldo dei diktat tedeschi.

Abbiamo perso gradualmente sovranità nazionale, passando dall’essere testa del Mediterraneo a coda dell’Europa.

Governi di centro-sinistra e di centro-destra, con nomi nuovi ma volti vecchi, si sono susseguiti. Applicando politiche neoliberiste. Sulla scia dell’illusione del capitalismo come via alla felicità.

La stessa Italia ‘90 fu una grande occasione di tangenti e mazzette. Con stadi incompleti, infrastrutture mai realmente realizzate.

Penultima tappa del calcio di una volta

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In generale, anche il calcio sarebbe cambiato da lì a breve. A livello mondiale, però, in realtà fu Usa ‘94 l’ultima fermata del calcio. Con l’apparizione ancora di calciatori pittoreschi, sovrappeso o magrissimi, con capigliature improbabili e colpi di genio folli.

Figure che lasceranno il posto a fotomodelli, fisicamente fatti con lo stampino, asserviti alle imposizioni della moda, delle pubblicità e delle maglie attillate.

La stessa fruizione del calcio cambierà. Il Mondiale resterà ancora in chiaro, ma arriverà l’epoca della Tv a pagamento. E lo stesso Mondiale, seppur in anni più recenti, è stato perso dal fu servizio pubblico.

Se presi dalla nostalgia vi state chiedendo che fine abbiano fatto i nazionali italiani che parteciparono a quell’avventura, qui potete leggere il deludente elenco.

Infine, sempre appannaggio della nostalgia, lascio il mitico inno cantato dal duo Nannini-Bennato: Notti magiche.


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