IL GOVERNO MONTI PERSEGUITA FAMIGLIE E COMMERCIANTI MA NON TOCCA I CAPITALI IN SVIZZERA

IL GOVERNO MONTI PERSEGUITA FAMIGLIE E COMMERCIANTI MA NON TOCCA I CAPITALI IN SVIZZERA

SECONDO UNA STIMA SAREBBERO 150 MILIARDI, DI CUI 50 TOCCHEREBBERO ALL’ITALIA. ALTRI PAESI HANNO GIA’ ACCORDATO IL RIENTRO
Tramite i suoi due “bracci armati”, Equitalia e Guardia di Finanza, la Ragioneria generale dello Stato sta prelevando fino all’ultimo centesimo ciò che gli spetta da famiglie e commercianti al dettaglio, ma poi non prende accordi con la Svizzera per un rientro dei capitali italiani che ivi giacciono.
Gran Bretagna, Germania e Austria già hanno preso accordi con il Paese della cioccolata e degli orologini precisi, e nel 2013 raccoglieranno congrui frutti. Il Governo Monti invece nicchia. Eppure di miliardi ne rientrerebbero.

QUANTO RIENTREREBBE E COSA HANNO FATTO GLI ALTRI PAESI – Nelle casse delle banche svizzere si stima ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani e lo Stato potrebbe prendersene fino a 50. Ma al governo non sembrano interessare.
“Full compliance”, piena conformità. È questa l’espressione che toglie ogni alibi al governo Monti. Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Šemeta, spiega ai giornalisti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario. Il 13 aprile l’Austria firma l’accordo con la Svizzera. Funziona così: nei forzieri elvetici ci sono almeno 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione. I residenti austriaci titolari dei conti o i beneficiari dei trust e degli altri strumenti giuridici per nascondere le tracce, se vogliono mantenere i loro capitali in Svizzera dovranno pagare una sanzione una tantum del 30 per cento, modulata poi a seconda della durata dei depositi, che può nella pratica oscillare tra il 15 e il 38 per cento. È una specie di condono fiscale, è vero, ma di entità ben diversa da quel 5 per cento applicato da Giulio Tremonti ai suoi tempi. E soprattutto gli effetti continuano: tutti i proventi dei capitali e degli altri strumenti finanziari (dai dividendi ai capital gain) saranno tassati al 25 per cento ogni anno. La Svizzera si accolla il ruolo di esattore per conto dell’Austria e in cambio conserva il segreto bancario, l’unico vero strumento che le è rimasto per attirare i capitali nel Paese (visto che spesso derivano da evasione fiscale o altre pratiche illecite). Il governo di Berna si trova infatti sotto pressione, soprattutto dagli Stati Uniti, per rivelare i segreti dei conti bancari (celebre il caso di Ubs, che è stata costretta a farlo, in piccola parte).
Preferisce quindi agire da sostituto d’imposta, ma tenere un po’ di riservatezza. Da mesi ci sono trattative tra Berna, la Germania e la Gran Bretagna che hanno raggiunto accordi simili. L’applicazione si stava complicando perché la Commissione europea temeva gli effetti distorsivi di provvedimenti che, di fatto, sanano le posizioni illecite del passato. “Ma si è trovato un escamotage, i pagamenti una tantum vengono presentati come l’acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i 27 Paesi Ue che il commissario Šemeta continua ad auspicare”, spiega Rita Castellani, una delle animatrici dell’iniziativa “Operazione Guardie Svizzere” per fare pressione sul governo italiano. In Germania la Spd, il partito socialdemocratico, si è opposta all’accordo negoziato dal governo di Angela Merkel e ha ottenuto condizioni ancora più punitive per gli evasori: un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento (invece che tra il 19 e il 34) e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco. Le associazioni dei contribuenti in Germania, all’inizio scettiche, ora sono entusiaste della formulazione dell’accordo e chiedono la sua immediata applicazione. I l flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013.
QUANTO HA RECUPERATO LA GDF NEI PRIMI 4 MESI DEL 2012 – Sei miliardi di euro di evasione fiscale in quattro mesi. Con 2.192 evasori totali scoperti. Sono i dati di questa prima parte del 2012 presentati dalla Guardia di Finanza, relativi a tutto il territorio nazionale. In materia di Iva, le Fiamme Gialle hanno scoperto 650 milioni di euro non dichiarati. Le persone denunciate all’autorità giudiziaria sono  853, che non avevano presentato la dichiarazione, e altre 530 per occultamento o distruzione della contabilità.
I controlli hanno interessato tutte le regioni italiane e rientrano in quella che il comandante della Gdf Nino Di Paolo ha più volte definito una “lotta sistematica e decisa all’evasione fiscale”.
I 2.192 evasori totali sono accomunati dal fatto di non aver presentato per almeno un anno la dichiarazione dei redditi. Invisibili per il Fisco, in molti casi si concedevano un elevato tenore di vita con macchine di grossa cilindrata, ville e sostanziosi patrimoni accumulati. I maggiori ‘picchi’ di evasione, riferisce in una nota la Guardia di finanza, sono stati riscontrati nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (quasi il 25% del totale), delle costruzioni edili (circa il 22%), delle attività manifatturiere (11), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (5,7) e delle attivita’ di alloggio e ristorazione (5,5).
Per carità, il lavoro messo in campo attraverso l’operazione SERPICO, mediante la quale, attraverso un complesso sistema informatico si stanno sgamando le attività commerciali non in regola col fisco, è encomiabile e sta portando frutti notevoli. Ma bisogna pure mettere le mani sui grandi capitali.
Non lo speravamo dal Governo Berlusconi, che dai grandi evasori attingeva voti e simpatie. Ma quanto meno dal Governo dei professori sì, essendo tecnici e non politici, e dunque non certo a caccia di voti e simpatie da parte di questa o quella classe sociale. Di sicuro si è già guadagnato le antipatie della classe media, sottoposta ulteriormente a una dose massiccia di tasse; e lo dimostra il fatto che la fiducia verso Monti e co. era a dicembre all’80% ed ora è al 40%. Destinata a calare ancora dopo l’estate, tra nuovi rincari e il ritorno della tassa sulla casa.

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